Todde dopo il trionfo: “Una risposta ai manganelli”
dal nostro inviato Concetto VecchioCAGLIARI — Le chiedono di Flavio Briatore, che aveva giurato di non mettere più piede in Sardegna in caso di vittoria del centrosinistra e Alessandra Todde lo liquida senza timore reverenziale: «Campiamo anche senza di lui». Briatore, cuor di leone, si è affrettato a smentire la sua minaccia. Gli affari sono affari. «Nemmeno se il Cagliari acquistasse Cristiano Ronaldo ci sarebbero così tanti giornalisti», si guarda intorno stupito Mario Frongia, il cronista sportivo più informato della città, (è stato il primo a dare notizia della morte di Gigi Riva), nella bolgia dantesca di Palazzo Tirso, l’hotel chic del lungomare, dove Todde racconta la sua incredibile vittoria.
Vista da vicino, la prima donna che ha sconfitto Giorgia Meloni dopo un anno e mezzo di invincibilità, appare di solidità radicale. «Rassicurante», la definisce Davide Carta, ingegnere chimico, dirigente del Pd, che molti vedrebbero come futuro sindaco di Cagliari. Lontana anni luce dall’antropologia grillina degli esordi…
CAGLIARI — Le chiedono di Flavio Briatore, che aveva giurato di non mettere più piede in Sardegna in caso di vittoria del centrosinistra e Alessandra Todde lo liquida senza timore reverenziale: «Campiamo anche senza di lui». Briatore, cuor di leone, si è affrettato a smentire la sua minaccia. Gli affari sono affari. «Nemmeno se il Cagliari acquistasse Cristiano Ronaldo ci sarebbero così tanti giornalisti», si guarda intorno stupito Mario Frongia, il cronista sportivo più informato della città, (è stato il primo a dare notizia della morte di Gigi Riva), nella bolgia dantesca di Palazzo Tirso, l’hotel chic del lungomare, dove Todde racconta la sua incredibile vittoria.
Vista da vicino, la prima donna che ha sconfitto Giorgia Meloni dopo un anno e mezzo di invincibilità, appare di solidità radicale. «Rassicurante», la definisce Davide Carta, ingegnere chimico, dirigente del Pd, che molti vedrebbero come futuro sindaco di Cagliari. Lontana anni luce dall’antropologia grillina degli esordi, quella delle scie chimiche e delle scatolette di tonno, ha vinto, seppur dello 0,4 per cento, anche perché, pur rimanendo sé stessa, è apparsa convincente agli occhi della maggioranza silenziosa, quella che decide ogni elezione. E non a caso Giancarlo Giorgetti le ha mandato un messaggio di complimenti. L’ha chiamata pure lei: Giorgia. Beppe Grillo le ha scritto «miracolosu». Lo è. Venerdì sera, nel retropalco alla fiera, prima dell’ultimo comizio, non dava l’impressione di una che ha la vittoria in tasca: «Più di così non potevo fare», ripeteva. E invece ha sovvertito i pronostici come già prima di lei Damiano Tommasi a Verona e Giacomo Possamai a Vicenza: volti della società civile che sentono di essere più forti dei partiti che li sostengono. Non è un caso che in trecento l’abbiano aspettata fino a notte fonda lunedì davanti alla sede di via Dante.
Todde fa politica solo da cinque anni, dopo aver vissuto come manager in nove Paesi diversi, parla quattro lingue e legge Camus. A Nuoro, dov’è nata, tutti la ricordano ragazza, corteggiatissima sul corso Garibaldi, che i nuoresi chiamano Via Majore. Suo padre, Giovanni, insegnante di matematica al liceo Fermi, dc di sinistra, era impegnato nell’Azione cattolica; un nonno materno sardista antifascista finì confinato a Favignana. E per i sardisti Todde ha votato a lungo, come ha confidato in un’intervista a Giuseppe Meloni dell’Unione sarda. Nuoro è l’unico capoluogo d’Italia senza la ferrovia, «i giovani a 18 anni emigrano per studiare», fa presente il suo amico d’infanzia Giuseppe Deiana, ma resta una città «di grande vivacità culturale, la patria di Grazia Deledda». Qui più di un elettore su due l’ha votata. Intransigente sui valori della Costituzione («ricordiamoci che i diritti non sono mai scontati»), attenta alla questione sociale, durissima contro i poliziotti che pestano a sangue i nostri figli, («le matite hanno risposto ai manganelli»), Todde potrebbe fare la segretaria del grande Partito progressista italiano che non c’è. Parla ai cattolici ma anche al mondo Lgbtq+ con cui ha stretto un accordo. Include, non divide. Ora andrà a fare campagna in Abruzzo, dove si vota il 10 marzo.
Splende Cagliari nella luce del mattino che annuncia la fine dell’inverno. Una rondine farà primavera? Bisognerebbe chiederlo a Giuseppe Conte, che a un certo punto irrompe nella sala del Tirso, («arriva Giuseppi», dice la gente), e fa passarella, i fotografi si scatenano, scoppia pure una mezza rissa sedata dallo scatenato portavoce della Todde, Jacopo Gasparetti, che non dorme da tre giorni. «Non abbiamo altra scelta», dice la governatrice. Andausu a binci. Andiamo a vincere.