Europee, Cateno De Luca e l’idea di un fronte sovranista-populista con Rizzo e Alemanno
di Matteo PucciarelliL'altro De Luca - non il campano Vincenzo ma Cateno, sindaco di Taormina - è ancora lì, in mezzo al guado, con il suo partito siciliano che vale il 20 per cento sull'isola e che per le Europee cerca compagni di strada: io offro questo, voi? A Roma giovedì scorso, in piazza Santi Apostoli, ha provato a far vedere che, se vuole, qualche pullman dal Sud (ma anche uno dal Veneto) riesce a organizzarlo e riempirlo. Un migliaio di persone sotto al tir-palco, la gran parte piccoli imprenditori, agricoltori, allevatori, ambulanti e, va detto, uomini.
Il buon Cateno, detto "Scateno" non a caso visto il carattere vulcanico, ex sindaco di Messina, ha affidato la presidenza di Sud chiama Nord alla ex 5 Stelle Laura Castelli; dopo gli anni istituzionali da viceministro dell'Economia, anche con Mario Draghi, è tornata nella mischia con un movimento né di destra, né di sinistra, o le due cose assieme, vai a sapere. «Ci stiamo organizzando, proviamo a radicarci anche fuori dalla Sicilia», dice lei. L…
L'altro De Luca - non il campano Vincenzo ma Cateno, sindaco di Taormina - è ancora lì, in mezzo al guado, con il suo partito siciliano che vale il 20 per cento sull'isola e che per le Europee cerca compagni di strada: io offro questo, voi? A Roma giovedì scorso, in piazza Santi Apostoli, ha provato a far vedere che, se vuole, qualche pullman dal Sud (ma anche uno dal Veneto) riesce a organizzarlo e riempirlo. Un migliaio di persone sotto al tir-palco, la gran parte piccoli imprenditori, agricoltori, allevatori, ambulanti e, va detto, uomini.
Il buon Cateno, detto "Scateno" non a caso visto il carattere vulcanico, ex sindaco di Messina, ha affidato la presidenza di Sud chiama Nord alla ex 5 Stelle Laura Castelli; dopo gli anni istituzionali da viceministro dell'Economia, anche con Mario Draghi, è tornata nella mischia con un movimento né di destra, né di sinistra, o le due cose assieme, vai a sapere. «Ci stiamo organizzando, proviamo a radicarci anche fuori dalla Sicilia», dice lei. La differenza con il Movimento degli albori è che, all'epoca, parlare di strutturarsi era una mezza bestemmia.
"Meno Europa, più equità", recitava lo striscione sotto il palco. "No ad una agricoltura classista!", l'altro slogan sui volantini distribuiti agli astanti. Lo "scatenismo", populismo in salsa meridionale, potenzialmente pesca voti in maniera trasversale; e anche per questo, in tempi di post-ideologia spinta, le possibile alleanze per Bruxelles sono altrettanto trasversali. «Stiamo facendo un cartello che con l'insegna della "libertà" potrebbe rappresentare l'unica novità per questa campagna elettorale», promette De Luca. Le opzioni sul terreno sono tre: un aggregato centrista con Azione e +Europa, ma Carlo Calenda è un altro che litiga facile con gli alleati del momento, caratteristica che lo accomuna proprio al sindaco di Taormina, capace di mandarsi a quel paese con l'ex M5S Dino Giarrusso poche settimane dopo essersi uniti in matrimonio (politicamente parlando). Un accordo con il Pd, magari proiettato alle regionali siciliane, quando un tridente Pd-5 Stelle-Sud chiama Nord potrebbe strappare il governo alla destra. Infine, la scelta forse più spericolata ma con lo spettacolo assicurato: un fronte sovranista-populista tutto da costruire, dal Partito comunista fondato da Marco Rizzo confluito in Democrazia sovrana popolare ai "patrioti" di Gianni Alemanno, che contestano da destra il governo di Giorgia Meloni. A metà marzo si saprà com'è andata a finire.