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Navalny, la destra non cita Putin. Mattarella: “Una morte che ricorda i tempi bui”

(reuters)
Solo il ministro degli Esteri Antonio Tajani usa toni più netti: “Certamente il Cremlino ha delle responsabilità”. L’ambasciata russa a Roma attacca la deputata dem Quartapelle: “Non c’è limite alla creatività parlamentare italiana”
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A sera deve intervenire Sergio Mattarella per chiarire agli occhi del mondo che la posizione espressa dalla comunità internazionale sulla fine di Aleksej Navalny — dietro cui si staglia, sinistra, l’ombra di Vladimir Putin — è condivisa anche dall’Italia. A dispetto delle reticenze mostrate dal governo e dalla maggioranza di destra-centro, che per tutto il giorno si barcamena, evitando accuratamente di citare, e men che mai di chiamare in causa il dittatore russo. Con il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, voce di Matteo Salvini, vecchio simpatizzante dello “zar”, che si spinge addirittura a sposare il punto di vista della portavoce del Cremlino: «Aspettiamo che si faccia luce. Finché non ci saranno prove oggettive, additare colpevoli mi sembra prematuro e inopportuno», si schiera a difesa il deputato padano, denunciando «la mentalità giustizialista» del Pd che per bocca della segretaria Elly Schlein aveva subito puntato il dito contro il regime moscovita.

«La morte di Aleksej …

A sera deve intervenire Sergio Mattarella per chiarire agli occhi del mondo che la posizione espressa dalla comunità internazionale sulla fine di Aleksej Navalny — dietro cui si staglia, sinistra, l’ombra di Vladimir Putin — è condivisa anche dall’Italia. A dispetto delle reticenze mostrate dal governo e dalla maggioranza di destra-centro, che per tutto il giorno si barcamena, evitando accuratamente di citare, e men che mai di chiamare in causa il dittatore russo. Con il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa, voce di Matteo Salvini, vecchio simpatizzante dello “zar”, che si spinge addirittura a sposare il punto di vista della portavoce del Cremlino: «Aspettiamo che si faccia luce. Finché non ci saranno prove oggettive, additare colpevoli mi sembra prematuro e inopportuno», si schiera a difesa il deputato padano, denunciando «la mentalità giustizialista» del Pd che per bocca della segretaria Elly Schlein aveva subito puntato il dito contro il regime moscovita.

«La morte di Aleksej Navalny nel carcere russo di Kharp rappresenta la peggiore e più ingiusta conclusione di una vicenda umana e politica che ha scosso le coscienze dell’opinione pubblica mondiale», ammonisce il presidente della Repubblica a ridosso dell’ora di cena. «Per le sue idee e per il suo desiderio di libertà Navalny è stato condannato a una lunga detenzione in condizioni durissime», accusa. «Un prezzo iniquo e inaccettabile, che riporta alla memoria i tempi più bui della storia. Tempi che speravamo di non dover più rivivere».

Parole nette, accompagnate da un messaggio che suona come definitivo: «Il suo coraggio resterà di richiamo per tutti», conclude Mattarella, formulando il cordoglio del Paese alla famiglia del dissidente scomparso in una prigione sperduta nell’Artico. Tenore diverso dalla cautela manifestata dalla premier Giorgia Meloni: prima parla di «un’altra triste pagina che ammonisce la comunità internazionale», quindi si augura che «su questo inquietante evento venga fatta chiarezza». Solo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in serata da Monaco, usa toni più netti: «Se pensassimo che fosse morto di freddo non chiederemmo di accertare la verità, il sospetto c’è che ci sia qualcosa che non è andato per il verso giusto e certamente il Cremlino ha delle responsabilità. Si può morire di detenzione, di maltrattamento e non solo di uccisione diretta, ma certamente era trattenuto in condizioni da gulag». C’è però imbarazzo in una maggioranza che fatica a prendere le distanze da Mosca e dal suo sanguinario autocrate. Come dimostra l’uscita del numero 2 del Carroccio: quel «è presto, non ci sono ancora prove», rivendicato da Crippa.

«La Lega non ce la fa proprio a staccarsi dalla fascinazione per Putin», attacca il dem Alessandro Alfieri. «Una forza politica filo-russa non può stare al governo del Paese», protesta Francesco Boccia, capogruppo del Pd in Senato, invocando «un chiarimento» dell’esecutivo perché «ne va della collocazione internazionale dell’Italia e della nostra linea in politica estera». Una bufera che costringe infine il partito di Salvini a diramare una nota ufficiale per esprimere «profondo cordoglio» e descrivere come «sconcertante» la scomparsa di Navalny: «È doveroso venga fatta piena luce». Nient’altro che una toppa. E in serata si apre un nuovo fronte. L’ambasciata russa replica all’interrogazione presentata alla Camera della dem Lia Quartapelle sulla presenza di neofascisti italiani al ricevimento nella sede diplomatica di Mosca a Roma: «Davvero, non c’è limite alla creatività parlamentare italiana». Indignazione da parte di Pd e Azione: «Non hanno diritto di sindacare».

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