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Fico: “Prima il programma poi la sintesi sui candidati per il fronte progressista”

Roberto Fico 
L’ex presidente della Camera: “L’alternativa col Pd si costruisce a partire dal metodo. Ora con loro dialogo più facile”
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“Campo largo”, “campo giusto”, “cantiere giallorosso”: quale definizione preferisce per l’alleanza Pd-5 Stelle dopo il voto in Sardegna? L’ex presidente della Camera Roberto Fico riflette. «Direi piuttosto il fronte progressista. Significa costruire, con un duro e graduale lavoro politico, un’area di principi e valori condivisi: la difesa della Costituzione, la tutela dei più deboli e dei beni comuni, la sanità pubblica, l’istruzione, i salari, la lotta all’Autonomia regionale che spacca l’Italia, la transizione ecologica, i diritti. Dialogando con il Pd, ma anche con associazioni civiche e movimenti al di fuori dei partiti, possiamo costruire un’alternativa alla destra di Giorgia Meloni». Fico, già presidente della Camera, è presidente del Comitato di garanzia dei Cinque Stelle. Ieri è volato in Sardegna con Paola Taverna, vicepresidente del Movimento.

Qual è il significato del voto?

«Nulla è stato casuale, in Sardegna abbiamo conquistato la vittoria giorno dopo giorno. La candidatur…

“Campo largo”, “campo giusto”, “cantiere giallorosso”: quale definizione preferisce per l’alleanza Pd-5 Stelle dopo il voto in Sardegna? L’ex presidente della Camera Roberto Fico riflette. «Direi piuttosto il fronte progressista. Significa costruire, con un duro e graduale lavoro politico, un’area di principi e valori condivisi: la difesa della Costituzione, la tutela dei più deboli e dei beni comuni, la sanità pubblica, l’istruzione, i salari, la lotta all’Autonomia regionale che spacca l’Italia, la transizione ecologica, i diritti. Dialogando con il Pd, ma anche con associazioni civiche e movimenti al di fuori dei partiti, possiamo costruire un’alternativa alla destra di Giorgia Meloni». Fico, già presidente della Camera, è presidente del Comitato di garanzia dei Cinque Stelle. Ieri è volato in Sardegna con Paola Taverna, vicepresidente del Movimento.

Qual è il significato del voto?

«Nulla è stato casuale, in Sardegna abbiamo conquistato la vittoria giorno dopo giorno. La candidatura Todde ha rappresentato un’efficace sintesi politica tra forze del campo progressista. Quando si sceglie una figura di qualità, legata al territorio, senza improvvisare, ragionando sui temi concreti che interessano ai cittadini, il risultato arriva».

Vale a dire: il metodo politico conta più di un’alleanza precostituita.

«Esatto. Prima si elabora un programma su principi e valori comuni, poi arriva la sintesi sui candidati. In Sardegna un lavoro di mesi ha dato i suoi frutti. L’idea di dire che noi e Pd stiamo insieme a prescindere e così vinciamo, non funziona, i cittadini non si riconoscono. Per contrastare il disegno politico di Meloni e della destra bisogna rafforzare un terreno politico comune con contenuti precisi dentro l’area progressista. Il passaggio successivo, e finale, saranno le alleanze nelle Regioni, nei Comuni e alle politiche nazionali. Voglio ricordare che al Comune di Napoli sono già due anni che abbiamo attuato queste idee».

Il “modello Napoli”.

«Un’alleanza con il Pd, verdi e Sinistra sul terreno programmatico ha portato alla conquista del municipio al primo turno, con Gaetano Manfredi. Questa vittoria è stata il frutto di un lavoro politico molto lungo. Ora è accaduto anche in Sardegna. È il modello che vogliamo portare avanti nelle altre Regioni e alle prossime politiche».

Lei ha sempre ricoperto il ruolo di “pontiere” tra 5 Stelle, Pd e Sinistra. Lo sarà ancora di più ora?

«A livello nazionale e locale cercheremo un terreno politico comune su argomenti specifici fondamentali. Se lottiamo insieme contro l’Autonomia, per la sanità e l’istruzione pubbliche, con accordi in tutte le Regioni, abbiamo più possibilità di farcela. Il Pd resta non l’unico ma certo il primo interlocutore, con Elly Schlein il dialogo è più semplice. Lei e Conte hanno lavorato bene in Sardegna, lasciando grande spazio al territorio, con una campagna elettorale breve ma intensa, rispettando i protagonisti locali».

Il vento sta cambiando per Meloni, Salvini e gli altri? La Sardegna influirà sulle Europee?

«Il risultato è un segnale preciso per la premier e un punto importante per noi. La destra perde una Regione in cui governava. È una prima inversione di tendenza, hanno preso una batosta e stanno litigando, ma Meloni è sempre premier e il nostro lavoro è ancora lungo. Solo così avremo benefici anche alle Europee».

I manganelli a Pisa hanno influito?

«Non lo so ma credo che il voto sia stato in primo luogo un giudizio su una incapacità amministrativa locale, colpisce la sconfitta della destra a Cagliari. E c’è stata l’ottima campagna di Alessandra, una persona di grande qualità e competenza».

Cosa pensa del terzo mandato? Lei viene indicato come un possibile candidato in Campania alternativo a Vincenzo De Luca, nel 2025.

«Una legge del 2004 non consente il terzo mandato. È bene introdurre un limite nelle elezioni dirette, anche la destra lo prevede nel premierato. Ma bisogna ragionare di politica uscendo dalla logica dei nomi, Zaia, Toti, De Luca. Lavoro per costruire in Campania e nelle altre Regioni il fronte progressista. Il resto si vedrà».

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