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Dal Csm ‘no’ a cancellare l’abuso d’ufficio. L’allarme della presidente della Cassazione Cassano: “Con tre gip paralisi dei piccoli e medi tribunali”

Margherita Cassano (fotogramma)
L’ex pm di Siracusa Bisogni di Unicost: “Quel reato tutela i cittadini dalle prevaricazioni dei pubblici ufficiali”. Si astengono i laici di centrodestra e Carbone di Iv
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Dal Csm un deciso no a cancellare l’abuso d’ufficio. Anche se, come dice con estrema chiarezza la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, “interveniamo tardi e le nostre saranno grida di preoccupazione nel deserto che non saranno recepite da chicchessia”. E in effetti il Senato, anche se per ora in prima lettura, ha già soppresso quel reato due settimane fa votando il primo disegno di legge del Guardasigilli Carlo Nordio che passerà alla Camera, c’è da supporre ormai senza modifiche. Ma dalla stessa Cassano, che aveva strigliato il governo anche sulla nuova della prescrizione (dalla prossima settimana in calendario al Senato), giunge un allarme molto forte sulla decisione di portare da uno a tre i giudici che si pronunceranno sulla richiesta d’arresto di un pm. “Col gip collegiale ci sarà la totale paralisi dei piccoli e medi tribunali” dice Cassano. E ancora: “Si annuncia per giunta la riapertura dei piccoli tribunali, mentre 100 su 165 hanno un organico di 20 unità che…

Dal Csm un deciso no a cancellare l’abuso d’ufficio. Anche se, come dice con estrema chiarezza la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, “interveniamo tardi e le nostre saranno grida di preoccupazione nel deserto che non saranno recepite da chicchessia”. E in effetti il Senato, anche se per ora in prima lettura, ha già soppresso quel reato due settimane fa votando il primo disegno di legge del Guardasigilli Carlo Nordio che passerà alla Camera, c’è da supporre ormai senza modifiche. Ma dalla stessa Cassano, che aveva strigliato il governo anche sulla nuova della prescrizione (dalla prossima settimana in calendario al Senato), giunge un allarme molto forte sulla decisione di portare da uno a tre i giudici che si pronunceranno sulla richiesta d’arresto di un pm. “Col gip collegiale ci sarà la totale paralisi dei piccoli e medi tribunali” dice Cassano. E ancora: “Si annuncia per giunta la riapertura dei piccoli tribunali, mentre 100 su 165 hanno un organico di 20 unità che non può reggere un sistema complesso di garanzie”.

Ex pm a Firenze con Vigna, ex presidente della Corte d’Appello di quella città, da sempre della corrente di Magistratura indipendente (quella del sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano), Margherita Cassano non è certo una toga rossa, ma le sue parole nette sul ddl Nordio dovrebbero far riflettere la maggioranza e i garantisti. Anche se, proprio al Csm, i laici del centrodestra ed Ernesto Carbone di Iv si sono astenuti sul parere.

Un testo di difficile lettura, tant’è che la stessa Cassano rivolge “un suggerimento in punta di piedi” alla sesta commissione, quella che chiosa le riforme: “Nessuno legge cento pagine, perché non pensare a un ‘pqm’ (per questi motivi) finale segnalando le criticità?”. Sono pagine, riassunte al Csm dal presidente della sesta Marcello Basilico di Area, che dimostrano come non solo le condanne per abuso d’ufficio ci sono state, ma che senza quel reato comportamenti illegali non potrebbero più essere puniti, costringendo i giudici a contestarne comunque altri più gravi previsti dal codice.

Ma proprio dall’esperienza concreta arriva nell’aula del Csm la voce di un pubblico ministero che ha vissuto in prima persona con i suoi colleghi cosa vuol dire fare i conti con il proprio procuratore accusato di aver commesso un abuso d’ufficio. Marco Bisogni, ex pm a Siracusa, esponente di Unicost, è il primo a intervenire nel dibattito sul ddl Nordio. E lo fa quasi come se stesse raccontando una favola, che è stata un pezzo della sua vita: “Voglio raccontare una storia vera che inizia in una piccola procura meridionale in cui ci sono due magistrati di prima assegnazione che iniziano un’indagine per inquinamento ambientale per il depuratore della piccola città gestito in parte da un prossimo congiunto del procuratore che è difeso da un avvocato importante della piccola città. I due pm iniziano l’indagine e si rendono conto a un certo punto che devono iscrivere il congiunto del procuratore. L’avvocato presenta un esposto al procuratore che gli dà seguito, e pur essendo in pieno conflitto d’interessi, decide di assegnarlo a un terzo sostituto che è incline alle posizioni degli indagati. Nasce un conflitto importante, i due pm denunciano per abuso ufficio il procuratore che verrà condannato in via definitiva. Il procedimento andrà avanti e la storia avrà ripercussioni a livello nazionale, l’avvocato sarà arrestato per corruzione, e il terzo pm verrà anche lui arrestato per lo stesso reato. Questa storia, che ha sconvolto la storia giudiziaria nazionale (è quella del cosiddetto Sistema Siracusa che vede tra i protagonisti l’avvocato Piero Amara, ndr), senza l’abuso d’ufficio non avrebbe avuto lo sviluppo che tutti conosciamo”. E Marco Bisogni chiude così: “L’abuso d’ufficio è un reato spia, significativo nella sua complessità, protegge dalle prevaricazioni dei pubblici ufficiali che esercitano il potere con scopi personali, per esempio gli stessi magistrati. L’abuso serve per tutelare i cittadini dagli atti prevaricatori da parte di chi esercita la pubblica funzione. E di fatti come quelli che ho raccontato ce ne sono tantissimi. L’ufficiale che disturba una ragazza in strada, il pm che chiede il rinvio a giudizio contro l’ex della sua compagna. Tutti questi fatti scompariranno”.

Già, sono questi i fatti, e chi li ascolta ha il dovere di citarli, perché “lottano” contro l’abolizione dell’abuso d’ufficio. E di certo le pagine più rilevanti del parere del Csm sono proprio quelle in cui si citano le sentenze ormai definitive e sancite dal via libera della Cassazione che dimostrano come il reato di abuso d’ufficio punisce condotte illegali specifiche. Vediamole assieme citando il parere del Csm che cita la Cassazione. La condotta di un sindaco che non aveva rinnovato l’incarico di un funzionario comunale per fini ritorsivi e discriminatori. Quella di un altro sindaco che non si è astenuto in presenza di un interesse proprio e ha disposto la requisizione di un immobile di proprietà privata oggetto di una controversia civile tra il proprietario e una società patrocinata dallo stesso sindaco. La condotta di un dipendente comunale che ha omesso di astenersi in presenza di un interesse proprio dei prossimi congiunti e ha procurato a sé e ai propri familiari un ingiusto vantaggio patrimoniale affidando direttamente alla società di cui essi facevano parte numerosi incarichi per lavori. La condanna del responsabile comunale della polizia municipale che ha affidato a una società con procedura diretta e senza alcuna decisione della giunta municipale il servizio di misurazione elettronica della velocità media dei veicoli. La condotta di un dirigente comunale del settore politico e sociale che non si è astenuto dal predisporre il bando di gara e dal presiedere la relativa commissione esaminatrice dichiarando vincitore del concorso sua nipote assumendola e stipulando personalmente il contratto di collaborazione, nonché prorogandolo per due volte successive. Un assessore che autorizza una lavoratrice contrattista moglie del sindaco a svolgere prestazioni aggiuntive rispetto a quelle previste dal contratto. Il responsabile di un ufficio tecnico comunale che ha rilasciato un titolo abitativo edilizio in contrasto con il piano regolatore autorizzando anche la trasformazione d’uso di un immobile. La condotta del direttore di un ente di gestione di aree protette che ha procurato intenzionalmente alla propria convivente un ingiusto vantaggio patrimoniale con danno ingiusto all’ente dandole un incarico retributivo per un lavoro che poteva essere svolto anche dai dipendenti dell’ente. Il comportamento di un sindaco che, con un atto che esulava dalla propria competenza funzionale, nega il rilascio di un’autorizzazione temporanea per l’occupazione di una strada comunale in quanto il marito della richiedente non aveva fornito al sindaco adeguato sostegno durante le elezioni precedenti. E infine il comportamento di un sindaco che aveva revocato un incarico di dirigente ricoperto da un dipendente candidato nella lista contrapposta alla sua, giustificando la decisione con esigenze di contenimento dei costi.

Ecco, in tutti questi casi, come meticolosamente è documentato nel parere del Csm, la Cassazione ha confermato le condanne per abuso d’ufficio. Si può davvero abolire un reato del genere perché esiste la cosiddetta “paura della firma”? Forse la vera “paura” è che compiendo atti illeciti si finisca sotto processo.

Il Csm – anche se davvero troppo in ritardo (il disegno di legge è al Senato da agosto dell’anno scorso) – racconta tutto questo. E i tanti interventi lo confermano. L’ex procuratore aggiunto di Taranto Maurizio Carbone di Area vede “il rischio che si contestino e s’iscriva il soggetto, comunque, per reati più gravi”. Un effetto “dannoso e paradossale”. L’ex pm di Milano, l’indipendente Roberto Fontana, punta “sulla tutela dei diritti del cittadino rispetto a condotte abusive di chi esercita le pubbliche funzioni” perché “senza l’indagine penale la vittima non può far valere i suoi diritti”. E il relatore di Area Marcello Basilico ricorda al governo che “quando arriverà la direttiva Ue sull’abuso d’ufficio dovrà trasporla nell’ordinamento interno”. Già, potrebbe finire proprio così, con una disonorevole ma obbligata marcia indietro.

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