Regionali in Sardegna, tutta colpa di Truzzu: così Meloni scarica sul suo candidato il peso della sconfitta
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoCAGLIARI - È lui “l’uomo caduto nella colpa”. La colpa di aver fatto sbattere Giorgia Meloni sulla Sardegna. E che sberla politica è stata. Adesso il conto della sconfitta – così ordina via della Scrofa – deve finire sul suo tavolo per intero. Di più: deve esibirla, la debacle. Intestarsela, fare il martire. Paolo Truzzu comincia a fare penitenza di buon mattino, quando lo spoglio lumaca non è ancora ultimato. Si presenta in conferenza stampa qui a Cagliari - la “sua” Cagliari che l’ha tradito – dopo una telefonata da Roma in cui gli è stato imposto di chiudere subito la pratica, altro che ricorsi e riconteggi. Game over. Meloni ha una gran voglia di passare oltre. Anche se i suoi colonnelli sull’isola, a partire da Salvatore Deidda, già preparano analisi sul voto disgiunto, col mirino puntato sul Carroccio.
Ma Truzzu intanto, con la faccia imbronciata e gli occhi stanchi, si presenta al T Hotel, lo stesso dove poco prima aveva brindato Giuseppe Conte con Alessandra Todde, e reci…
CAGLIARI - È lui “l’uomo caduto nella colpa”. La colpa di aver fatto sbattere Giorgia Meloni sulla Sardegna. E che sberla politica è stata. Adesso il conto della sconfitta – così ordina via della Scrofa – deve finire sul suo tavolo per intero. Di più: deve esibirla, la debacle. Intestarsela, fare il martire. Paolo Truzzu comincia a fare penitenza di buon mattino, quando lo spoglio lumaca non è ancora ultimato. Si presenta in conferenza stampa qui a Cagliari - la “sua” Cagliari che l’ha tradito – dopo una telefonata da Roma in cui gli è stato imposto di chiudere subito la pratica, altro che ricorsi e riconteggi. Game over. Meloni ha una gran voglia di passare oltre. Anche se i suoi colonnelli sull’isola, a partire da Salvatore Deidda, già preparano analisi sul voto disgiunto, col mirino puntato sul Carroccio.
Ma Truzzu intanto, con la faccia imbronciata e gli occhi stanchi, si presenta al T Hotel, lo stesso dove poco prima aveva brindato Giuseppe Conte con Alessandra Todde, e recita la sua parte in commedia. Quella del politico che ha sbagliato tutto. “Sono stato io a perdere – si sforza davanti a telecamere e taccuini – Ha inciso molto il risultato di Cagliari”, che è la città di cui è sindaco, al primo mandato per giunta, e da cui si dimetterà presto. Ancora: “È stato un voto contro il sottoscritto, i fattori nazionali non c’entrano”. Di nuovo: “Visto il risultato, è chiaro che i cittadini non hanno apprezzato ciò che ho fatto”. Giura di non avere parlato al telefono con Meloni, ma solo di essercisi scambiato “un messaggio”. Ma l’umore della premier è chiarissimo. Voltare pagina. Far dimenticare la scoppola sarda, da derubricare a incidente. Quindi “ho telefonato a Todde” per i complimenti, aggiunge lo sconfitto. Soprattutto, “non chiederemo alcun riconteggio delle schede. I ricorsi? Aspettiamo eventualmente i verbali…”. Ma non tira aria.
Truzzu è l’agnello sacrificale della sconfitta. Una sconfitta figlia però proprio dell’impuntatura di Giorgia Meloni, che ha il sindaco di Cagliari l’ha imposto, come candidato governatore. Battagliando con Matteo Salvini. Minacciando addirittura lo strappo, “tanto i sondaggi – dicevano i suoi, solo un mese e mezzo fa – ci danno vincenti anche senza la Lega”. E invece. Ora tutto, dentro FdI, viene ridimensionato a “errori dei territori”. Truzzu chi? “L’ha voluto il tavolo regionale, che non voleva più il presidente uscente Christian Solinas”.
Anche la nota diffusa nel primo pomeriggio da Roma, firmata da tutto il terzetto dei leader, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini, ribadisce questa narrazione. Nota a tratti surreale, perché descrive “l’ottimo risultato delle liste della coalizione di centrodestra, che sfiorano il 50% dei voti”, insomma “non c’è stato un calo di consenso per il centrodestra”. L’unico cruccio sarebbe questo: peccato che “non si sia tramutato anche in una vittoria per il candidato presidente”. Al massimo, si tratterebbe di “una sconfitta sulla quale ragioneremo insieme per valutare i possibili errori commessi”. Ma la linea è chiara: tutta colpa di Trux.