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“I manganelli sui ragazzi sono un fallimento”. La bacchettata di Mattarella non piace alla destra

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (ansa)
Mattarella chiama Piantedosi dopo gli scontri di Pisa. Il Quirinale vede un’escalation che passa il segno: un messaggio alla premier. FdI: “La sinistra spalleggia i violenti”
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Sergio Mattarella in mattinata chiama il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e gli comunica il suo più fermo disappunto per gli studenti pestati a sangue venerdì a Pisa. Quindi fa diffondere una delle note più dure della sua presidenza. Dieci righe che trasudano massima indignazione per il clima di repressione messo in atto dalle forze dell’ordine nel corso delle manifestazioni studentesche pro Palestina: «Il presidente della Repubblica ha fatto presente al ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».

I rapporti con Piantedosi sono buoni. Il dialogo è costante, di stima reciproca. E infatti dal Quirinale fanno sapere che non è un atto di sfiducia personale nei confronti dell’inquilino del Viminale – Piantedosi avrebbe ammesso che si è …

Sergio Mattarella in mattinata chiama il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e gli comunica il suo più fermo disappunto per gli studenti pestati a sangue venerdì a Pisa. Quindi fa diffondere una delle note più dure della sua presidenza. Dieci righe che trasudano massima indignazione per il clima di repressione messo in atto dalle forze dell’ordine nel corso delle manifestazioni studentesche pro Palestina: «Il presidente della Repubblica ha fatto presente al ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».

I rapporti con Piantedosi sono buoni. Il dialogo è costante, di stima reciproca. E infatti dal Quirinale fanno sapere che non è un atto di sfiducia personale nei confronti dell’inquilino del Viminale – Piantedosi avrebbe ammesso che si è esagerato – ma un richiamo generale alla continenza da parte di tutti gli attori in campo. Emerge la preoccupazione per una cultura autoritaria che si sta diffondendo e che inquieta il Capo dello Stato, da sempre teso ad assorbire le tensioni, favorendo la coesione sociale e il civile confronto tra le parti. Ma stavolta si è passati il segno. Quindi il destinatario del messaggio non può non essere Palazzo Chigi. Non a caso la destra, che l’ha inteso, ha continuato a difendere la linea dura.

Le schedature di chi deposita i fiori per Navalny. Gli studenti, spesso minorenni, manganellati come se fossero violenti ultrà a Napoli, Bologna, Torino, certificano un clima. Un’escalation, la definiscono al Colle. I segnali si sono infittiti. C’è un clima intossicato. E infatti proprio venerdì, poche ore prima delle manganellate di Pisa, il capo dello Stato aveva condannato le offese e l’aggressività messa in atto contro la premier Giorgia Meloni, a cui aveva espresso solidarietà. Insomma, la campana suona per tutti. Dopodiché gli studenti hanno diritto a manifestare e di essere trattati con civiltà repubblicana. Un anno fa Mattarella si era schierato con i tre studenti di Firenze feriti in agguato di un gruppo di destra davanti al liceo Michelangiolo, e lo aveva fatto capire al ministro Valditara nel corso di una cerimonia pubblica, proprio mentre l’esponente del governo minacciava sanzioni contro la preside che aveva evocato il rischio di fascismo. La destra però sembra chiudersi a riccio. Per Fratelli d’Italia «la sinistra che spalleggia i violenti è la causa dei disordini ai quali abbiamo assistito». Il capogruppo Tommaso Foti mette in discussione «le modalità sempre più spesso aggressive che caratterizzano il diritto a manifestare» e se la prende «con i professionisti della violenza». Un linguaggio che rimanda agli anni Settanta. E il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, vicinissimo alla premier, ribadisce la linea: «Le forze dell’ordine non resteranno sole. Pieno sostegno. Sbagliato lasciarli esposti a sputi e insulti di estremisti vari di collettivi e centri sociali». Non è peraltro questa l’intenzione del Capo dello Stato.

Pure il sottosegretario dell’Interno, il leghista Nicola Molteni, rinnova la sua vicinanza alle forze dell’ordine, mentre i capigruppo della Lega fanno notare i manifesti con i volti insanguinati di Meloni e Salvini a un corteo milanese, additando le colpe di «una certa sinistra». E, forse complice il clima elettorale, (oggi si vota in Sardegna, i partiti sono in piena campagna per le Europee), anche Forza Italia mantiene una posizione securitaria. Giorgio Mulè chiede di organizzare «corsi di manifestazione per i ragazzi». «Se qualcuno ha sbagliato - dice Antonio Tajani, nel giorno dell’elezione a segretario - deve essere sottoposto a sanzione disciplinare, ma questo non significa che si mettono sotto processo le forze dell’ordine. Sono persone che difendono lo Stato con stipendi bassi, non sono figli di radical chic».

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