Terzo mandato, il caso Zaia spacca la destra. Ciriani: “Non è eterno”. Lui: “Come san Sebastiano”
di Tommaso CiriacoRoma — Battaglia, anche se cercando di non mettere in crisi il governo. Matteo Salvini invita i suoi uomini a esporsi a favore di Luca Zaia. Non ha alternative: il pressing dei veneti è forte e il vicepremier ha bisogno del sostegno del partito in quella Regione anche in vista delle Europee. E poi, non può mostrarsi talmente irrilevante da lasciare a Giorgia Meloni anche la culla del leghismo. Chiede dunque ai suoi big di andare in tv a portare avanti le ragioni del terzo mandato. Loro eseguono, mettendosi in scia della minaccia consegnata da Edoardo Rixi a Repubblica: il governatore uscente sarà comunque in campo, anche a costo di sfidare il meloniano Luca De Carlo. Un’offensiva che provoca uno scontro finora inedito nell’era della destra. Sottotraccia, però, i pontieri provano almeno a rimandare la conta sull’emendamento padano presentato al Senato: l’effetto di una frantumazione sarebbe deflagrante, anche perché Movimento e Pd non parteciperanno al voto. Nel frattempo, emissari gov…
Roma — Battaglia, anche se cercando di non mettere in crisi il governo. Matteo Salvini invita i suoi uomini a esporsi a favore di Luca Zaia. Non ha alternative: il pressing dei veneti è forte e il vicepremier ha bisogno del sostegno del partito in quella Regione anche in vista delle Europee. E poi, non può mostrarsi talmente irrilevante da lasciare a Giorgia Meloni anche la culla del leghismo. Chiede dunque ai suoi big di andare in tv a portare avanti le ragioni del terzo mandato. Loro eseguono, mettendosi in scia della minaccia consegnata da Edoardo Rixi a Repubblica: il governatore uscente sarà comunque in campo, anche a costo di sfidare il meloniano Luca De Carlo. Un’offensiva che provoca uno scontro finora inedito nell’era della destra. Sottotraccia, però, i pontieri provano almeno a rimandare la conta sull’emendamento padano presentato al Senato: l’effetto di una frantumazione sarebbe deflagrante, anche perché Movimento e Pd non parteciperanno al voto. Nel frattempo, emissari governisti fanno arrivare a Zaia un messaggio: candidati alle Europee, evitiamo che il Veneto diventi la scintilla imprevista di una guerriglia che rischia di finire fuori controllo. In alternativa, ci sarebbe anche la guida del Coni. Tutto, pur di evitare il precipizio.
Al mattino, si ritrovano ad Agorà Gianmarco Centinaio e lo stesso De Carlo. Discutono di terzo mandato, il parlamentare del Carroccio ribadisce: toccherà ancora a Zaia. A quel punto, il candidato in pectore di Fratelli d’Italia collegato da Montecitorio lo stronca: «L’unica connessione con Centinaio è che ci occupiamo di agricoltura». In studio cala il gelo.
È lo stesso freddo politico che si respira nella maggioranza. Per replicare all’ultimatum della Lega pronunciato da Rixi Palazzo Chigi schiera Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, meloniano che non parla mai a caso. Tocca a lui mettere di fatto alla porta Zaia: «Senza peccare di modestia, noi vogliamo giocare tutte le partite – dice a Sky Tg24 – Per il presidente del Veneto sarebbe il quarto mandato. L’alternanza potrebbe essere possibile. Nessuno è eterno, neanche Zaia».
È l’ufficializzazione che esiste un fossato. E dunque, anche il diretto interessato non può restare silente: «Mi sento come San Sebastiano con le frecce che arrivano – dice Zaia - ma io ho altro da fare e non ho tempo da perdere». Ed è solo l’inizio. Reagisce Andrea Crippa, vice di Salvini: «Non capisco perché dobbiamo imporre vincoli a quelli bravi». Poi si fa sentire il segretario del Carroccio in Veneto, Alberto Stefani: «La storia millenaria ci insegna che per il Veneto decidono i veneti, non Roma». Il deputato aggiunge anche un altro dettaglio significativo: la Lega organizza già alle prossime amministrative una rete di liste territoriali e della società civile.
Pure questo è un segnale. Significa che il partito regionale è pronto a dare battaglia per Zaia. E che si attende che il segretario nazionale faccia lo stesso, senza considerarlo un impegno di bandiera, perché il peso del governatore uscente potrebbe spostarsi su contenitori civici senza il simbolo del Carroccio. È un altro modo per rispondere all’ala governista che continua a chiedere al presidente della Regione di evitare scelte traumatiche e candidarsi alle Europee.
Se è per questo, in queste ore i pontieri provano anche a sminare il passaggio parlamentare sul terzo mandato. L’idea è quella di convincere Salvini ad accettare che quella proposta venga ritirata, adducendo ragioni tecniche legate al vettore del decreto legge. L’alternativa è arrivare a una conta in cui le opposizioni lasceranno l’Aula, costringendo la maggioranza a esporsi: FdI e Forza Italia contro, Lega a favore. A quel punto, si innescherebbe una dinamica potenzialmente incontrollabile. Quella che Meloni, a pochi mesi dalle Europee, avrebbe tutto l’interesse a evitare.