ROMA — Marta Fascina, chi l’ha vista? Al congresso di Forza Italia l’ultima quasi moglie di Silvio Berlusconi non si è presentata. Desaparecida. E dire che l’aveva pure annunciato. O almeno sillabato - «Al congresso ci sarà? Sì», aveva risposto muovendo la testa - durante l’ultima apparizione alla Camera dei deputati, era il 6 febbraio, prima e unica presenza in Aula del 2024 (dopo la dipartita del Cavaliere a giugno, si era rivista una sola volta a dicembre). Anche Antonio Tajani, alla vigilia dell’assise azzurra, aveva fatto capire che la “vedova” di Berlusconi avrebbe potuto presenziare ai lavori congressuali, a differenza dei figli: «Loro sono imprenditori, lei è una deputata di FI, parte integrante del movimento politico».
Invece niente. Il neosegretario azzurro non l’ha mai citata, nelle oltre tre ore di discorso, tra quello pre e quello post elezione. Ma intorno al vicepremier e ministro degli Esteri, soprattutto nel gruppo di Montecitorio, un po’ di insofferenza comincia a mon…
ROMA — Marta Fascina, chi l’ha vista? Al congresso di Forza Italia l’ultima quasi moglie di Silvio Berlusconi non si è presentata. Desaparecida. E dire che l’aveva pure annunciato. O almeno sillabato - «Al congresso ci sarà? Sì», aveva risposto muovendo la testa - durante l’ultima apparizione alla Camera dei deputati, era il 6 febbraio, prima e unica presenza in Aula del 2024 (dopo la dipartita del Cavaliere a giugno, si era rivista una sola volta a dicembre). Anche Antonio Tajani, alla vigilia dell’assise azzurra, aveva fatto capire che la “vedova” di Berlusconi avrebbe potuto presenziare ai lavori congressuali, a differenza dei figli: «Loro sono imprenditori, lei è una deputata di FI, parte integrante del movimento politico».
Invece niente. Il neosegretario azzurro non l’ha mai citata, nelle oltre tre ore di discorso, tra quello pre e quello post elezione. Ma intorno al vicepremier e ministro degli Esteri, soprattutto nel gruppo di Montecitorio, un po’ di insofferenza comincia a montare. Anzi è già montata. L’assenza è stata la classica goccia che fa traboccare i veleni. Nessuno si espone pubblicamente, per ora. Ma diversi deputati, nei corridoi del PalaCongressi dell’Eur, l’altro ieri, registrato il forfait, facevano capire che un segnale alla iper-assenteista andrebbe dato. Ed ecco quale sarebbe la prima mossa: «Togliamole la giustificazione!». Come a scuola.
La mossa va spiegata: ogni gruppo parlamentare della Camera ha a disposizione un pacchetto di giustificazioni per le assenze. FI ne ha 2. Ognuna delle quali serve a permettere al deputato che marca visita di non subire una decurtazione in busta paga: 206 euro a seduta, circa 1.200-1.600 euro al mese, a seconda delle convocazioni. Spiccioli, si dirà, per chi come Fascina è destinatario di un’eredità da 100 milioni di euro (e una prima tranche è già stata liquidata). Eppure, da quando Berlusconi è scomparso, Fascina è sempre stata coperta da questo scudo. Spesso a danno dei colleghi, che ci hanno dovuto rinunciare anche se impegnati altrove nei collegi. Ecco, nelle truppe di Montecitorio in diversi vorrebbero rompere lo schema. Via la “giustifica”, è il messaggio già recapitato al capogruppo Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani. L’altra mossa - per ora solo ventilata, ma c’è tempo - riguarda l’incarico che Fascina ha ottenuto alla Camera: segretaria della Commissione Difesa. Potrebbe finire in discussione tra un anno, a metà legislatura, quando tutti i vertici degli organismi parlamentari saranno azzerati e rivotati.
Se tira questa aria dentro FI - e non solo nella minoranza interna- è anche perché Fascina pur non presentandosi mai, né in Aula né al partito, chiede e riesce a contare ancora. Eccome. Al congresso, è riuscita a imporre il fidato Stefano Benigni in uno dei 4 posti da vice-segretario. A danno di Renato Schifani, che tra gli azzurri non è certo uno di primo pelo. Anche se Benigni rischia qualcosa: l’unico delegato che ha votato contro, Alberto Ancarani, sta valutando di «fare ricorso ai probiviri», per violazione dello Statuto. Ma era solo l’ultima mano, in cui Fascina ha piazzato le sue carte. Nelle trattative sul governo, aveva spuntato due posti da sottosegretario per l’ex compagno di scuola, Tullio Ferrante, ai Trasporti, e Matteo Perego, alla Difesa. E non si sarebbe del tutto rassegnata all’idea di far promuovere anche l’amica farmacista (e deputata) Gloria Saccani Jotti a sottosegretaria all’Università: il posto è da assegnare. Con o senza giustificazione.