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Abruzzo e Basilicata: dopo la Sardegna il centrodestra teme l’effetto domino

Matteo Salvini a Pescara (ansa)
Fra due settimane si vota nella Regione governata dal fedelissimo meloniano Marsilio, contro di lui una coalizione ampia che va dai rossoverdi ai centristi. E all’orizzonte ci sono la sfida lucana e cinque capoluoghi, da Bari a Firenze
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Ora nel centrodestra si teme l’effetto domino. Dopo la vittoria del centrosinistra (moderati esclusi) in Sardegna, nella maggioranza il timore di un’altra disfatta si fa sempre più concreto. I prossimi appuntamenti elettorali sono vicinissimi: in Abruzzo si vota il 10 marzo, in Basilicata si va alle urne il 21 e il 22 aprile. Poi sarà la volta dell’election day con Europee, Piemonte e più di 3.000 comuni in tutta Italia. La partita sull’Isola, con Alessandra Todde vincitrice, ha rianimato la competitività del fronte progressista che ora sogna il colpaccio. Dall’altra parte dello schieramento, invece, la sconfitta del meloniano Paolo Truzzu suona come un avvertimento alla maggioranza di governo, divisa in partenza sulla scelta del candidato imposto da Fratelli d’Italia a scapito del leghista Christian Solinas.

Ora nel centrodestra si teme l’effetto domino. Dopo la vittoria del centrosinistra (moderati esclusi) in Sardegna, nella maggioranza il timore di un’altra disfatta si fa sempre più concreto. I prossimi appuntamenti elettorali sono vicinissimi: in Abruzzo si vota il 10 marzo, in Basilicata si va alle urne il 21 e il 22 aprile. Poi sarà la volta dell’election day con Europee, Piemonte e più di 3.000 comuni in tutta Italia. La partita sull’Isola, con Alessandra Todde vincitrice, ha rianimato la competitività del fronte progressista che ora sogna il colpaccio. Dall’altra parte dello schieramento, invece, la sconfitta del meloniano Paolo Truzzu suona come un avvertimento alla maggioranza di governo, divisa in partenza sulla scelta del candidato imposto da Fratelli d’Italia a scapito del leghista Christian Solinas.

In Abruzzo c’è il campo larghissimo

“Fra due settimane possiamo vincere anche in Abruzzo”, suona la carica Elly Schelin. "Giovedì mi sposto in Abruzzo", rilancia Giuseppe Conte su La7. Matteo Salvini, invece, è subito partito per Pescara. Partite locali, vero. Ma secondo i sondaggi la vittoria del centrosinistra (questa volta in formato maxi) non sarebbe così fuori mano. Secondo la rilevazione Winpoll del 23 febbraio, a separare i due sfidanti ci sarebbero solo pochi decimali. I candidati in corsa sono il presidente uscente di centrodestra Marco Marsilio e Luciano D’Amico, sostenuto da “Il patto per l’Abruzzo”, un’ampia coalizione progressista che va dai rosso-verdi ai centristi di Azione e Italia Viva passando ovviamente per il Pd e il Movimento 5 Stelle.

Sempre secondo Winpoll il dato sulla fiducia dei candidati fotografa un vantaggio di 12 punti percentuali in favore di D'Amico. Un segnale non proprio incoraggiante per il centrodestra, che a differenza della Sardegna non può nemmeno sperare nelle divisioni del campo avversario. In Abruzzo, infatti, non esiste un Renato Soru. Qui anche i moderati hanno deciso di convergere sullo stesso candidato di Pd e 5s.

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La Basilicata ancora in alto mare

In caso di sconfitta Marsilio sarebbe il secondo meloniano di fila a cadere e, soprattutto, un pessimo segnale in vista della Basilicata. Qui la faccenda si complica da entrambi i lati, ma ancora una volta a rischiare di più sono gli uscenti che fanno capo alla maggioranza di governo. Da mesi Forza Italia spinge la candidatura dell’uscente Vito Bardi (fedelissimo di Antonio Tajani) quasi come fosse scontata. O meglio: come se sull'amministrazione lucana non abbiano messo gli occhi anche FdI e Lega. Quest’ultima potrebbe alzare la posta affinché la premier rimedi allo ‘scippo’ consumatosi in terra sarda. Fatto sta che sulla ricandidatura di Bardi, al momento, non esistono certezze, se non le continue attestazioni di stima da parte dei colonnelli azzurri. Di recente il capogruppo di FI alla Camera Paolo Barelli ha ribadito che, nonostante la non ufficialità, l’investitura di Bardi “è nelle cose” e che “il dibattito politico è giusto che ci sia, ma mi sembra di vedere che è completamente risolto". Vero è che meloniani e leghisti non hanno ancora fatto filtrare un nome alternativo. Ma non è scontato che possano farlo nelle prossime ore.

Anche nel centrosinistra il dialogo - di certo più sereno rispetto al campo avversario - è ancora in corso. Il Pd ha bruciato le tappe annunciando che sosterrà la corsa dell'imprenditore Angelo Chiorazzo, frontman di "Basilicata casa comune". Su di lui il M5s non ha ancora sciolto la riserva. Ma - va detto - anche in casa dem l’appoggio non sembra essere molto granitico. Pare dunque esserci ancora uno spazio per una convergenza più larga. La volontà, del resto, c’è e in casa 5s è stata confermata subito dopo la vittoria di Todde. Il metodo però - ha ribadito Giuseppe Conte - deve fondarsi su “un confronto serio e su un progetto credibile”.

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I capoluoghi all’orizzonte

Anche perché, a differenza delle Europee, per le amministrative una sintesi va trovata per forza, soprattutto nei capoluoghi: a Firenze si gioca il dopo Dario Nardella e a Bari i dem dovranno trovare il degno successore dell’amato Antonio Decaro. Insomma, la posta è alta. Ci sono anche Perugia, Potenza e, ancora volta, la sarda Cagliari. Qui l’uscente è proprio Truzzu, che visto il risultato al livello regionale difficilmente verrà proposto per il bis. Piuttosto la Lega cercherà di piazzare uno dei suoi a mo’ di risarcimento per la mancata candidatura di Solinas. “A Cagliari ha vinto abbondantemente il centrosinistra e su questo bisognerà fare una riflessione”, avverte Salvini. Tutti nodi che verranno affrontati durante la riunione dei responsabile enti locali del partiti di centrodestra. Ma la partita è ancora lunga.

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