Meloni: “Con l’Ucraina senza tentennamenti”. Ma tace su Navalny
di Giuliano Foschini(Epa)
Nessun tentennamento sull’Ucraina: dalla parte di Zelensky senza «dare segnali di stanchezza». La preoccupazione per «l’escalation» in Israele che potrebbe diventare un «conflitto di civiltà». E l’incredibile silenzio sulla Russia: non una parola sulla morte di Navalny e sulle responsabilità di Vladimir Putin. Giorgia Meloni torna a parlare di politica estera. E lo fa, intervistata a Porta a Porta da Bruno Vespa, alla vigilia della sua visita in Ucraina. Da dove, seppur la premier ancora non lo conferma, terrà il G7 alla presenza di Vladimir Zelensky. «Vediamo se lo faremo da Kiev» ha detto la presidente del Consiglio, «ma sicuramente per sabato (domani, ndr) ho convocato il G7 in occasione del secondo anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina». La Meloni ha voluto confermare il posizionamento dell’Italia al fianco del governo ucraino. Di più: la premier ha espresso il timore su un possibile raffreddamento del coinvolgimento degli altri Paesi.
«L’Occidente – ha detto – non deve …
Nessun tentennamento sull’Ucraina: dalla parte di Zelensky senza «dare segnali di stanchezza». La preoccupazione per «l’escalation» in Israele che potrebbe diventare un «conflitto di civiltà». E l’incredibile silenzio sulla Russia: non una parola sulla morte di Navalny e sulle responsabilità di Vladimir Putin. Giorgia Meloni torna a parlare di politica estera. E lo fa, intervistata a Porta a Porta da Bruno Vespa, alla vigilia della sua visita in Ucraina. Da dove, seppur la premier ancora non lo conferma, terrà il G7 alla presenza di Vladimir Zelensky. «Vediamo se lo faremo da Kiev» ha detto la presidente del Consiglio, «ma sicuramente per sabato (domani, ndr) ho convocato il G7 in occasione del secondo anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina». La Meloni ha voluto confermare il posizionamento dell’Italia al fianco del governo ucraino. Di più: la premier ha espresso il timore su un possibile raffreddamento del coinvolgimento degli altri Paesi.
«L’Occidente – ha detto – non deve dare segnali di stanchezza. Se non fosse stato per il lavoro che abbiamo fatto noi oggi avremmo un’Ucraina invasa, avremo una guerra molto più vicina a casa nostra. Pallottoliere alla mano, non ci conviene perché noi in Europa non siamo esattamente Paesi che hanno molto investito per difendersi». Un riferimento, quello alle scorte belliche, che viene ripetuto spesso in certi ambienti nelle ultime settimane: il magazzino è in esaurimento, motivo per cui c’è un pezzo di politica e di industria che chiedono nuovi finanziamenti e investimenti. Cauta, invece, la posizione della presidente del Consiglio su quello che sta succedendo a Gaza. «Pur comprendendo le difficoltà di una situazione che è molto complessa, bisogna far capire che questa escalation non aiuta e non aiuta nemmeno Israele», ha detto. «Bisogna evitare che questa crisi diventi un conflitto di civiltà. Le conseguenze sarebbero inimmaginabili».
Ma a fare più rumore non sono state le parole della premier, quanto i suoi silenzi. Nessun accenno infatti né a Putin né, soprattutto, all’omicidio Navalny. A maggior ragione dopo le polemiche sulle parole del suo vice premier, Matteo Salvini, che - unico leader in Europa - ha messo in dubbio la responsabilità del Cremlino nella morte dell’oppositore politico. «Bisogna fare chiarezza, ma la fanno i medici, i giudici, non la facciamo noi» ha detto. Poche ore prima che proprio Putin, rispondendo a una studentessa italiana che vive a Mosca, ha detto: «L’Italia ci è sempre stata vicina, ricordo come sono stato accolto da voi, mi sono sempre sentito a casa». «Un pizzino» lo definisce il senatore di Italia viva Enrico Borghi, che chiederà al Copasir (di cui è componente) di discutere di quanto sta accadendo in queste settimane in Italia. «Il Parlamento europeo ha appena approvato una risoluzione sull’interferenza russa nei processi democratici dell’Unione. Ecco, è il caso che lo approfondiamo anche noi che siamo un Paese particolarmente aggredibile» dice Borghi. «Lo siamo perché ci troviamo di fronte a sottovalutazioni costanti e imbarazzi, sia nella maggioranza sia nell’opposizione. Attorno succedono cose: la storia raccontata da Repubblica de Il Corrispondente, questo sito sconosciuto che ha firmato lo scoop mondiale sulla morte in Spagna di Maxim Kuzminov è inquietante e va immediatamente approfondita. Così come non possiamo farci delle domande su Vannacci. Nel suo libro ci sono tutti i software della propaganda russa, dalla lotta all’immigrazione all’esaltazione della qualità della vita a Mosca, fino alla battaglia contro le politiche green. Ma davvero vogliamo pensare che sia tutto un caso?».
Borghi dice di essere stato colpito dal fatto che gli stessi argomenti siano stati utilizzati dalla studentessa italiana, Irene Cecchini, nella sua domanda a Putin. «Non possiamo non unire tutti questi elementi con le parole del Capo di stato maggiore, Giuseppe Cavo Dragone, prossimo vertice del comando militare Nato. Qualche giorno fa ha denunciato che è in corso una intensificazione della strategia di disinformazione russa perché sperano di approfittare delle prossime elezioni europee. Ecco, davvero il governo Meloni intende non occuparsi di questa questione?».