Assolve Putin su Navalny, Salvini è un caso nella Ue e resta isolato anche in Italia
di Lorenzo De CiccoROMA — Turbo-garantista. Con Vladimir Putin. «Ma come possiamo sapere cos’è successo a Navalny?», s’interroga in radio Matteo Salvini, che in passato, quando in qualche fattaccio di cronaca c’era di mezzo un immigrato, cinguettava tranchant: «Galera e buttare la chiave». Il vice-premier e segretario della Lega stavolta aspetta che la giustizia del regime di Mosca faccia il suo corso. Per carità, «capisce» la posizione della moglie del dissidente morto in Siberia, ma «la chiarezza la fanno i medici e i giudici, non la facciamo noi». Dunque niente condanna. Il capo del Carroccio attende le scrupolose indagini dei magistrati russi. Inchiesta che Mosca non vuole naturalmente demandare a una corte internazionale, come aveva proposto l’Ue: «Non accettiamo questa richiesta», la replica fornita ieri dal Cremlino, nelle stesse ore in cui Putin spendeva parole al miele per l’Italia, «che ci è sempre stata vicina, ricordo come mi accoglievano, mi sentivo a casa», e sottolineava che pure in Occid…
ROMA — Turbo-garantista. Con Vladimir Putin. «Ma come possiamo sapere cos’è successo a Navalny?», s’interroga in radio Matteo Salvini, che in passato, quando in qualche fattaccio di cronaca c’era di mezzo un immigrato, cinguettava tranchant: «Galera e buttare la chiave». Il vice-premier e segretario della Lega stavolta aspetta che la giustizia del regime di Mosca faccia il suo corso. Per carità, «capisce» la posizione della moglie del dissidente morto in Siberia, ma «la chiarezza la fanno i medici e i giudici, non la facciamo noi». Dunque niente condanna. Il capo del Carroccio attende le scrupolose indagini dei magistrati russi. Inchiesta che Mosca non vuole naturalmente demandare a una corte internazionale, come aveva proposto l’Ue: «Non accettiamo questa richiesta», la replica fornita ieri dal Cremlino, nelle stesse ore in cui Putin spendeva parole al miele per l’Italia, «che ci è sempre stata vicina, ricordo come mi accoglievano, mi sentivo a casa», e sottolineava che pure in Occidente, «nei Paesi ostili», la Russia continua ad annoverare «molti alleati».
La risposta di Putin a una studentessa italiana: "Il tuo Paese ci è sempre stato vicino"
La sortita di Salvini scatena un vespaio di polemiche. Non soltanto in Italia. L’Ue prende le distanze. Da Bruxelles, il portavoce agli Affari Esteri della Commissione europea, Peter Stano, ricorda che l’Unione ha già approvato all’unanimità, col sì di tutti e 27 gli Stati membri, una dichiarazione sulla morte di Navalny, nella quale si afferma che la «responsabilità ultima» del decesso è senz’altro di Putin. Insomma, «non serve un’indagine penale». Quanto a chi, come Salvini, sostiene che bisogna aspettare la magistratura russa, farebbe meglio a «leggere» quello che i governi, «incluso il proprio», hanno già approvato e sottoscritto.
Anche il resto della maggioranza si smarca dal leghista. Il ministro degli Esteri e segretario di FI, Antonio Tajani, ha convocato per oggi l’ambasciatore russo in Italia, Alexei Paramonov, proprio per discutere del caso Navalny, stessa mossa adottata dal grosso delle cancellerie del continente. Di più: per Tajani, la morte del dissidente russo è stata «direttamente o indirettamente» opera del Cremlino. «Navalny è stato ucciso dal sistema russo che non tollera alcun elemento di democrazia, la sua è stata una detenzione incompatibile con la vita, in un gulag da Unione Sovietica».
Pure FdI in qualche modo si dissocia. Per il ministro Francesco Lollobrigida, «la responsabilità del regime di Putin c’è e non solo nel caso specifico di Navalny. Il regime di Putin va condannato sempre». Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, chiede di «attribuire con urgenza la responsabilità unica, politica e morale, probabilmente anche materiale» al presidente russo.
Mentre la maggioranza si macera tra imbarazzi e distinguo, l’opposizione studia le contromosse. Ma non è ancora chiaro se ci sarà un’iniziativa unitaria. Carlo Calenda prepara un’interrogazione e intanto annuncia di voler presentare una mozione di sfiducia alla Camera contro Salvini, insistendo sull’accordo tra Lega e Russia Unita, il partito di Putin, siglato nel 2017 e rinnovato automaticamente a marzo 2022, a guerra già scoppiata.
Per il leader di Azione, «un ministro della Repubblica non può essere partner politico di un dittatore assassino e imperialista che vuole disgregare l’Ue». C’è anche «un serio problema di sicurezza nazionale e di accesso alle informazioni sensibili: la Lega deve produrre la lettera in cui ha disdetto l’accordo con Russia Unita». Alla mozione di sfiducia potrebbero aggregarsi i rosso-verdi e +Europa. Mentre il Pd ancora non ha deciso se sostenere o no l’iniziativa.
A via Bellerio intanto fingono di cadere dal pero. Negano addirittura l’esistenza dell’accordo con Russia Unita, nonostante negli anni sia stato raccontato da decine di agenzie stampa, giornali, radio. Perfino rilanciato sui social ufficiali dalla “Bestia”. Se ne conoscono il testo, la data, i firmatari (ovviamente Salvini). Eppure ieri pomeriggio in Transatlantico, il vice di Salvini, Andrea Crippa, scrollava le spalle: «Il patto? Non c’è mai stato, nessuno ce l’ha».