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I numeri svelano il fuoco amico di Salvini su Meloni: 5mila franchi tiratori di destra hanno fatto perdere Truzzu

(ansa)
Cosa c’è dietro alla prima clamorosa sconfitta della leader di governo: il candidato FdI in Sardegna ha perso per meno di tremila preferenze, le liste di centrodestra hanno ottenuto più di lui
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Si può già sostenere questo, senza nulla togliere all’imprevista rimonta di Alessandra Todde in Sardegna: più di cinquemila “franchi tiratori” di destra (chiamiamoli così, ben sapendo che ovviamente nessun lettore deve sottostare a vincoli o fedeltà di partito) hanno provocato la prima, clamorosa sconfitta di Giorgia Meloni nell’era della destra di governo. Si tratta presumibilmente di leghisti di Matteo Salvini e “sardisti” di Christian Solinas, vista la tensione che ha preceduto queste elezioni e la scelta del candidato presidente.

Parlano i numeri, inequivocabili. Basta metterli in fila, tenendo conto che mancano però ancora 22 sezioni alla chiusura ufficiale delle urne: qualcosa cambierà, ma nulla da determinare scossoni rispetto a questa analisi. Il primo numero da tenere d’occhio è questo: 327.695. Sono i voti espressi per Paolo Truzzu presidente di Regione. L’altro dato fondamentale è il seguente: 333.050. È la somma dei voti di lista del centrodestra. Significa che il tot…

Si può già sostenere questo, senza nulla togliere all’imprevista rimonta di Alessandra Todde in Sardegna: più di cinquemila “franchi tiratori” di destra (chiamiamoli così, ben sapendo che ovviamente nessun lettore deve sottostare a vincoli o fedeltà di partito) hanno provocato la prima, clamorosa sconfitta di Giorgia Meloni nell’era della destra di governo. Si tratta presumibilmente di leghisti di Matteo Salvini e “sardisti” di Christian Solinas, vista la tensione che ha preceduto queste elezioni e la scelta del candidato presidente.

Parlano i numeri, inequivocabili. Basta metterli in fila, tenendo conto che mancano però ancora 22 sezioni alla chiusura ufficiale delle urne: qualcosa cambierà, ma nulla da determinare scossoni rispetto a questa analisi. Il primo numero da tenere d’occhio è questo: 327.695. Sono i voti espressi per Paolo Truzzu presidente di Regione. L’altro dato fondamentale è il seguente: 333.050. È la somma dei voti di lista del centrodestra. Significa che il totale di queste liste pesa 5.355 voti in più dei consensi dati all’uomo di Meloni. Significa quindi che almeno 5.355 elettori hanno barrato il simbolo di Fdi, Lega, FI e forze alleate, ma non quello del candidato governatore. Una stima al ribasso, probabilmente. In realtà, i voti disgiunti a sfavore di Truzzu sono presumibilmente di più. Possiamo ipotizzare che siano infatti almeno 15 mila. Perché? Realisticamente, almeno un quarto dei consensi dati ai soli aspiranti presidenti (in tutto sono circa 45 mila) sono andati anche a Truzzu. In altri termini, chi ha votato soltanto Truzzu “nasconderebbe” la reale portata del voto disgiunto di chi ha osteggiato il governatore, pur votando per le liste che lo sostenevano.

Ora, perché questi numeri conta davvero molto? E perché sta provocando pesanti tensioni politiche ai vertici del governo? Perché Truzzu è stato sconfitto – sono dati parziali, ma vicini a quelli definitivi – di 2.924 voti, frutto della differenza tra le 330.619 preferenze per Todde e le 327.695 garantite all’uomo vicino a Meloni. E dunque, senza quei “franchi tiratori” avrebbe brindato alla vittoria. Per settimane, il centrodestra ha temuto esattamente questa dinamica. E cioè che gli elettori della Lega di Salvini e del Partito sardo d’Azione, da cui proveniva il governatore uscente Solinas, avrebbero tenuto nelle urne un comportamento del genere: croce sul simbolo di partito, voto disgiunto a favore di un candidato diverso da Truzzu. È evidente che nessuno potrà mai affermare con certezza che i “franchi tiratori” che hanno affossato Truzzo provengano proprio da quelle due liste – la coalizione ospita ben nove forze – ma è facile ipotizzare che si sia verificata una dinamica del genere.

In tutto, Lega e “sardisti” hanno ottenuto 62.547 voti (25.589 il Carroccio, 36.958 il Partito sardo d’azione). Basterebbe un voto ostile a Truzzu ogni dieci, insomma, per arrivare agli oltre 5 mila che hanno colpito Meloni. Non è detto che questi consensi siano andati ad Alessandra Todde, o comunque: non tutti. Si è detto alla vigilia che sarebbero stati dirottati probabilmente su Renato Soru, il quale ha in effetti ottenuto ottenuto 8.512 voti in più delle sue liste (63.021 contro 54.509). Ovviamente, è impossibile stabilire soltanto con questi numeri il reale flusso di consenso sulle liste e sul candidato presidente. È altrettanto vero, però, che i voti in uscita nel centrodestra sono stati dirottati sui due principali sfidanti. E su Todde, in particolare, che ha ottenuto ben 40.301 voti personali in più rispetto al totale delle sue liste (330.619 contro 290.318). Come ricorda sui social il senatore del Pd Dario Parrini, il dato è clamoroso, visto che “mai, o quasi mai, era accaduto che il presidente eletto prendesse meno voti delle liste collegate al Presidente sconfitto”. A riprova del grande risultato di Todde. Della pessima performance di Truzzu. E soprattutto, a spiegare la rabbia che adesso Meloni e la galassia meloniana riserva ai franchi tiratori leghisti e “sardisti”.

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