ROMA — «Di tutta questa storia ne riparleremo meglio dopo le elezioni regionali in Sardegna», promettono dalla minoranza pd. E, detta così, ha un che di minaccioso. Perché nel giorno in cui la destra si spacca sul via libera al terzo mandato (voluto dalla Lega, bocciato dagli altri), nel giorno in cui Pd, 5 Stelle e rossoverdi invece votano assieme per affossare la proposta, l’opposizione interna ad Elly Schlein protesta. «Non erano quelli gli accordi», dicono. Energia popolare, l’area vicina a Stefano Bonaccini, spinge per il sì ai terzi mandati, non solo per i presidenti di regione ma anche per i sindaci. Lo stesso Bonaccini, Michele Emiliano, Vincenzo De Luca, oppure il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, tanto per fare un esempio: tutti più o meno interessati al tris. «Non è stato rispettato l’impegno preso in direzione al fine di salvaguardare l’unità del Pd. Quindi il Pd si è spaccato», recita la nota dei bonacciniani. «Sono amareggiato, c’era un percorso di unità del partito definito», si lamenta Alessandro Alfieri. L’opzione possibile era quella di uscire dalla commissione al momento del voto, possibilità scartata dopo una riunione cominciata ieri mattina alle 7,30 e durante la quale Dario Franceschini era stato netto: «Non possiamo dare un segnale di divisione nel centrosinistra a tre giorni dal voto in Sardegna...».
A essersi spaccata alla fine, in realtà, c’è la minoranza pd stessa; nel senso che gli esponenti in commissione Affari costituzionali del Senato che fanno riferimento all’area (Daniele Manca, Valeria Valente e Dario Parrini) hanno votato in linea col resto del partito. Questo perché a leggere il testo il provvedimento, sembrava studiato specificatamente per l’unico e solo caso del presidente veneto Luca Zaia, che di mandati ne ha già fatti tre ed è in caccia del quarto. Come detto, il ragionamento politico fatto dai vertici dem è stato quello di privilegiare l’unità del fronte progressista, mostrando al contempo la faglia interna alla maggioranza, come poi è effettivamente stato. «A destra hanno voluto giocare un braccio di ferro tra di loro, senza alcuna preoccupazione per il funzionamento dei nostri enti locali, con il solo scopo di piantare le loro bandierine propagandistiche. Il Pd si è sottratto a questo gioco per nulla rispettoso dei cittadini e degli amministratori locali: il Dl elezioni doveva essere un provvedimento che doveva limitarsi a indicare il voto della data per le elezioni amministrative ed è stato trasformato in un pasticcio», denuncia Francesco Boccia, presidente dei senatori dem. Tutti ragionamenti che però non bastano a Energia popolare, né al mondo dei sindaci pd, infuriati. I quali ora sperano nel secondo tempo, quando il Pd presenterà la proposta di riforma del testo unico degli enti locali promessa in direzione nei giorni scorsi.