Mara Carfagna: “Con l’autonomia differenziata l’Italia verrà sbriciolata. Ma lo show di De Luca non aiuta”
di Giovanna CasadioROMA — Mara Carfagna, presidente di Azione, sull’autonomia differenziata lei ha una posizione soft: contraria ma non del tutto?
«È una posizione chiara. L’autonomia è un adempimento costituzionale, realizzarla è un dovere della politica. Ma sbriciolare l’Italia in venti repubblichette, come propone il testo Calderoli, rinunciando alla lotta ai divari e moltiplicando le burocrazie, non realizza l’autonomia: divide il Paese e ne blocca lo sviluppo».
Il governatore Vincenzo De Luca ha portato venerdì la rivolta degli amministratori a Roma. Lei cosa ne pensa?
«Show e turpiloquio non aiutano la causa del Sud, anzi la danneggiano. Sono stata sempre in prima linea nel denunciare i rischi della riforma Calderoli, che si accompagna alla cancellazione di progetti e risorse importanti per il Sud. Ma cosa risolve quella sceneggiata sotto Palazzo Chigi? Fa il bene del Sud o aiuta solo De Luca a conquistarsi un posto al sole nel Pd?».
ROMA — Mara Carfagna, presidente di Azione, sull’autonomia differenziata lei ha una posizione soft: contraria ma non del tutto?
«È una posizione chiara. L’autonomia è un adempimento costituzionale, realizzarla è un dovere della politica. Ma sbriciolare l’Italia in venti repubblichette, come propone il testo Calderoli, rinunciando alla lotta ai divari e moltiplicando le burocrazie, non realizza l’autonomia: divide il Paese e ne blocca lo sviluppo».
Il governatore Vincenzo De Luca ha portato venerdì la rivolta degli amministratori a Roma. Lei cosa ne pensa?
«Show e turpiloquio non aiutano la causa del Sud, anzi la danneggiano. Sono stata sempre in prima linea nel denunciare i rischi della riforma Calderoli, che si accompagna alla cancellazione di progetti e risorse importanti per il Sud. Ma cosa risolve quella sceneggiata sotto Palazzo Chigi? Fa il bene del Sud o aiuta solo De Luca a conquistarsi un posto al sole nel Pd?».
Lei è salernitana, De Luca lo è d’adozione. Siete campani. Potete capire bene la rabbia?
«Si può capire la rabbia dei tanti amministratori locali, dei sindaci in difficoltà. Ma a condizione che la rabbia resti sempre nei confini della rivendicazione politica e non sfoci in insulti e offese».
I fondi di coesione non sono giunti a destinazione?
«Il governo, con il ministro Fitto, ha smantellato ogni procedura attivata dall’esecutivo Draghi. La ripartizione dei fondi della coesione era già cosa fatta, dopo un impegnativo lavoro di confronto con le Regioni: mancava solo l’ultimo sì, quando la crisi ha mandato a casa Draghi. Quel lavoro avrebbe potuto essere recuperato. Si è preferito demolirlo. Distruggere una macchina è facilissimo, rimetterla insieme lo è molto meno, e infatti il Sud sta ancora aspettando».
Sono 6 miliardi circa “sequestrati”: significa cantieri che non partono e lavoro che non c’è?
«Significa anche crollo della fiducia. Nessuno scommetterebbe su un’Italia dove ogni cambio di governo azzera le iniziative del governo precedente».
Il Sud è calpestato dal governo Meloni come sostiene Elly Schlein?
«Il Sud non è al centro dell’agenda del governo. Cito alcuni fatti: il quasi azzeramento del Fondo per la perequazione infrastrutturale; la falsa partenza della Zes Unica (la zona economica speciale) con la mancata adozione del decreto ministeriale che regola l’accesso al credito d’imposta; la mancata proroga dei termini per l’assegnazione dei 200 milioni a favore degli ecosistemi dell’innovazione al Sud; la soppressione dell’Agenzia per la Coesione».
Qual é il rischio principale dell’autonomia differenziata?
«Rischiamo il disastro sociale se i Lep (i livelli essenziali di prestazioni) non saranno finanziati e attuati, non solo definiti sulla carta e rischiamo l’arresto dello sviluppo e degli investimenti se alle Regioni saranno devolute competenze come reti energetiche, commercio con l’estero, trasporti. Nessun imprenditore vorrá lavorare in un Paese dove regole, tasse e controlli cambiano da Regione a Regione».
Cosa propone?
«Bisogna ripristinare il Fondo di perequazione delle infrastrutture, 4,6 miliardi, subordinare la devoluzione al pieno finanziamento dei Lep e cancellare dall’elenco delle competenze devolvibili alle Regioni tutto ciò che incide sull’interesse nazionale».