Schlein vince la sfida sarda: “Ora l’alternativa c’è”. Mano tesa di Bonaccini: “Meriti un applauso”
di Giovanna VitaleROMA — Esattamente un anno fa vinceva, a sorpresa, le primarie del Partito democratico. Un anno dopo, stesso giorno, tutto si aspettava tranne che di festeggiare il suo primo anniversario nel cuore di un’altra notte folle: i voti che ballano sul filo di lana, la speranza che si fa ogni minuto più vivida, senza tuttavia diventare certezza se non nelle prime luci dell’alba.
Ma al di là del risultato finale, che naturalmente conta, un dato a sera sembra comunque acquisito: «Cambia il vento, l’alternativa c’è», si lascia sfuggire quando manca poco alla fine. La traduzione è chiara: la destra si può battere, ma per farlo dall’intesa con i Cinquestelle non si può prescindere, per ora in Sardegna, domani chissà.
ELEZIONI SARDEGNA - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
L’asse giallorosso, con il Pd baricentro di un centrosinistra largo, è essenziale per diventare competitivi, lanciare in prospettiva la scalata al governo nazionale. Quello su cui lei, Elly Schlein, ha sempre creduto contro ogni …
ROMA — Esattamente un anno fa vinceva, a sorpresa, le primarie del Partito democratico. Un anno dopo, stesso giorno, tutto si aspettava tranne che di festeggiare il suo primo anniversario nel cuore di un’altra notte folle: i voti che ballano sul filo di lana, la speranza che si fa ogni minuto più vivida, senza tuttavia diventare certezza se non nelle prime luci dell’alba.
Ma al di là del risultato finale, che naturalmente conta, un dato a sera sembra comunque acquisito: «Cambia il vento, l’alternativa c’è», si lascia sfuggire quando manca poco alla fine. La traduzione è chiara: la destra si può battere, ma per farlo dall’intesa con i Cinquestelle non si può prescindere, per ora in Sardegna, domani chissà.
ELEZIONI SARDEGNA - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
L’asse giallorosso, con il Pd baricentro di un centrosinistra largo, è essenziale per diventare competitivi, lanciare in prospettiva la scalata al governo nazionale. Quello su cui lei, Elly Schlein, ha sempre creduto contro ogni pronostico e pure un pezzo del suo partito, non sempre propenso a scendere a patti con i grillini. In tanti la aspettavano al varco, pronti a farle pagare il prezzo di un accordo siglato a costo di sacrificare un elemento fondativo come le primarie, che Giuseppe Conte aveva rifiutato. Ebbene, la sensazione è che dovranno pazientare ancora.
Ad Alessandra Todde lo aveva promesso mercoledì scorso: «Tornerò qui in qualunque caso, sia che si vinca, sia che si perda», aveva sussurrato all’orecchio della candidata governatrice al termine del suo ultimo comizio sull’isola. Ieri, la leader dem ha mantenuto l’impegno, nonostante l’altalena di uno scrutinio rimasto in bilico fino all’ultima sezione. Nel tardo pomeriggio, a esito tutt’altro che acquisito, ha sentito al telefono il capo del M5S e con lui si è imbarcata alla volta di Cagliari. Incollata al pc in un hotel del centro città, ha atteso fiduciosa che la zucca di Cenerentola si trasformasse in una carrozza con destinazione Viale Trieste: la sede della Regione da espugnare.
La strada è segnata, da qui non si torna indietro. Soprattutto regala alcuni punti fermi che non potranno più essere rimessi in discussione, ragiona la segretaria con i suoi. Intanto il Pd è — adesso pure nelle urne, non solo nei sondaggi — il primo partito delle opposizioni, testa a testa con Fratelli d’Italia cui contende lo scettro del più votato: significa che toccherà ai dem l’onere di costruire il campo dell’alternativa e in prospettiva l’onore di guidarlo. Poi, solo uniti si vince, basta con i veti e i distinguo che fanno soltanto il gioco delle destre: il modello cui tendere è quello abruzzese, uno schieramento largo che va dai rossoverdi di Fratoianni e Bonelli ai centristi di Calenda e Renzi, con Pd e M5S a costituire l’asse portante dell’alleanza. E pazienza se Azione e Italia viva fanno fatica, troppe volte si sono defilati, dichiarandosi allergici ai grillini. La campana sarda è suonata anche per loro.
Senza dimenticare il partito, riflette Schlein, che dovrà abbandonare vecchi tic e antiche divisioni, stringendosi compatto intorno al nuovo gruppo dirigente. Attrezzarsi per una sfida che non ammette defezioni. Lezione che la minoranza, in subbuglio per il no espresso in Parlamento sul terzo mandato, dimostra di aver imparato in fretta. Non a caso: «La destra si può battere. Complimenti e buon lavoro alla presidente Todde, ma anche tanti applausi ad Elly Schlein ed all’intera comunità del Pd», esulta a notte Stefano Bonaccini. «Adesso unire il centrosinistra e costruire l’alternativa nel Paese. Forza e coraggio!», il tweet che assomiglia molto più che a una tregua.