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Effetto Todde sul centrosinistra, spinta al campo dell’alternativa

(ansa)

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Dopo la vittoria giallorossa in Sardegna, Pd e 5 Stelle lavorano per sbloccare gli accordi nelle altre Regioni al voto. Prodi: “Uniti si vince e i terzi poli vanno in malora”. Anche Calenda apre all’intesa: “Impossibile non parlare con l’M5S”
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Roma – È ancora presto per dire se cambierà i destini di un centrosinistra malato di frazionismo, ma a 24 ore dalla chiusura delle urne in Sardegna un dato pare acquisito: la vittoria giallorossa sull’isola ha modificato radicalmente il clima. E se poi il 10 marzo arriverà il bis in Abruzzo, fortino di Fratelli d’Italia assediato stavolta da tutti i progressisti insieme, con il candidato Luciano D’Amico, in tanti ne sono convinti: comincerà davvero un’altra storia.

Ciò che solo fino a pochi giorni fa sembrava impossibile — chiudere intese larghe nelle regioni chiamate al voto quest’anno — ora è qualcosa più di una semplice speranza. Capace di alimentare i sogni di chi, in testa la segretaria del Pd, punta a costruire un progetto solido e duraturo anziché alleanze episodiche, confinate ai singoli territori, che invece i 5stelle paiono al momento prediligere. Un “campo dell’alternativa”, il nuovo nome attribuito al disegno unitario coltivato da Elly Schlein, in grado prima o poi di cont…

Roma – È ancora presto per dire se cambierà i destini di un centrosinistra malato di frazionismo, ma a 24 ore dalla chiusura delle urne in Sardegna un dato pare acquisito: la vittoria giallorossa sull’isola ha modificato radicalmente il clima. E se poi il 10 marzo arriverà il bis in Abruzzo, fortino di Fratelli d’Italia assediato stavolta da tutti i progressisti insieme, con il candidato Luciano D’Amico, in tanti ne sono convinti: comincerà davvero un’altra storia.

Ciò che solo fino a pochi giorni fa sembrava impossibile — chiudere intese larghe nelle regioni chiamate al voto quest’anno — ora è qualcosa più di una semplice speranza. Capace di alimentare i sogni di chi, in testa la segretaria del Pd, punta a costruire un progetto solido e duraturo anziché alleanze episodiche, confinate ai singoli territori, che invece i 5stelle paiono al momento prediligere. Un “campo dell’alternativa”, il nuovo nome attribuito al disegno unitario coltivato da Elly Schlein, in grado prima o poi di contendere a Giorgia Meloni il governo del Paese.

Lo dice chiaro, con la consueta bonomia, il padre nobile dell’Ulivo: «Il centrosinistra più si unisce, più vince, non c’è niente fare», spiega Romano Prodi in tv. Sull’isola è accaduto «anche scontando una diaspora, che ha avuto meno successo del previsto, ma c’era». Il riferimento è a Renato Soru e alla sua improvvisata coalizione con dentro Azione e persino Rifondazione, che ha rischiato di regalare la regione alla destra. Anche se a ben guardare l’ex presidente del Consiglio, l’unico che è riuscito a battere Silvio Berlusconi, ce l’ha pure con Giuseppe Conte, mica solo con Matteo Renzi e Carlo Calenda. Non gli è piaciuta l’insistenza del capo grillino sul «campo giusto» da preferire a uno schieramento più ampio, quel ribadire che «non servono ammucchiate, campi larghissimi e minati». Parole dietro cui Prodi intravede una strategia che punta alla leadership dell’alleanza anti-sovranista: «Conte esiterà a fare ora la sua scelta, vorrebbe farla nel momento in cui il suo partito prevale», incalza, «ma è fatale. Tra l’altro queste elezioni hanno dimostrato che i terzi poli vanno sempre in malora».

Dopo il risultato sardo anche il leader di Azione lo ha capito, tanto da schiudere uno spiraglio: «Le regionali si confermano insormontabili per le forze e i candidati che stanno fuori dai due poli di destra e di sinistra. È una lezione di cui terremo conto». Limitata però al piano locale, precisano i calendiani, giammai da estendere a livello nazionale. Linea di buon senso, oltre che di convenienza politica che invece Renzi non intende seguire: «Dopo la vittoria oggettiva in Sardegna, l’asse Pd-M5S si rafforzerà moltissimo, ma per noi è un’ottima notizia. Il Pd si “grillizza”, la destra si estremizza, aprendo per le Europee uno spazio straordinario al centro».

Comunque sia, è in questa atmosfera di ritrovato entusiasmo che tra oggi e domani riprenderanno le trattative per siglare i patti nelle regioni e nei comuni che ancora mancano all’appello. In Basilicata innanzitutto, dove si vota in aprile e non c’è accordo sul nome del candidato proposto dal Pd: il patron della cooperativa Auxilium, Angelo Chiorazzo, inviso ai 5S perché considerato vicino al centrodestra, ma sponsorizzato da Roberto Speranza che invita a far cadere veti e pregiudizi». E poi in Piemonte, a giugno, dove i giallorossi continuano a litigare per via di vecchi dissapori tra l’ex sindaca Chiara Appendino e il successore Stefano Lorusso. Due partite in alto mare, che tuttavia sull’onda del trionfo isolano si conta di sbloccare. Anche a dispetto delle frenate di Conte. Che ieri ha fatto trapelare: pronti al confronto, ma con un punto fermo, ovvero conta il metodo di lavoro, la credibilità della proposta e i compagni di viaggio che devono essere «affidabili». Come se gli altri, i possibili alleati, volessero il contrario.

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