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“A Pisa difendevamo luoghi sensibili”. Piantedosi prima riconosce errori, poi sposa la linea dura imposta da Palazzo Chigi

(ansa)

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Il ministro dell’Interno dopo le manganellate agli studenti si sfoga: “Ma che hanno combinato?”. Poi Meloni dà l’input di politicizzare lo scontro
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Venerdì sera. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è al telefono con i sindacati di Polizia. Sugli schermi dei computer le immagini dei pestaggi di Pisa. Piantedosi è furioso: «Ma che hanno combinato?». Ieri mattina, dal Quirinale parte una telefonata al Viminale. Il presidente della Repubblica è sdegnato, comunica che interverrà personalmente, perché «l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza». Piantedosi dice di condividere il punto, come verrà scritto poi nel comunicato di qualche ora dopo. Primo pomeriggio, la presidente Giorgia Meloni prende in mano il dossier (nelle ore precedenti era stata inevitabilmente poco presente, visto il G7 da Kiev) e decide, con i sottosegretari Fazzolari e Mantovano, la linea. Che non è quella del presidente della Repubblica, condivisa con il Viminale. Anzi. «Noi siamo dalla parte della Polizia senza se e senza ma. La sinistra con i violenti: se ci sono stati errori dei singoli…

Venerdì sera. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è al telefono con i sindacati di Polizia. Sugli schermi dei computer le immagini dei pestaggi di Pisa. Piantedosi è furioso: «Ma che hanno combinato?». Ieri mattina, dal Quirinale parte una telefonata al Viminale. Il presidente della Repubblica è sdegnato, comunica che interverrà personalmente, perché «l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza». Piantedosi dice di condividere il punto, come verrà scritto poi nel comunicato di qualche ora dopo. Primo pomeriggio, la presidente Giorgia Meloni prende in mano il dossier (nelle ore precedenti era stata inevitabilmente poco presente, visto il G7 da Kiev) e decide, con i sottosegretari Fazzolari e Mantovano, la linea. Che non è quella del presidente della Repubblica, condivisa con il Viminale. Anzi. «Noi siamo dalla parte della Polizia senza se e senza ma. La sinistra con i violenti: se ci sono stati errori dei singoli, si vedrà. Ma alla base c’era che quel corteo non era autorizzato. Punto.». È così che non appena il Quirinale pubblica la sua nota, parte la controffensiva. Che va in un senso diverso rispetto a quanto fino a quel momento era stato fatto.

Il Viminale si muove infatti subito venerdì quando capisce che quello che è accaduto è troppo grave per poterlo rubricare nel tre per cento di scontri accaduto durante le più di mille manifestazioni che si sono succedute dal 7 ottobre a oggi. Piantedosi sente il capo della Polizia, Vittorio Pisani. E nella serata concordano un documento in cui il Dipartimento di sicurezza parla della necessità di «un momento di riflessione sugli aspetti organizzativi e operativi». Tradotto: abbiamo un problema. Non lo nasconde nemmeno Piantedosi nelle riunioni che si susseguono al Viminale. «Sono colpito negativamente anche io», dice. «Non possiamo permetterci incidenti in altre manifestazioni. Certo, per farlo serve la collaborazione di chi scende in strada». La linea che sembra delinearsi è dunque un invito alla ricerca del dialogo con i manifestanti. Pur difendendo però le modalità degli interventi adottate. «Chi dice che abbiamo modificato le modalità di gestione dell’ordine pubblico, dice il falso: non è cambiato nulla rispetto ai vecchi governi», ripete Piantedosi ai suoi. Ma i numeri, con un aumento esponenziale delle manifestazioni, indicano che qualcosa è cambiato e dunque qualcosa da cambiare c’è. Comincia anche un dibattito fin quando non arriva il comunicato di Mattarella. A Chigi non nascondono l’irritazione verso la sortita del presidente. E così dettano la linea: nessun riferimento diretto al capo dello Stato, ma duri a difesa della Polizia. E ancora: «Attacchiamo la sinistra che difende i manifestanti non autorizzati».

E così dopo qualche minuto i primi a uscire, sono proprio i parlamentari di Fratelli d’Italia. «La sinistra che spalleggia i violenti è la causa dei disordini ai quali abbiamo assistito». Poco dopo arriva Giovanni Donzelli, membro del Copasir e interprete principe del Meloni pensiero: «Le forze dell’ordine non sono e non resteranno sole». Donzelli parla di «singoli casi e di eventuali errori» ma dice che sarebbe «pericoloso e sbagliato lasciarli da soli esposti a sputi, spinte, aggressioni e insulti di estremisti vari di collettivi e centri sociali». La maggioranza scavalca a destra persino il capo della Polizia, Vittorio Pisani, che al Tg1 stigmatizza «iniziative che dovranno essere analizzate singolarmente e verificate con severità e trasparenza» pur ricordando che quel corteo non era autorizzato. È quello che in serata dice anche Piantedosi: «Siamo intervenuti – si ripete nelle riunioni - per difendere la sinagoga di Pisa e il consolato statunitense a Firenze, e il tutto è avvenuto durante manifestazioni non preavvisate che non seguivano il percorso concordato, violando le prescrizioni impartite. Ora sono in corso accertamenti su come si sono svolti i fatti ma non dimentichiamo che si è agito soltanto per difendere i due obiettivi sensibili. Resta da capire se c’era un’alternativa alle cariche di alleggerimento». Continuando così, tra qualche ora, è possibile che spunti l’ipotesi che i ragazzi si siano picchiati da soli.

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