Forza Italia a congresso, Cicchitto: “Quella di Tajani una mission impossible. Berlusconi non capì niente di Putin, Salvini succube dello zar”
di Concetto VecchioFabrizio Cicchitto, lei ha vissuto gli anni d’oro di Forza Italia, questo congresso l’appassiona?
“Non ho l’astiosità dell’ex e quindi sì, m’interessa molto, anche se quella di Antonio Tajani è una mission impossible”.
E perché?
“Perché deve trasformare un partito personale in uno normale, post berlusconiano: il più normale che ci sia. Ora Tajani non ha il carisma di Berlusconi, la sua dote è il buonsenso unita a una sicura professionalità. Basterà, posto che Forza Italia è sempre stata debole nel radicamento territoriale?”
C’è spazio per un partito così nella destra di Meloni?
“Direi che c’è un’esigenza sistemica: non può esistere un centrodestra senza il centro. Meloni l’ha capito, e infatti è lì che le serve una sponda”.
Quindi fagociterà Salvini e non Tajani?
“Nessuno dei due. Tutti pensavano inizialmente che Meloni e Salvini avrebbero fatto di Forza Italia un sol boccone. Invece la verità è che il centrodestra può reggere soltanto con un forte partito di centro”.
Perché Meloni ha…
Fabrizio Cicchitto, lei ha vissuto gli anni d’oro di Forza Italia, questo congresso l’appassiona?
“Non ho l’astiosità dell’ex e quindi sì, m’interessa molto, anche se quella di Antonio Tajani è una mission impossible”.
E perché?
“Perché deve trasformare un partito personale in uno normale, post berlusconiano: il più normale che ci sia. Ora Tajani non ha il carisma di Berlusconi, la sua dote è il buonsenso unita a una sicura professionalità. Basterà, posto che Forza Italia è sempre stata debole nel radicamento territoriale?”
C’è spazio per un partito così nella destra di Meloni?
“Direi che c’è un’esigenza sistemica: non può esistere un centrodestra senza il centro. Meloni l’ha capito, e infatti è lì che le serve una sponda”.
Quindi fagociterà Salvini e non Tajani?
“Nessuno dei due. Tutti pensavano inizialmente che Meloni e Salvini avrebbero fatto di Forza Italia un sol boccone. Invece la verità è che il centrodestra può reggere soltanto con un forte partito di centro”.
Perché Meloni ha bisogno di una stampella di centro?
“Sta abbandonando il suo passato, seguendo un filone culturale che fa riferimento al pensatore conservatore Roger Scruton. Afascista, ma non nostalgica. Per avvicinarsi al centro ha bisogno di uno che sia più al centro di lei. Tajani è europeista, anti Putin, Salvini no”.
Forza Italia era pro Putin.
“Io mai. Con Daniele Capezzone ci prendevano per matti. Il mio amico Vittorio Strada, lo slavista, mi aveva aperto gli occhi per tempo”.
Chi è Putin politicamente?
“È il capo della destra mondiale, ha più a che fare con lo zarismo e il fascismo che col comunismo”.
A Berlusconi stava simpatico.
“Non aveva capito un cazzo. Ma la sua era un’ammirazione psicologica, e poi pensava di fare rientrare il comunista nel gioco occidentale. Putin invece già allora aveva chiaro il suo disegno e l’ha preso per i fondelli”.
Ora l’amico di Putin è Salvini.
“Questo è il punto. Ma Putin e Berlusconi si parlavano alla pari, Salvini no. Lo si è visto in questi giorni col garantismo sul caso Navalny”.
È stupito?
“No, non è gente con cui si può scherzare, una volta che si entrati nella loro orbita. Tutta la destra estrema europea, inclusa la Lega, guarda a Putin: Salvini ci sta dentro fino alla cima dei capelli”.
Insomma, la partita oggi è anche nel rapporto con Mosca?
“Putin manda continuamente messaggi all’Italia, perché sa che qui c’è un terreno fertile. Da noi il partito russo è sempre stato fortissimo, anche tra quei coglioni di sinistra ancora convinti che sia uno di loro”.
Non lo è mai stato?
“Macché. È un genio del male. Che per primo ha capito la potenza inquinatrice di internet”.
Meloni non ne è attratta.
“Perciò ha interesse a tenersi viva Forza Italia. E quindi lo spazio per Tajani è doppio, se saprà presidiarlo”.
Quello spazio non doveva essere di Calenda e Renzi?
“Sì, ma hanno fatto a gara a chi dei due dovesse essere Napoleone”.
Lei vota ancora Forza Italia?
“No. Ne sono uscito nel 2013 e alle prossime Europee non so per chi votare”.
Non sa per chi votare?
“Non mi riconosco né nel Pd, né nell’attuale centrodestra. Mi auguro che sorga un centro”.
Cosa pensa del caso Fascina?
“Non mi faccia entrare in quei meandri…”
Ha nostalgia di Forza Italia al 40 per cento?
“È una storia chiusa. Dopo il 2010 Berlusconi fece troppi errori, e l’errore più grande fu affidarsi ai Verdini e alla Santanché che impressero una chiave estremistica, tipo la marcia sul tribunale di Milano: una cosa che non ho mai condiviso”.
Un partito personale non muore col suo leader?
“È vero che era un partito personale, ma Berlusconi sapeva anche ascoltare. Con Paolo Bonaiuti ogni mattina facevamo Il Mattinale, ci scrivevamo io, Brunetta, Bondi, Socci, eravamo spregiudicati, perché elencavamo, di fatto, le cazzate del giorno”.
E Berlusconi non si inalberava?
“No. Veniva e ci diceva: “Fatemi il processo!”