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I genitori di Irene Cecchini: “Ama la Russia e ha conquistato Putin, ma non è una spia”

(ansa)
Parlano il padre e la madre della 23enne elogiata dal leader del Cremlino “Dopo il progetto di nostra figlia gradito dalo zar, la vogliono anche sulla tv di Mosca”
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CORNO GIOVINE (Lodi) — Alla fine di un colloquio all’ingresso dell’azienda agricola di famiglia dicono che «nostra figlia non è una spia né Mata Hari». È una che «studia 12 ore al giorno e ha due p…e così». La metafora si riferisce a ghiandole sessuali non femminili. E comunque, per essere un po’ bucolici e delicati, quanto sarebbe bello «se un giorno Putin venisse qui a assaggiare il nostro olio essenziale di lavanda». Ma certo, perché precludersi i sogni? In fondo a Paolo Cecchini e alla moglie Daniela Montanari la prova che nella vita tutto è possibile l’ha data la loro prima figlia: la neozarina Irene, che a 23 anni, al quarto anno di vita e di studi in Russia, viene coperta di complimenti da Vladimir Putin per il suo progetto di integrazione in tema di immigrazione. Primo fra tremila lavori in concorso, premiazione e incontro con lo zar — “il Presidente”, lo chiamano i Cecchini — martedì scorso a Mosca. Fin qui la storia è nota. Compresa la battuta sprezzante di Putin che, rivolt…

CORNO GIOVINE (Lodi) — Alla fine di un colloquio all’ingresso dell’azienda agricola di famiglia dicono che «nostra figlia non è una spia né Mata Hari». È una che «studia 12 ore al giorno e ha due p…e così». La metafora si riferisce a ghiandole sessuali non femminili. E comunque, per essere un po’ bucolici e delicati, quanto sarebbe bello «se un giorno Putin venisse qui a assaggiare il nostro olio essenziale di lavanda». Ma certo, perché precludersi i sogni? In fondo a Paolo Cecchini e alla moglie Daniela Montanari la prova che nella vita tutto è possibile l’ha data la loro prima figlia: la neozarina Irene, che a 23 anni, al quarto anno di vita e di studi in Russia, viene coperta di complimenti da Vladimir Putin per il suo progetto di integrazione in tema di immigrazione. Primo fra tremila lavori in concorso, premiazione e incontro con lo zar — “il Presidente”, lo chiamano i Cecchini — martedì scorso a Mosca. Fin qui la storia è nota. Compresa la battuta sprezzante di Putin che, rivolto a Irene, se la ride, «hai visto che qui c’è la dittatura?!» — salvo aggiungere che lui esiste proprio per «evitare che in Russia ci sia la dittatura».

Dalla cerimonia nei saloni del World Trade Center Moscow spostiamoci di 6 mila chilometri. Corte Colombarone di Corno Giovine, campi e nebbia dura nel basso lodigiano. I genitori di Irene Cecchini accettano di parlare con Repubblica. Abitano qui e cinque anni fa hanno iniziato a coltivare lavanda, che non è proprio una pianta di zona. L’azienda agricola è di mamma Daniela; papà Paolo ha una ditta di vernici speciali per plastica a Cavenago d’Adda. Della Russia il signor Cecchini dice le stesse cose della figlia. Identiche, talis pater talis filia. Sentite. «La colpa della guerra? È degli Stati Uniti». «Il conflitto finirà solo quando l’Occidente la smetterà di mandare armi all’Ucraina». «Dittatura in Russia? Macché. La dittatura c’è in Corea del Nord, non in Russia». «Censura? Beh, perché in Italia non c’è?». Il repertorio vannacciano del mondo al contrario. Però attenzione, «io non lavoro con la Russia», tiene a precisare il babbo della ragazza prodigio innamorata del Cremlino. Cecchini e le sue vernici. «Vendo in tanti Paesi europei, ma niente Russia…». Sicuro? «Sì. Solo Bielorussia…». Gli chiediamo se, da imprenditore, fa parte di qualche associazione che rappresenta i nostri connazionali che lavorano con la Russia (tipo “Italia-Russa” o “Lombardia-Russia” che aveva tra i responsabili Gianluca Savoini, uomo di Salvini al Cremlino, ndr). Altro no. «Ho aiutato mia figlia solo economicamente, non ho contatti con Mosca...». In principio fu un viaggio. Come regalo per il diciottesimo compleanno il padre regala a Irene una vacanza a Mosca. Ci va da sola. «Mi affascinava la Russia», dice. Folgorazione. Per studiare Affari internazionali si iscrive alla Mgimo, «la migliore università per diplomatici». Si laureerà a luglio, poi altri due anni di master. «Mia figlia ha fatto tutto da sola, mentre studiava ha anche lavorato in una pasticceria»: ancora papà. La mamma: «L’hanno già invitata a partecipare a dei reality russi, c’è tanto clamore intorno a questa storia». Normale, no? Parliamo del capo del Cremlino, mica del sindaco di un paesucolo. «Sì, ma nostra figlia merita davvero, in Russia c’è meritocrazia».

Suona il telefono: è Irene. Parla con il cronista. «Amo i valori della Russia: famiglia, cultura, tradizioni. Il mio progetto è stato adottato da Putin, vado avanti a lavorarci ma su questo non posso dire di più. Il mio sogno è migliorare la Russia, un Paese libero, fantastico, aperto, accogliente». Il progetto — spiega — «snellisce la burocrazia per l’immigrazione». Quale? «In Russia devono entrare solo persone qualificate e che hanno gli stessi valori della Russia». Meglio di una portavoce questa Irene. Dell’Italia dice: «Voi immaginate Mattarella che riceve e premia una ragazza russa? Impossibile, qui c’è la censura, in nome del politicamente corretto». Forse anche i genitori sono putiniani. «Lei no!», dice Cecchini guardando la moglie che chiosa «io sono per la pace!”. Chiediamo a Irene della guerra e di Navalny. «La guerra è colpa dell’America che voleva allargare i confini della Nato, la Russia si è solo difesa». «Su Navalny non mi esprimo, dico solo che la vicenda va analizzata con le giuste fonti, non solo quelle occidentali». Dove vivi, adesso, Irene? «In una casa, non sto più nel dormitorio dell’università. Altro non posso dire». Papà e mamma guardano i campi di lavanda. «Ci manca nostra figlia, ma siamo orgogliosi di lei». Aspettando un Putin in gita tra i campi del Lodigiano.

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