Le promesse del governo per l’Abruzzo: ripescati oltre 1.800 progetti, ma slittano dopo il 2026
di Giuseppe ColomboROMA - Un salvataggio con rinvio. Per la destra al governo impegnata a promettere opere e soldi in Abruzzo a ridosso del voto del 10 marzo, lo schema è sempre lo stesso. Il raddoppio della ferrovia Roma-Pescara insegna: dopo essere stato cancellato dal Pnrr, l’investimento è stato ripristinato pochi giorni fa, con le risorse del Fondo Sviluppo e coesione, ma il collegamento veloce si vedrà solo nel 2027. Non sarà un caso isolato. Ci sono altri 1.861 progetti riabilitati che rischiano di slittare oltre il 2026, la scadenza originaria. Piccoli interventi, per un valore complessivo di circa 500 milioni, ma fondamentali per il territorio: l’illuminazione pubblica, la riqualificazione delle periferie, la messa in sicurezza del territorio e di cinema e teatri.
Dopo lo stral…
ROMA - Un salvataggio con rinvio. Per la destra al governo impegnata a promettere opere e soldi in Abruzzo a ridosso del voto del 10 marzo, lo schema è sempre lo stesso. Il raddoppio della ferrovia Roma-Pescara insegna: dopo essere stato cancellato dal Pnrr, l’investimento è stato ripristinato pochi giorni fa, con le risorse del Fondo Sviluppo e coesione, ma il collegamento veloce si vedrà solo nel 2027. Non sarà un caso isolato. Ci sono altri 1.861 progetti riabilitati che rischiano di slittare oltre il 2026, la scadenza originaria. Piccoli interventi, per un valore complessivo di circa 500 milioni, ma fondamentali per il territorio: l’illuminazione pubblica, la riqualificazione delle periferie, la messa in sicurezza del territorio e di cinema e teatri.
Dopo lo stralcio dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, le risorse per far ripartire i cantieri ci sono. E il ministro Raffaele Fitto lo ha ricordato ai 5 stelle, che con la deputata Daniela Torto hanno chiesto conto delle modalità del salvataggio: nell’articolo 1 del decreto per l’attuazione del Pnrr “ci sono le coperture per tutti i progetti spostati e non depotenziati, tutti compresi e nessuno escluso", ha replicato durante il question time alla Camera.
In realtà l’articolo 1 riporta i “bacini” da cui il governo ha deciso di attingere per recuperare i circa 13 miliardi che servono per finanziare i nuovi progetti inclusi nel Piano dopo la revisione e quelli che non potranno più contare sulle risorse del Pnrr: manca, però, l’elenco delle singole opere. Un tema di trasparenza che ha suscitato più di una perplessità tra i Comuni.
I problemi sono maggiori quando si passa ai tempi. La maggior parte dei 1.816 progetti che i grillini hanno messo in fila nel testo dell’interrogazione fa riferimento alle cosiddette piccole e medie opere. Nel Pnrr messo a punto dal governo Draghi valevano in tutto 6 miliardi. Lo scorso luglio, con la riscrittura del Piano, Giorgia Meloni ha deciso che non potevano restare più dentro, per due ragioni. La prima legata all’incompatibilità di questi investimenti con i requisiti richiesti da Next Generation EU, a iniziare dalla necessità di non recare danni significativi all’ambiente: dalle verifiche, ha sempre detto Fitto, è emerso che i soldi erano stati utilizzati dai sindaci anche per rimettere a posto i marciapiedi o le ringhiere. E poi, seconda ragione, i lavori in ritardo e il rischio, quindi, di perdere soldi e progetti per l’impossibilità di rispettare la scadenza dell’estate del 2026, fissata dal Pnrr.
Ma il ripristino delle coperture deve fare i conti con i “nuovi” ritardi. Otto mesi sono già stati persi, con la revisione che ha congelato i lavori. Altri ne passeranno per riattivare le procedure. I progetti per le piccole e medie opere e quelle per la rigenerazione urbana potranno contare sul ripristino delle risorse in bilancio: questi progetti, infatti, sono nati prima del Pnrr. Travasati nel Piano, hanno “perso” il finanziamento nazionale per passare a quello europeo. Ora ritornano alla copertura iniziale. Ma per riattivare i lavori servirà un provvedimento del ministero dell’Interno, che gestisce il fondo apposito dove sono contenute queste risorse. Intanto i Comuni dovranno aggiornare lo stato di avanzamento, rispettando criteri più stringenti, come indicato nel decreto approvato recentemente dal Consiglio dei ministri.
Al di là delle procedure, la questione dei ritardi resta quella principale. Riassumibile così: quasi un anno perso, quindi opere, soprattutto quelle relative alla rigenerazione urbana, che non solo non saranno in grado di recuperare il gap iniziale, ma che intanto hanno accumulato altri ritardi, per lo stop and go del governo.
Protestano i 5 stelle. Torto contro Fitto: “Cercate disperatamente risorse qua e là per coprire i tagli inflitti ai progetti del Pnrr, ma lo fate solo aprendo altri buchi e togliendo servizi. I cittadini italiani, e tra loro i cittadini abruzzesi, hanno compreso la piccola propaganda”. Dura anche la reazione del Pd. “C’è una mancanza assoluta di trasparenza e chiarezza in merito agli interventi che resteranno ad appannaggio del Pnrr e quelli che potranno essere realizzati con fondi alternative”, dice il deputato dem Piero De Luca.
Il conto lo paga l’Abruzzo. I progetti che rischiano di vedere la luce oltre il 2026 riguardano la messa in sicurezza del territorio, il miglioramento dell’illuminazione pubblica e l’efficientamento energetico degli edifici (1.723 progetti per un valore totale di circa 392 milioni). Poi ci sono la riqualificazione del contesto sociale e ambientale delle città (69 progetti per 165 milioni), il miglioramento i servizi nelle aree interne (55 progetti per 39,4 milioni) e la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie (13 progetti per 8,5 milioni).
A essere penalizzata di più è la provincia di Chieti, che conta 218,1 milioni di progetti a rischio, seguita da quella di Teramo (192,2), L’Aquila (158,7) e Pescara (114,4). Pagano i grandi centri, ma anche i piccoli: 231 Comuni hanno progetti a rischio per un importo superiore a un milione di euro. I 5 stelle indicano alcuni esempi: tra gli altri, il recupero del teatro romano (11,6 milioni) e di quello comunale (11,7 milioni) di Teramo; la riqualificazione del lungofiume (4 milioni), del lungomare (2 milioni) e di corso Umberto e piazza Sacro Cuore (1,5 milioni) a Pescara. Cantieri lenti. Eccolo il salvataggio con rinvio.