ROMA — «Un altro Berlusconi in politica? Ce lo dirà solo il futuro». Parola di Paolo Berlusconi. Il fratello del Cavaliere scende le scalette della platea, al PalaCongressi dell’Eur. Si ferma un attimo. Stringe mani. Risponde a un paio di domande. Soprattutto alla domanda: ci sarà la discesa in campo di un erede dell’ex premier? Ecco la novità: Berlusconi jr non chiude a questa ipotesi. Anzi. «Ce lo dirà il futuro». E buona parte del futuro, pare di capire, passa dalle Europee di giugno. Test di sopravvivenza non tanto per FI, a questo punto, ma per Antonio Tajani. Il vice-premier nei prossimi mesi giocherà da leader, col placet della famiglia. Il congresso azzurro, convocato per la prima volta senza Berlusconi, lo incoronerà segretario tra poche ore. Missione difficile, ammette per primo il ministro degli Esteri: tocca «rimpiazzare Maradona». E Diego sarebbe «Silvio».
I figli di Berlusconi non ci sono: né Marina, né Pier Silvio, né Luigi. Manderanno una lettera oggi, il minimo. Giann…
ROMA — «Un altro Berlusconi in politica? Ce lo dirà solo il futuro». Parola di Paolo Berlusconi. Il fratello del Cavaliere scende le scalette della platea, al PalaCongressi dell’Eur. Si ferma un attimo. Stringe mani. Risponde a un paio di domande. Soprattutto alla domanda: ci sarà la discesa in campo di un erede dell’ex premier? Ecco la novità: Berlusconi jr non chiude a questa ipotesi. Anzi. «Ce lo dirà il futuro». E buona parte del futuro, pare di capire, passa dalle Europee di giugno. Test di sopravvivenza non tanto per FI, a questo punto, ma per Antonio Tajani. Il vice-premier nei prossimi mesi giocherà da leader, col placet della famiglia. Il congresso azzurro, convocato per la prima volta senza Berlusconi, lo incoronerà segretario tra poche ore. Missione difficile, ammette per primo il ministro degli Esteri: tocca «rimpiazzare Maradona». E Diego sarebbe «Silvio».
I figli di Berlusconi non ci sono: né Marina, né Pier Silvio, né Luigi. Manderanno una lettera oggi, il minimo. Gianni Letta stavolta non si vede, a differenza del trentennale della fondazione di FI. Anche Marta Fascina ieri non ha ritirato l’accredito: è rimasta ad Arcore, dopo che avrebbe incassato la prima delle quattro tranche dei 100 milioni di eredità. Forse l’ultima “quasi moglie” arriverà oggi. Chissà. Al congresso non sembra rimpianta: per lei chiama l’applauso il fido deputato Stefano Benigni, ma la platea non si spella le mani. L’ex royal family forzista è rappresentata in presenza dal solo Paolo. Ecco perché le sue parole vanno pesate bene. «Era doveroso essere qui», aggiunge, mentre Tajani dal palco si affretta a sottolineare che gli eredi di Berlusconi «continueranno a sostenere» la sua creatura politica. Ma come? Si vedrà dai risultati. Fino a giugno nessuno metterà in discussione il vice-premier, che punta al 10% e soprattutto a scavallare la Lega.
È il sorpasso su Salvini l’obiettivo di fondo di questa due giorni. Dare l’idea che nella maggioranza di destra-centro, il centro abbia ancora un suo spazio. La sfida è al Carroccio, che difatti al PalaCongressi latita o quasi. Delegazione scarnissima. Salvini non c’è. Né i capigruppo o i membri della segreteria. Solo una deputata semplice: Simonetta Matone. Anche Giorgia Meloni al congresso non va, ma manda un cordialissimo video-messaggio, blandisce il suo vice azzurro e spedisce i due capigruppo alla Camera e al Senato. E soprattutto Ignazio La Russa. Insomma, FdI è al gran completo.
L’obiettivo di Tajani è fin troppo esplicito. Lo fa capire il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, che sarà uno dei vice-segretari: «Qui c’è tanto entusiasmo, forse più da noi che nei luoghi dove si riunisce la Lega». Replicano stizziti gli ex lumbard: parole «sgradevoli, Occhiuto si occupi della Regione».
Per l’operazione sorpasso, Tajani punta sul profilo europeista. Sul palco dell’Eur sale il presidente del Ppe, Manfred Weber. Che assesta schiaffoni agli alleati di Salvini in Ue. «Vogliamo davvero distruggere tutto, come vuole l’Afd? O vogliamo lasciare l’Europa nelle mani di Le Pen, che sosteneva Putin?». Messaggio chiarissimo: i popolari non ci pensano ad allearsi con politici di questa risma. «Burattini di Putin». A dirla tutta Weber ne ha anche per l’ultimo acquisto dei Conservatori di Meloni, l’estremista di destra Éric Zemmour: «Diceva che il Nord Italia avrebbe dovuto essere francese! Sono questi i nostri interlocutori?». Applausi. Manda un video anche Ursula von der Leyen, parole al miele per Tajani: «FI resterà l’ancora dell’Italia in Europa». Il vice-premier assicura: «Mai con gli estremisti in Ue». Meloni parla in un video registrato, quindi non può replicare. Ma nel filmato si augura ancora di poter esportare «il modello italiano» in Ue, dopo il voto di giugno.
Il congresso si chiuderà stasera. L’unico candidato a segretario è Tajani. Anche i vice sono già scelti: 4 posti per 4 candidati. Cioè Deborah Bergamini, vicina alla famiglia Berlusconi, il calabrese Occhiuto, il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, e proprio Benigni, per cui si è spesa Fascina. Tutti d’accordo? In realtà no. A poche ore dalle nomine, non è ancora chiaro se ci sarà una conta fra le correnti per il posto di “vicario”, cioè di numero due. Tajani vorrebbe l’acclamazione in blocco, per evitare dispute. Ma Occhiuto, stimato anche dall’ala Ronzulli, ancora ieri insisteva per far «votare i delegati». A fine serata arriva l’ordine di scuderia: «Antonio ha detto che nun se deve vota’», intima il capogruppo Barelli irrompendo alla riunione riservata dei 4 aspiranti vice. Non tutti sono d’accordo ma alla fine chinano il capo.