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Da Libera all’Anpi e Cgil, si scalda il fronte del ‘no’ al premierato: “Salviamo la Costituzione”

Don Luigi Ciotti (ansa)
Associazioni e movimenti contrari alla riforma costituzionale voluta dalla destra accende i motori in vista di un possibile referendum, quasi scontato qualora la maggioranza non riuscisse a raggiungere la soglia dei due terzi delle Camere
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Un appello al rispetto della Costituzione, un monito contro la volontà di stravolgerla. La galassia di associazioni e movimenti contrari alla riforma costituzionale voluta dalla destra scalda i motori in vista di un possibile referendum, quasi scontato qualora la maggioranza non riuscisse a raggiungere la soglia dei due terzi delle Camere. L’appuntamento è nella sede nazionale della Cgil, alla presenza del segretario Maurizio Landini e del costituzionalista Gaetano Azzariti, promotore dell'associazione ‘Salviamo la Costituzione’. Il titolo dell’incontro è netto quanto eloquente: “Un capo assoluto in un’Italia spezzata”, a sottolineare il “dannoso” combinato tra autonomia differenziata e riforma sul premierato. I due capisaldi dell’azione di governo, su cui Giorgia Meloni non intende arretrare. Per questo - si ribadisce più di una volta - l’obiettivo è quello di creare un fronte più largo possibile.

All’adunata hanno partecipato personalità della politica e della società civile, come G…

Un appello al rispetto della Costituzione, un monito contro la volontà di stravolgerla. La galassia di associazioni e movimenti contrari alla riforma costituzionale voluta dalla destra scalda i motori in vista di un possibile referendum, quasi scontato qualora la maggioranza non riuscisse a raggiungere la soglia dei due terzi delle Camere. L’appuntamento è nella sede nazionale della Cgil, alla presenza del segretario Maurizio Landini e del costituzionalista Gaetano Azzariti, promotore dell'associazione ‘Salviamo la Costituzione’. Il titolo dell’incontro è netto quanto eloquente: “Un capo assoluto in un’Italia spezzata”, a sottolineare il “dannoso” combinato tra autonomia differenziata e riforma sul premierato. I due capisaldi dell’azione di governo, su cui Giorgia Meloni non intende arretrare. Per questo - si ribadisce più di una volta - l’obiettivo è quello di creare un fronte più largo possibile.

All’adunata hanno partecipato personalità della politica e della società civile, come Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, don Luigi Ciotti di Libera e la dem Rosy Bindi. Ma anche i rappresentati di Magistratura democratica, dell’associazione Antigone e della Fondazione Basso. Un fronte ampio, dunque, che per certi versi ricorda i comitati del no che animarono la battaglia contro i tentativi di riforma portati avanti da Silvio Berlusconi 2006 e da Matteo Renzi nel 2016.

L’obiettivo non è solo quello di “salvare la Costituzione”, ma di “aggiornarla” senza demolirla. Come? Mettendo al centro il Parlamento, ad esempio, trasformato - sostiene Azzariti - in un “votificio di ratifica del decisionismo governativo”. Da qui l’appello: “È tornato il drammatico momento per promuovere la composizione di un ampio movimento politico e sociale che trovi i propri comuni punti di condivisione sui temi e le modalità di lotta politica e culturale contro gli stravolgimenti costituzionali in atto”. I destinatari del messaggio sono le associazioni, i movimenti, ma anche - aggiunge il giurista - “le organizzazioni di volontariato e religiose”, nonché i partiti e i sindacati.

“Si tratta di una riforma bugiarda comunicata in maniera menzognera", attacca Bindi. “Con due articoli si demolisce la Repubblica”, rincara l’ex parlamentare del Pd, esortando i partiti di opposizione a proporre contro-riforme che "rafforzino il Parlamento”, anziché indebolirlo. Riforme come il cancellierato e la sfiducia costruttiva. Ma l’attenzione è rivolta anche ai fatti drammatici delle ultime settimane: dalle manganellate agli studenti di Pisa al crollo del cantiere a Firenze. Don Ciotti tira in ballo le politiche sull’immigrazione e aggiunge: “È abissale la distanza tra la politica e la realtà del Paese”.

(ansa)

“Oggi in gioco c’è un modello di democrazia, di società e di sviluppo”, scandisce Landini. “Il paradosso è che attraverso uno strumento come quello del referendum si potrebbe imporre una svolta antidemocratica senza precedenti”. Il segretario annuncia la volontà di costituire dei comitati territoriali che, provincia per provincia, animino il fronte del No alla “madre di tutte le riforme”. “Sono convinto che la maggioranza del nostro paese stia subendo le scelte di questo governo”. Per questo - aggiunge - “dobbiamo rivolgerci anche a quella parte del Paese che oggi non si sente rappresentata”.

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