Nel Pd Schlein prova a ricucire dopo il voto sul terzo mandato: “Ma il salva-Zaia era invotabile”
di Giovanna Casadio , Giovanna VitaleROMA — Elly Schlein prova a ricucire la frattura nel Pd sul terzo mandato. La segretaria rassicura Stefano Bonaccini: «È arrabbiato? L’emendamento presentato dalla Lega era invotabile: era un salva-Zaia. Con Stefano ci sentiamo sempre, non è la fine del mondo, continuiamo a lavorare insieme come abbiamo sempre fatto». Ma il giorno dopo il no alla proposta leghista sul tris per i presidenti di Regione in commissione Affari costituzionali del Senato, la spaccatura nel partito è più che mai netta. Non passa solo per il crinale riformisti/massimalisti, bensì tra centro e territori, tra il gruppo dirigente e il plotone di sindaci e governatori dem. Che rappresentano il radicamento e i consensi, di cui il Pd non può fare a meno.
In queste ore, nonostante il malcontento, si arriva a una tregua. I sindaci Antonio Decaro, Matteo Ricci e Dario Nardella — teste d’ariete del sì al terzo mandato — e anche il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, acconsentono a una moratoria. La sfida …
ROMA — Elly Schlein prova a ricucire la frattura nel Pd sul terzo mandato. La segretaria rassicura Stefano Bonaccini: «È arrabbiato? L’emendamento presentato dalla Lega era invotabile: era un salva-Zaia. Con Stefano ci sentiamo sempre, non è la fine del mondo, continuiamo a lavorare insieme come abbiamo sempre fatto». Ma il giorno dopo il no alla proposta leghista sul tris per i presidenti di Regione in commissione Affari costituzionali del Senato, la spaccatura nel partito è più che mai netta. Non passa solo per il crinale riformisti/massimalisti, bensì tra centro e territori, tra il gruppo dirigente e il plotone di sindaci e governatori dem. Che rappresentano il radicamento e i consensi, di cui il Pd non può fare a meno.
In queste ore, nonostante il malcontento, si arriva a una tregua. I sindaci Antonio Decaro, Matteo Ricci e Dario Nardella — teste d’ariete del sì al terzo mandato — e anche il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, acconsentono a una moratoria. La sfida è vincere in Sardegna dove i progressisti si presentano con Alessandra Todde in una intesa con i 5S. Il resto verrà dopo. Però Bonaccini ha riunito ieri in call la sua corrente Energia popolare. Considerazioni amare e uno sfogo corale: «Non si può decidere in un modo in Direzione e poi fare altro in Parlamento: così viene meno la fiducia». Tuttavia nessuna dichiarazione polemica, ma dopo le elezioni sarde — è la richiesta — si dovranno fare i conti. Si incarica Bonaccini di stringer tutti a coorte: «Ora compatti sulla Sardegna, poi dirò cosa penso». Mentre Lorenzo Guerini fa notare: «Non dovevamo partecipare al voto in commissione e tenere aperta la questione in aula senza incrinare l’unità con gli amministratori». Rincara Alessandro Alfieri: «A questo punto il Comitato deciso in Direzione per trovare una quadra sul terzo mandato rischia di essere già morto».
I sindaci dem si riuniscono anche loro in call. Si sfogano: «C’è amarezza, la sensazione di essere stati bistrattati nel partito, considerati un peso anziché una forza. La nostra opinione è stata ignorata». Parole dure. Anche se l’emendamento della contesa riguardava i governatori, mentre quello per i primi cittadini la Lega lo ha ritirato. Il punto è però che da Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, nelle scorse settimane era stata inviata una lettera a tutti i parlamentari affinché lavorassero per estendere ai sindaci delle grandi città la possibilità di ricandidarsi per la terza volta consecutiva. Per quelle fino ai 15 mila abitanti il Decreto elezioni lo prevede. L’Anci ha già predisposto una richiesta alle Regioni di rivolgersi alla Corte costituzionale: di fatto si configurerebbe una discriminazione in fatto di elettorato passivo.
In vista della conta nell’aula del Senato, molte cose potrebbero accadere. Scherza un dirigente dem: «Decaro a Bari è come San Nicola, mettergli due dita negli occhi non è stata una buona idea». Nel no del Pd influisce anche la contrarietà di Schlein alla ricandidatura di Vincenzo De Luca in Campania, il quale però sostiene che basta una legge regionale e quindi si prepara a correre lo stesso. Nel Pd contrari al terzo mandato sono il costituzionalista Stefano Ceccanti, Dario Parrini («Devono casomai esserci contrappesi»), Andrea Orlando («Teniamo aperto il confronto, però è una polemica assurda alla vigilia delle Regionali»). Prima dell’aula, ci sarà una riunione del gruppo parlamentare, nel frattempo il Comitato dovrebbe approntare una proposta di modifica del Testo sugli enti locali. Evocata ieri dalla segretaria per rassicurare i ribelli: «In Direzione abbiamo provato a trovare una sintesi immaginando una riforma complessiva che, oltre al numero dei mandati, preveda i necessari contrappesi. E questo impegno proseguirà». Ma nel Pd c’è chi non si fida più.