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FdI ascolta Forza Italia e apre alle conferme, Cirio in Piemonte e Bardi in Basilicata

Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi (ansa)
FI insiste: “Meloni scelga i vincenti, come Berlusconi”. Verso il sì pure a Tesei in Umbria
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Roma —«Siamo disponibili a tutte le valutazioni». Fratelli d’Italia al vertice di maggioranza di ieri sulle candidature alle prossime regionali apre, e molto, al dialogo: dà per scontata la riconferma del forzista Alberto Cirio in Piemonte e apre sia alla riconferma di Vito Bardi in Basilicata, alla quale tiene molto Forza Italia, sia a quella di Donatella Tesei in Umbria cara alla Lega. Il meloniano Truzzu, imposto in Sardegna, è stata una scelta fallimentare - il messaggio inviato da Forza Italia alla premier dopo il voto - bisogna scegliere i candidati migliori, non solo in base all’appartenenza.

FdI ora tende una mano. Tanto che l’accordo sulle candidature delle prossime regioni al voto, a lungo in stallo, potrebbe essere annunciato a breve: manca solo il via libera dei leader Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ma l’intesa di massima c’è, nonostante i meloniani si siano presi qualche ora di riflessione su Bardi e Tesei, senza porre paletti: «Solo per valutare le real…

Roma —«Siamo disponibili a tutte le valutazioni». Fratelli d’Italia al vertice di maggioranza di ieri sulle candidature alle prossime regionali apre, e molto, al dialogo: dà per scontata la riconferma del forzista Alberto Cirio in Piemonte e apre sia alla riconferma di Vito Bardi in Basilicata, alla quale tiene molto Forza Italia, sia a quella di Donatella Tesei in Umbria cara alla Lega. Il meloniano Truzzu, imposto in Sardegna, è stata una scelta fallimentare - il messaggio inviato da Forza Italia alla premier dopo il voto - bisogna scegliere i candidati migliori, non solo in base all’appartenenza.

FdI ora tende una mano. Tanto che l’accordo sulle candidature delle prossime regioni al voto, a lungo in stallo, potrebbe essere annunciato a breve: manca solo il via libera dei leader Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ma l’intesa di massima c’è, nonostante i meloniani si siano presi qualche ora di riflessione su Bardi e Tesei, senza porre paletti: «Solo per valutare le reali possibilità di vittoria, insieme a tutti gli alleati», dicono da via della Scrofa aggiungendo «che entrambi hanno governato bene, pure Tesei che non ci ha dato neanche un assessore».

In casa FI, presenti al tavolo il senatore Maurizio Gasparri e il deputato Francesco Battistoni, sono molto fiduciosi sulla chiusura di un accordo che vede due azzurri candidati nelle tre regioni al voto oltre all’Abruzzo, dove si va alle urne il 10 marzo ed è già ricandidato Marco Marsilio di FdI. «Per noi è importante la collegialità e l’esempio di Silvio Berlusconi, che da leader della coalizione sceglieva i candidati non in base al partito ma al valore e alle possibilità di vittoria», dice il portavoce dei forzisti Raffaele Nevi.

Nella riunione a porte chiuse comunque non tutto è stato rose e fiori. E gli strascichi delle tensioni per la debacle sarda si sono fatti sentire. Da FdI è arrivata la protesta per l’intervista a Repubblica in cui il vice presidente forzista della Camera, Giorgio Mulé, ha sostenuto che la sconfitta sarda «sia stata la dimostrazione che non si devono fare prove di forza pesando i voti su elezioni differenti». «Ancora con questi attacchi, dite ai vostri di essere cauti», hanno detto i meloniani. Concetti simili a quelli di Mulé erano stati espressi pure da Gasparri e da Letizia Moratti.

Anche la Lega ha bussato alla porta di FdI, dopo la debacle di Truzzu: «I candidati della Lega di solito, e faccio l’esempio di Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, aumentano i consensi rispetto alle liste e non viceversa», diceva in mattinata il braccio destro di Salvini, Andrea Crippa, prima che iniziasse il vertice. E chiedeva sulla Basilicata di «valutare le possibilità di vittoria» del forzista Bardi. Un modo per alzare la posta sulla riconferma di Tesei in Umbria. Alla fine FdI non vuole fare forzature e così si va verso la ricandidatura degli uscenti. Il tavolo ha poi dato l’ok alla candidatura di Adriana Poli Bortone a Lecce e dell’ex direttore degli Uffizi Eike Schmidt a Firenze. Anche se quest’ultimo deve sciogliere ancora la riserva.

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