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Zaia e Salvini con Bonaccini e De Luca: il fronte trasversale per il terzo mandato

(ansa)
Per FdI e Lega si arriverà alla conta in Commissione
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ROMA – C’è chi è contrario (Giorgia Meloni e Elly Schlein) e chi è contrarissimo (Beppe Grillo). C’è chi è favorevole (i sindaci di qualsiasi colore politico, tutti i governatori) e chi è favorevolissimo (Matteo Salvini e la Lega). Il terzo mandato per sindaci e governatori divide innanzitutto la maggioranza che, nel braccio di ferro tra i leghisti e i Fratelli d’Italia, è già andata in tilt. Ma anche il Pd si è ritrovato con una patata bollente da maneggiare con cura.

Battaglia storica dei sindaci, il terzo mandato va respinto o approvato già giovedì prossimo in commissione Affari costituzionali del Senato, dove la Lega ha presentato un emendamento al Decreto Election day che, ha fatto sapere, per ora non intende ritirare. Troppo alta la posta in gioco politica: si chiama Veneto e Luca Zaia, il governatore che senza il via libera al tris, non potrebbe più correre alle prossime regionali. Salvini si gioca il tutto per tutto e ha nel Veneto la linea del Piave. Giorgia Meloni vuole acca…

ROMA – C’è chi è contrario (Giorgia Meloni e Elly Schlein) e chi è contrarissimo (Beppe Grillo). C’è chi è favorevole (i sindaci di qualsiasi colore politico, tutti i governatori) e chi è favorevolissimo (Matteo Salvini e la Lega). Il terzo mandato per sindaci e governatori divide innanzitutto la maggioranza che, nel braccio di ferro tra i leghisti e i Fratelli d’Italia, è già andata in tilt. Ma anche il Pd si è ritrovato con una patata bollente da maneggiare con cura.

Battaglia storica dei sindaci, il terzo mandato va respinto o approvato già giovedì prossimo in commissione Affari costituzionali del Senato, dove la Lega ha presentato un emendamento al Decreto Election day che, ha fatto sapere, per ora non intende ritirare. Troppo alta la posta in gioco politica: si chiama Veneto e Luca Zaia, il governatore che senza il via libera al tris, non potrebbe più correre alle prossime regionali. Salvini si gioca il tutto per tutto e ha nel Veneto la linea del Piave. Giorgia Meloni vuole accaparrarsi la roccaforte leghista.

Alberto Balboni, il presidente della commissione, meloniano di ferro e grande mediatore, dal canto suo spiega che giovedì non farà giochi di prestigio, tipo rendere inammissibile la proposta della Lega.

E quindi la conta diventa inevitabile.

Da Fratelli d’Italia il mantra è: “Siamo orientati sui due mandati anche per una questione di coerenza con gli emendamenti del governo sul premierato”. Dice Andrea De Priamo che “la questione terzo mandato per i presidenti di Regione è all’attenzione dei leader del centrodestra”. Se la vedano insomma tra Palazzo Chigi e via Bellerio. Di certo prima di mercoledì quando d’amore e di apparente accordo i tre leader del centrodestra – Meloni, Salvini e Antonio Tajani – chiuderanno la campagna elettorale in Sardegna a sostegno di Paolo Tuzzu. Che è stato il “capolavoro” della premier: si è imposta lei per estromettere il candidato leghista Christian Solinas, e presentare il meloniano, generazione Atreju, Truzzu.

No netto al terzo mandato anche da Forza Italia. Antonio Tajani: “Noi non siamo favorevoli al prolungamento dei mandati ai governatori che hanno già avuto due mandati. E non è una questione che riguarda la Lega ma è per la tutela della democrazia e una garanzia di alternanza”.

Contrarissimi i 5Stelle, che hanno presentato un emendamento al Decreto Election day per cancellare anche il testo base, laddove prevede il tris consecutivo per i sindaci fino a 15 mila abitanti, come illustra Alessandra Maiorino. Beppe Grillo in un post ha rivendicato il caposaldo del Movimento: due mandati per chi fa politica, che siano parlamentari o amministratori. Stop. Anzi si augura che si faccia una legge sui due mandati massimo, per tutti.

E poi c’è il Pd. Lunedì prossimo prima della Direzione dem ci dovrebbe essere un incontro tra la segretaria Schlein e il sindaco di Bari, che è anche presidente dell’Anci, Antonio Decaro e Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e presidente di Ali-Autonomie locali. È vero che il tris per i sindaci potrebbe tenersi separato da quello per il governatori, ma sarebbe un garbuglio. Se Schlein insiste sul no, mette in mora i sindaci dem tutti a favore, e che rappresentano una ricchezza in termini di consenso per il Pd. Sindaci che hanno vinto per il centrosinistra anche quando lo schieramento a livello nazionale perdeva. Molti sono tuttavia i parlamentari contrari al terzo mandato, da Andrea Orlando a Nicola Zingaretti. Però altrettanti leader sono a favore.

Lorenzo Guerini, ad esempio. Dichiara il presidente del Copasir: “Sono personalmente favorevole al terzo mandato”. E critica la formulazione del provvedimento Election day dove si dà il via libera al tris per i Comuni fino a 15 mila abitanti: “L’attuale distinzione in base al numero degli abitanti non mi pare sia molto sensata. E credo che la politica e i cittadini abbiano comunque forme e modalità per favorire il ricambio quando necessario. Vedo che la maggioranza è molto divisa su questo punto ma se dovesse esserci spazio per aprire un confronto serio in Parlamento credo che il Pd insieme ai sindaci dovrebbe essere pronto a discuterne”. I sindaci dem sono pronti di certo. Matteo Biffoni, primo cittadino di Prato, ragiona: “In Europa nessun Paese, con pochissime eccezioni, ha limiti per i sindaci. Perché solo in Italia?”.

A favore si è spesso espresso nel Pd Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna, e presidente del partito, che il prossimo anno concluderà il suo secondo mandato. Così come Vincenzo De Luca, il presidente della Regione Campania che fa pressing: “Non bisogna avere paura della democrazia. Chi ne ha, se ne prenda la responsabilità”. Ma quanto pesa la ruggine tra De Luca e Schlein sul no della segretaria al terzo mandato?

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