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Terzo mandato, la delusione di Decaro: “Noi sindaci traditi da chi non ha mai dovuto cercarsi un voto”

(ansa)

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Colloquio con il primo cittadino di Bari
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Il no al terzo mandato rischia di essere lo sparo di Sarajevo del Pd. E infatti al telefono la voce di Antonio Decaro, il sindaco di Bari, risuona agitata, l’eloquio torrenziale: «Traditi da parlamentari che non si sono mai dovuti cercare un voto», urla. «Non vinciamo le Politiche da un’eternità e ora abbiamo pure paura di fare scegliere ai cittadini i sindaci». Agli amici ha mandato i sondaggi che lo danno all’83 per cento di gradimento tra i baresi dopo due mandati: perciò voleva aggiungerci anche il terzo a giugno. Da presidente dell’Anci ha capeggiato la rivolta per la proroga, e la sconfitta ora riaccenderà la voce di Decaro come possibile anti Schlein, la carta coperta dei riformisti e del partito del Sud capeggiato da Vincenzo De Luca. E infatti si dice che don Vincenzo gli darà una mano a cercare i voti alle Europee di giugno: Decaro punta a fare il botto per senso di rivalsa. Già adesso a Bari il Pd è al trenta per cento.

Popolare e sanguigno, Decaro ogni giorno inaugura un c…

Il no al terzo mandato rischia di essere lo sparo di Sarajevo del Pd. E infatti al telefono la voce di Antonio Decaro, il sindaco di Bari, risuona agitata, l’eloquio torrenziale: «Traditi da parlamentari che non si sono mai dovuti cercare un voto», urla. «Non vinciamo le Politiche da un’eternità e ora abbiamo pure paura di fare scegliere ai cittadini i sindaci». Agli amici ha mandato i sondaggi che lo danno all’83 per cento di gradimento tra i baresi dopo due mandati: perciò voleva aggiungerci anche il terzo a giugno. Da presidente dell’Anci ha capeggiato la rivolta per la proroga, e la sconfitta ora riaccenderà la voce di Decaro come possibile anti Schlein, la carta coperta dei riformisti e del partito del Sud capeggiato da Vincenzo De Luca. E infatti si dice che don Vincenzo gli darà una mano a cercare i voti alle Europee di giugno: Decaro punta a fare il botto per senso di rivalsa. Già adesso a Bari il Pd è al trenta per cento.

Popolare e sanguigno, Decaro ogni giorno inaugura un cantiere, pubblica video sulle strade rimesse a nuovo, stringe mani in via Sparano, va in pescheria, si tuffa a mare a Capodanno, balla la samba a Putignano, polemizza con De Laurentiis per come tratta il Bari calcio, tutti lo chiamano Antonio, e il martedì c’è la fila di persone davanti al suo ufficio, come nella Prima Repubblica. Si è inventato pure i cantieri di cittadinanza, 450 euro per i poveri con i redditi Isee sotto i tremila euro. «Capii tutto quando un giorno venne da me una signora con una tanica di benzina. Si sedette nella stanza con le due bambine e chiese lavoro per sé e il marito. Le dissi che dare lavoro non rientrava tra le competenze di un sindaco e lei allora svitò la tanica. “Signora, lei è madre, non si uccida!”, urlai. E lei: ma cosa hai capito? Io do fuoco a te!».

Decaro è nato amministratore e tale vuole rimanere. Ma questa storia del terzo mandato negato può rimescolare il puzzle. «Non finisce qui», dice infatti. «L’Anci non lascerà cadere questa battaglia. Il Pd ha votato il terzo mandato per i sindaci sopra i tremila abitanti, e poi per quelli sopra i cinquemila, non capisco perché lasci fuori gli ultimi 730, quelli come noi, delle città maggiori. Una limitazione che esiste solo in Portogallo, e da nessun’altra parte. Discriminazione ingiusta, probabilmente anticostituzionale».

Il perfido Renzi ha scritto che prima o poi Decaro farà il segretario. Anche D’Alema ed Emiliano, quindici anni fa, lo volevano segretario regionale. Decaro fece credere ad Emiliano che D’Alema ci aveva rinunciato all’ultimo, e a D’Alema che era colpa di Emiliano, e spense il telefonino. Si sottrasse così all’incoronazione. «Poi arrivai in Parlamento con le parlamentarie, ero contento di occupare il seggio che era stato dei Nenni e dei Moro, le agenzie mi chiedevano un’opinione, io rispondevo, un collega ribatteva, e all’indomani nessun giornale riprendeva giustamente questi battibecchi. Fare il sindaco invece è bellissimo. Non giudico mai le paure, ma nemmeno le cavalco, come fanno i populisti, li ascolto». Figlio di un ferroviere socialista, ingegnere all’Anas, da ragazzo ha fatto il lavapiatti per pagarsi le vacanze, vive in una casa coop a Torre a Mare, «non c’è niente che faccia incazzare di più i cittadini di un sindaco che si presenta solo agli eventi con la fascia. Ho detto a Roberto Gualtieri “non puoi studiare i dossier tutto il giorno, falli studiare agli esperti, esci, fatti vedere”. Ora vedo anche lui fa i video, e mi sembra che i romani lo apprezzino di più».

A Bari il Pd vuole candidare a giugno in Comune Vito Leccese, ex verde, l’ex capo di gabinetto di Decaro e di Emiliano, ma – dicono – si sarebbe fatto da parte se fosse passato il terzo mandato. In realtà i candidati a sinistra, per il momento, sono due. La scelta verrà fatta, la prima volta, con “primarie” aperte ai cinquestelle tra Leccese e l’avvocato Michele Laforgia, ex legale proprio di Decaro, sostenuto dal Movimento e dalla sinistra. Ma qui la destra è così debole che, dicono, se entrambi fossero in campo potrebbero finire addirittura al ballottaggio.

Un amico dice: «Antonio è bravo, ma parla con accento barese, non può funzionare, più che fare il leader lui punta direttamente a palazzo Chigi». L’Europa è quindi solo la soluzione ponte per arrivare a governare la Regione Puglia, quello è l’obiettivo, ma è tra due anni, un’eternità. A meno che la rivolta non diventi tempesta. Occhio che Decaro sotto la doccia canta ‘Ciao amore, ciao’ di Tenco. “Andare via lontano/a cercare un altro mondo. Dire addio al cortile. Andarsene sognando”.

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