Sardegna alle urne, fuoco amico a destra. Todde incalza Truzzu
di Lorenzo De CiccoROMA — Nessuno, solo un paio di mesi fa, avrebbe azzardato che le elezioni in Sardegna sarebbero diventate un test nazionale. Invece va così, per una serie di dinamiche interne agli schieramenti, nella maggioranza sempre più a trazione Meloni e nel campo largo, o almeno giallo-rosso, che si rivede. Le urne si sono aperte presto, alle 6.30. Si vota fino a stasera alle 22. Poi da domani, ore 7, parte lo spoglio. Sperando che sia più celere della volta scorsa, il 2019, quando per la proclamazione dei risultati toccò aspettare un mese.
A destra, è la premier a giocarsi tanto: l’allure dell’invincibilità. In Sardegna ha cercato la prova di forza, mettendo all’angolo Matteo Salvini e silurando il governatore uscente, Christian Solinas, capo del Partito Sardo d’Azione affiliato al Carroccio. Salvini ha brigato per un mese, pur di salvarlo, ma alla fine ha dovuto cedere: il candidato presidente è un iper-meloniano, Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari, dove però non è molto apprezzato, se è…
ROMA — Nessuno, solo un paio di mesi fa, avrebbe azzardato che le elezioni in Sardegna sarebbero diventate un test nazionale. Invece va così, per una serie di dinamiche interne agli schieramenti, nella maggioranza sempre più a trazione Meloni e nel campo largo, o almeno giallo-rosso, che si rivede. Le urne si sono aperte presto, alle 6.30. Si vota fino a stasera alle 22. Poi da domani, ore 7, parte lo spoglio. Sperando che sia più celere della volta scorsa, il 2019, quando per la proclamazione dei risultati toccò aspettare un mese.
A destra, è la premier a giocarsi tanto: l’allure dell’invincibilità. In Sardegna ha cercato la prova di forza, mettendo all’angolo Matteo Salvini e silurando il governatore uscente, Christian Solinas, capo del Partito Sardo d’Azione affiliato al Carroccio. Salvini ha brigato per un mese, pur di salvarlo, ma alla fine ha dovuto cedere: il candidato presidente è un iper-meloniano, Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari, dove però non è molto apprezzato, se è in coda alla classifica di gradimento dei primi cittadini dello Stivale. Proprio lo sgarbo a Salvini inquieta la notte della vigilia dei meloniani. Serpeggia lo spettro del voto disgiunto - che finora non ha mai ribaltato un’elezione regionale, va detto, ma i dissapori sono marcatissimi. Lo stesso Salvini, l’altro ieri, in una riunione riservata con Truzzu e i luogotenenti di Meloni nell’isola, ha dovuto rassicurare FdI: nessun ordine di scuderia per dissociarsi dal candidato della coalizione. Il vicepremier ha macinato comizi, anche perché proprio con la conquista della Sardegna, nel 2019, iniziò a plasmare il suo progetto di Lega nazionale, che ora si sta sfarinando. Gli ultimi sondaggi interni (riservati) darebbero la Lega piuttosto distante dall’11% di cinque anni fa. E anche dal 6% delle Politiche del 2022. Ma chissà. Anche FdI teme di non raggiungere il 23,6% delle elezioni nazionali di un anno e mezzo fa. A bassa voce, l’obiettivo dei meloniani è il 20%. Col rischio di sfigurare proprio a Cagliari, dove Truzzu è il sindaco in carica. Per Meloni, vincere significherebbe rendere ancora più residuale (ma nervoso) Salvini. Una sconfitta invece sarebbe la prima clamorosa débâcle della destra da quando è al governo. Per giunta con un uomo imposto da FdI a Roma, ai danni degli alleati. Tutto finirebbe sul conto di Meloni.
A sinistra, corre come candidata presidente l’ex vice-ministra dello Sviluppo dei 5 Stelle, Alessandra Todde. Iper-contiana, pragmatica, ottimi rapporti col mondo delle imprese (anche con la Coldiretti locale). L’ha voluta a tutti i costi l’ex premier, Elly Schlein ha accettato ma ora è lei, più di Giuseppe Conte, a rischiare la posta più alta. Perché per Todde, il Pd ha rinunciato alle primarie. E questo è stato il vulnus, o meglio la giustificazione, della corsa da outsider dell’ex governatore Renato Soru, che ha messo su un fronte variegatissimo, praticamente unico, che va da Calenda a Rifondazione. I giallorossi sperano: Soru toglierà più voti alla destra. Conte, altra prima volta, chiede il «voto utile». Al Nazareno sono confortati da un paio di rilevazioni recenti positive. Sperano nel sorpasso. A Schlein una vittoria del centrosinistra in Sardegna consentirebbe di tacitare anche gli ultimi strascichi polemici interni al Pd. Il correntone di minoranza di Stefano Bonaccini ha appena protestato, molto ruvidamente, per come è stato gestito in Senato il voto sul terzo mandato dei presidenti di Regione. E i riformisti inseriscono la scelta di Schlein di votare no in un più generale «appiattimento» sul M5S. Una vittoria di Todde, per la leader dem, sarebbe un balsamo contro i malumori. Dimostrerebbe che la sua linea funziona, eccome, per battere Meloni. Perdere, invece, inasprirebbe lo scontro interno. Non il massimo, a tre mesi dalle Europee.