Mulé: “Dalla Sardegna una lezione per la premier. Non si vince imponendo nomi”
di Antonio FraschillaOnorevole Giorgio Mulé, che lezione dà questo risultato alla coalizione di centrodestra?
«È un ripasso di quanto già accaduto in passato: non si devono fare prove di forza pesando i voti su elezioni differenti e non si deve arrivare a ridosso delle elezioni per scegliere i candidati. Il centrodestra quando fa le cose in fretta va male: vedasi quello che è accaduto a Roma. La lezione del voto sardo è questa. Poi si può anche discutere sul candidato in particolare, Truzzu, e la sua città, Cagliari, che ha governato e che lo ha in parte penalizzato. Altra conferma di un’altra lezione che arriva da questa tornata: le valutazioni devono essere serene e distaccate da appartenenze, specie quando si parla di amministrative».
Ma lei dal voto sardo legge anche un messaggio più diretto a Giorgia Meloni e FdI?
«Certo: i leader del centrodestra devono sempre agire con maturità, come hanno sempre fatto, e non bisogna mai, dico mai, fare derby interni e prove di forza credendosi superiori in pa…
Onorevole Giorgio Mulé, che lezione dà questo risultato alla coalizione di centrodestra?
«È un ripasso di quanto già accaduto in passato: non si devono fare prove di forza pesando i voti su elezioni differenti e non si deve arrivare a ridosso delle elezioni per scegliere i candidati. Il centrodestra quando fa le cose in fretta va male: vedasi quello che è accaduto a Roma. La lezione del voto sardo è questa. Poi si può anche discutere sul candidato in particolare, Truzzu, e la sua città, Cagliari, che ha governato e che lo ha in parte penalizzato. Altra conferma di un’altra lezione che arriva da questa tornata: le valutazioni devono essere serene e distaccate da appartenenze, specie quando si parla di amministrative».
Ma lei dal voto sardo legge anche un messaggio più diretto a Giorgia Meloni e FdI?
«Certo: i leader del centrodestra devono sempre agire con maturità, come hanno sempre fatto, e non bisogna mai, dico mai, fare derby interni e prove di forza credendosi superiori in partenza. Prendiamo tutti esempio dall’eredità anche da leader e presidente del Consiglio che ci ha lasciato Silvio Berlusconi: un politico che guardava ai candidati prima di vedere di che partito erano. Comunque il voto sardo serve a tutti noi per maturare e spero che si non facciano più gli stessi errori in Basilicata, Umbria e Piemonte».
Pensa che ci saranno cambiamenti nei rapporti tra i leader? Salvini voleva Solinas, ma anche Tajani poteva puntare su un esponente azzurro come candidato governatore. E invece Meloni ha imposto il suo ruolo puntando su un suo fedelissimo.
«Sono sicuro che non ci saranno falli di reazione. Semmai sarà rafforzata la collegialità nell’indirizzo politico e di governo. Se ci saranno falli di reazione sarebbe un esempio di immaturità che io escludo. Il centrodestra alle prossime regionali sceglierà candidati per tempo e forti».
Forza Italia comunque ha superato la Lega. Come giudica il risultato degli azzurri?
«Va dato atto a chi ha lavorato sul territorio, da Pietro Pittalis a Ugo Cappellacci: sono stati molto capaci e il dato che arriva dalla Sardegna ci dice che ci avviciniamo alle cifre di cinque anni fa. Forza Italia da sola è il primo partito in assoluto in alcuni centri come Olbia e Nuoro. Ed è il secondo partito della coalizione a Cagliari. È la dimostrazione che Forza Italia è viva e guardiamo con fiducia ai prossimi appuntamenti elettorali. La Lega? Non abbiamo guardato a loro e non lo faremo alle Europee. Da parte nostra nessuna prova di forza interna. Abbiamo fatto la nostra campagna nonostante il poco spazio che ci è stato dato: per essere chiari, anche Pittalis aveva tutti i numeri per essere il candidato governatore. Avrebbe fatto un buon risultato».
Cosa è andato storto comunque per il centrodestra in Sardegna?
«Ripeto: la scelta dei tempi. Ma non solo. Il nostro candidato non ha saputo convincere molto e lo si vede dalla somma dei voti delle liste che è superiore al voto per Truzzu. C’è stato un problema evidente di analisi: imporre è sempre sbagliato. Questo è il tema: occorre discutere, magari litigare, ma per noi di Forza Italia conta soprattutto il valore del centrodestra. Guardiamo adesso a Basilicata, Umbria e Piemonte ripartendo da un analisi serena degli uscenti e non da pesi che vengono presi da elezioni Politiche di due anni fa. Cambiare per fare prove di forza è contro producente».