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Terzo mandato, i senatori Pd votano contro il terzo mandato. L’ira di sindaci e governatori

I dem riuniti dalle 7.30 del mattino per decidere la strategia in Commissione. Franceschini: “Votiamo contro, un errore rompere il fronte coi 5S”. Ma gli amministratori locali non ci stanno
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I senatori Pd votano contro il terzo mandato in commissione al Senato, con FdI, Forza Italia, M5S e Avs. Ma la decisione fa insorgere gli amministratori dem.

Lo psicodramma che Elly Schlein era riuscita a evitare in direzione, suggerendo l’istituzione di un gruppo di lavoro che entro oggi avrebbe dovuto partorire una proposta del Pd sul vincolo del doppio mandato per sindaci e governatori, esplode in Senato, allorché la Commissione Affari costituzionali viene chiamata a votare gli emendamenti presentati dalla Lega per consentire agli amministratori locali la terza elezione consecutiva. La scommessa che alla fine Salvini avrebbe ceduto fallisce infatti a metà: il Carroccio ritira sì l’atto che riguarda i sindaci, ma lascia quello per i presidenti di Regione. “È una nostra battaglia identitaria”, protesta alla buvette il capogruppo Massimiliano Romeo con il meloniano Alberto Balboni, “insisteremo fino alla fine”. La maggioranza dunque si spacca, ma pure il Pd. Che solo per un soffio, an…

I senatori Pd votano contro il terzo mandato in commissione al Senato, con FdI, Forza Italia, M5S e Avs. Ma la decisione fa insorgere gli amministratori dem.

Lo psicodramma che Elly Schlein era riuscita a evitare in direzione, suggerendo l’istituzione di un gruppo di lavoro che entro oggi avrebbe dovuto partorire una proposta del Pd sul vincolo del doppio mandato per sindaci e governatori, esplode in Senato, allorché la Commissione Affari costituzionali viene chiamata a votare gli emendamenti presentati dalla Lega per consentire agli amministratori locali la terza elezione consecutiva. La scommessa che alla fine Salvini avrebbe ceduto fallisce infatti a metà: il Carroccio ritira sì l’atto che riguarda i sindaci, ma lascia quello per i presidenti di Regione. “È una nostra battaglia identitaria”, protesta alla buvette il capogruppo Massimiliano Romeo con il meloniano Alberto Balboni, “insisteremo fino alla fine”. La maggioranza dunque si spacca, ma pure il Pd. Che solo per un soffio, anche se a prezzo di forti malumori interni, scongiura la medesima frattura delle opposizioni.

Tutto comincia alle 7,30 del mattino, quando il gruppo dem si riunisce per stabilire il da farsi. I senatori sono divisi: c’è chi propone di votare subito contro, come il M5S che lo ha già dichiarato, e chi - gli esponenti dell’ala riformista - sostengono che invece si debba uscire dall’aula della commissione: “Bisogna fare in modo di tenere unita la nostra comunità, denunciando il gioco al massacro fra FdI e Lega sulla pelle delle istituzioni, al quale noi non intendiamo partecipare”. Due linee diverse. Finché Dario Franceschini non chiede la parola e chiude la partita: “Ma siamo matti?”, esclama. “Domenica si vota in Sardegna, loro sono spaccati e noi gli vogliamo fare un regalo rompendo il fronte con i 5stelle? Dobbiamo dire no”. Tutti a quel punto si convincono, non resta altra strada, anche perché nel frattempo pure Avs ha annunciato il suo voto contrario.

Fra sindaci e governatori esplode la rabbia. “Non erano questi i patti”, mandano a dire ai parlamentari. Hanno la sensazione di essere stati presi in giro e adesso sperano nel secondo tempo, quando il Pd presenterà la proposta di riforma del Tuel promessa in direzione. Anche se l’hanno capito tutti: dopo oggi, infrangere il tetto dei due mandati sarà molto, molto più complicato.

"Forte disappunto per il voto del Partito Democratico in Commissione al Senato” trapela anche da Energia popolare, l'area culturale interna al Pd organizzata attorno al presidente e governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. “Non è stato rispettato l'impegno preso in direzione al fine di salvaguardare l'unità del Pd. Quindi, il Pd si è spaccato".

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