Pse, Schlein avverte von der Leyen: “Mai con i nazionalisti amici di Putin”
di Giovanna VitaleROMA — Parte da Roma, e non per caso, la campagna del Pse per frenare l’avanzata delle destre. Dall’Italia governata da Giorgia Meloni — icona dei nazionalisti e amica degli «amici di Putin» — con la quale la grande famiglia socialista riunita nella capitale «non negozierà mai»: mai si siederà con i conservatori europei e il gruppo di Salvini a trattare per la nuova Commissione Ue. Avviso chiaro al Ppe e alla loro candidata, Ursula von der Leyen che da mesi flirta con la nostra premier.
Al fianco del presidente spagnolo Pedro Sánchez, del cancelliere tedesco Olaf Scholz e degli altri leader del Pse, tra oggi e domani Elly Schlein lancerà la sfida ai sovranisti continentali. Si apre con un omaggio a Giacomo Matteotti, di cui quest’anno ricorre il centenario dell’omicidio per mano fascista. Quindi appuntamento alla Nuvola di Fuksas per ratificare la nomina del commissario Nicolas Schmit come spitzenkandidat dei socialisti e adottare il manifesto per le Europee. Un congresso cruciale, al…
ROMA — Parte da Roma, e non per caso, la campagna del Pse per frenare l’avanzata delle destre. Dall’Italia governata da Giorgia Meloni — icona dei nazionalisti e amica degli «amici di Putin» — con la quale la grande famiglia socialista riunita nella capitale «non negozierà mai»: mai si siederà con i conservatori europei e il gruppo di Salvini a trattare per la nuova Commissione Ue. Avviso chiaro al Ppe e alla loro candidata, Ursula von der Leyen che da mesi flirta con la nostra premier.
Al fianco del presidente spagnolo Pedro Sánchez, del cancelliere tedesco Olaf Scholz e degli altri leader del Pse, tra oggi e domani Elly Schlein lancerà la sfida ai sovranisti continentali. Si apre con un omaggio a Giacomo Matteotti, di cui quest’anno ricorre il centenario dell’omicidio per mano fascista. Quindi appuntamento alla Nuvola di Fuksas per ratificare la nomina del commissario Nicolas Schmit come spitzenkandidat dei socialisti e adottare il manifesto per le Europee. Un congresso cruciale, al quale la segretaria del Pd arriva sull’onda dalla vittoria alle Regionali. «Le elezioni sarde non sono mai state così importanti per il Pse», scherza il segretario generale Giacomo Filibeck in conferenza stampa al Nazareno. «Ma non sottovalutare quelle abruzzesi», sorride Peppe Provenzano, responsabile Esteri del partito, accanto al segretario del Psi Enzo Maraio.
Il capo dei socialisti europei prima si congratula con la “padrona di casa” per la performance sull’isola, quindi le regala parole non banali: «Tutto il Pse è convinto che la leadership di Schlein possa rappresentare un’alternativa alla destra che governa l’Italia, ne abbiamo bisogno qui ma anche in Europa», scandisce Filibeck. «Il prossimo mandato sarà di tale rilevanza che non possiamo permetterci passi indietro». L’inquilina del Nazareno ringrazia e rincara: «Il Pse è l’unico argine alle destre. Altri hanno portato in Italia euroscettici, amici di Putin, neonazisti. Noi i leader che si sono battuti per il Next Generation Ue. C’è una bella differenza!» esclama. «Noi stiamo lottando per tirare fuori l’Italia dall’isolamento in cui la sta cacciando Meloni con la sua sudditanza verso gli alleati nazionalisti». Perciò la scelta di Roma è così importante: non simbolica, politica. «Noi stiamo sperimentando un governo dove la destra conservatrice e quella estrema si saldano: tagli alla sanità pubblica, alla scuola, alle pensioni», insiste Schlein. «Un governo fermo sulla transizione ecologica, nemico delle rinnovabili, che ha cancellato il sostegno alla povertà, che sta frenando l’economia. Che ha dimostrato il volto più feroce sul diritto d’asilo. La campagna elettorale, il riscatto parte da qui».
I partner europei sono avvertiti. Sul punto Filibeck è chiarissimo: il Pse non sosterrà mai un presidente della Commissione appoggiato dall’Ecr di Meloni e da Id di Salvini - Le Pen. Anzi, quel che «preoccupa», si aggancia Schlein, «è la tendenza alla normalizzazione dell’estrema destra. Ma davvero i popolari intendono tradire la loro tradizione e cultura politica scivolando verso i nazionalisti? Parliamo di Meloni che apre a Orbán, il quale porta una cittadina italiana in tribunale in catene e guinzaglio, e a Zemmour, un sessista, omofobo e razzista che non nasconde la sua simpatia per Putin». Eccolo il senso profondo della battaglia che i socialisti si apprestano a combattere: «Difendere i valori europei dal pericolo che l’estrema destra rappresenta - conclude Provenzano - per la nostra casa comune».