Conte: “L’appetito vien mangiando: battuta la premier, ora l’Abruzzo”
di Matteo Pucciarelli , Lorenzo De CiccoMILANO — Se pure non fosse esattamente così, l’importante è ciò che si ripete da oggi in poi: la riconquista della Sardegna, la sconfitta della corazzata del centrodestra, l’inizio di «una nuova Resistenza» — per dirla con le parole di Alessandra Todde, qualche giorno fa — è una vittoria capitanata dal M5S. Dirlo, ridirlo, ripeterlo, una strategia che non è solo comunicativa ma anche politica, per ricordare che senza i 5 Stelle e i loro temi messi al centro il fronte progressista non ha chance per essere competitivo. «L’appetito vien mangiando, ora si va in Abruzzo...», gongola Giuseppe Conte uscendo dall’hotel T di Cagliari, è notte e Todde sta finalmente andando al comitato elettorale per dire che è fatta.
«Questo è una sconfitta netta per Giorgia Meloni e per il centrodestra», aggiunge. Intanto tre dati oggettivi: Alessandra Todde è la prima presidente di regione donna della Sardegna, è la prima volta che un esponente del M5S conquista la guida di una regione, era dal 2015 che…
MILANO — Se pure non fosse esattamente così, l’importante è ciò che si ripete da oggi in poi: la riconquista della Sardegna, la sconfitta della corazzata del centrodestra, l’inizio di «una nuova Resistenza» — per dirla con le parole di Alessandra Todde, qualche giorno fa — è una vittoria capitanata dal M5S. Dirlo, ridirlo, ripeterlo, una strategia che non è solo comunicativa ma anche politica, per ricordare che senza i 5 Stelle e i loro temi messi al centro il fronte progressista non ha chance per essere competitivo. «L’appetito vien mangiando, ora si va in Abruzzo...», gongola Giuseppe Conte uscendo dall’hotel T di Cagliari, è notte e Todde sta finalmente andando al comitato elettorale per dire che è fatta.
«Questo è una sconfitta netta per Giorgia Meloni e per il centrodestra», aggiunge. Intanto tre dati oggettivi: Alessandra Todde è la prima presidente di regione donna della Sardegna, è la prima volta che un esponente del M5S conquista la guida di una regione, era dal 2015 che il centrosinistra non strappava una regione alla destra. Insomma, tre piccoli miracoli nei quali, in effetti, il Movimento ha dei meriti: a partire dalla scelta della candidata, una propria vicepresidente (che dopo la candidatura ha lasciato il posto a Chiara Appendino) con un profilo sardista e capace di unire una coalizione non scontata, sconfiggendo non solo la destra ma anche il fuoco amico di Renato Soru.
Sardegna, Todde festeggia con Conte e Schlein: "La coalizione ci ha creduto"
Secondo Giuseppe Conte «Todde ha fatto una campagna straordinaria, senza risparmiarsi, sempre tra la gente. Io stesso sono stato tre giorni in Sardegna, sono stato a Sassari, a Cagliari, Nuoro e Oristano, tre giorni intensissimi dove abbiamo toccato con mano i problemi dei cittadini ma anche l’entusiasmo e la voglia di voltare pagina». Per il presidente del M5S è comunque una scommessa vinta e la prima tappa di un disegno chiaro, cioè conquistare la leader del “campo giusto” — come lo definiscono in via di Campo Marzio — e magari, sul medio termine, tornare a conquistare Palazzo Chigi. Certo è lunga, ma i dati di gradimento individuale dell’ex presidente del Consiglio sono sempre rimasti alti anche dopo la fine del Conte bis e la strada per un grande ritorno passa giocoforza da un rilancio strategico del M5S. Dopo la vittoria sarda, di sicuro la possibile e in molti casi sui territori praticata alleanza Pd-M5S-rossoverdi si rafforza, anche se la parola magica utilizzata in queste ore è “metodo”.
Cioè non ha vinto la coalizione, ha vinto il metodo che l’ha formata: prima i punti del programma e l’unità attorno a quelli, poi la ricerca e l’individuazione di un candidato comune capace di incarnarne lo spirito, infine una campagna capillare sul territorio, con i leader pancia a terra e allo stesso tempo un passo indietro. La si può leggere anche in un altro modo, cioè senza metodo, niente coalizione, e infatti su Basilicata e Piemonte non c’è certezza di rifare l’accordo coi dem. «Per noi la strada è il campo giusto — ribadisce infatti Conte — che nasce sulla base di un confronto serio e su un progetto credibile, in Sardegna è prevalso il metodo del campo giusto. Non esistono campi larghi costruiti artificiosamente solo per spartirsi il potere. Esiste invece un campo che nasce dalla fatica e dalla serietà del confronto. Abbiamo costruito con le forze progressiste una proposta di svolta per la Sardegna credibile, concreta, meditata sulle reali esigenze delle comunità locali».Dopodiché restano alcuni nodi, non è insomma tutto oro quel che luccica, al di là di quello che è il messaggio pubblico dei 5 Stelle post-vittoria. Per dire, la lista del Movimento è ben al di sotto del 10 per cento (7,8 per la precisione), pure volendo aggiungerci la civica di Todde (4 per cento), il Pd resta il primo partito superando il 14.
Questo in una regione dove un anno e mezzo fa il M5S aveva superato il 21 per cento. E va bene che sono due elezioni diverse, ma il discostamento è tanto e potenzialmente preoccupante in vista delle Europee. Per un partito con delle rinnovate ambizioni, continuare a non avere un radicamento territoriale è una debolezza non da poco, anche perché la scusa di non avere né volere una vera struttura non regge più.C’è comunque tempo davanti per analizzare e provare a modificare quel che può non aver funzionato. Di sicuro anche solo essere stati competitivi fino all’ultimo, nello stesso M5S, era considerato utopico fino a un paio di settimane fa.