Ppe, sul congresso l’ombra di Meloni. FdI: “Positiva apertura su migranti e Green deal”
di Emanuele LauriaDai migranti da portare in Paesi terzi (modello Ruanda o Albania) a un approccio molto più freddo al Green deal: il nuovo abito del Ppe, che oggi e domani celebra il suo congresso a Bucarest, sembra cucito su misura per i Conservatori di Giorgia Meloni. Un’apertura chiara, che seduce la premier e la allontana una volta di più da Matteo Salvini, che invece resta fieramente legato a una politica di destra, nel suo gruppo che comprende diverse formazioni nazionaliste, da quella di Le Pen ai tedeschi di Afd.
E mentre la Lega e i suoi alleati europei respingono qualsiasi sostegno a Ursula von der Leyen, che domani sarà ricandidata alla presidenza della Commissione dal Partito popolare, FdI e l’intera delegazione di Ecr è orientata a votare l’uscente e a garantire perlomeno un appoggio tecnico, sui singoli provvedimenti, al nuovo governo dell’Ue. E chissà che non vada oltre, visti buoni rapporti personali fra Meloni e von der Leyen.
Di certo, la campagna elettorale per le Europee scava un f…
Dai migranti da portare in Paesi terzi (modello Ruanda o Albania) a un approccio molto più freddo al Green deal: il nuovo abito del Ppe, che oggi e domani celebra il suo congresso a Bucarest, sembra cucito su misura per i Conservatori di Giorgia Meloni. Un’apertura chiara, che seduce la premier e la allontana una volta di più da Matteo Salvini, che invece resta fieramente legato a una politica di destra, nel suo gruppo che comprende diverse formazioni nazionaliste, da quella di Le Pen ai tedeschi di Afd.
E mentre la Lega e i suoi alleati europei respingono qualsiasi sostegno a Ursula von der Leyen, che domani sarà ricandidata alla presidenza della Commissione dal Partito popolare, FdI e l’intera delegazione di Ecr è orientata a votare l’uscente e a garantire perlomeno un appoggio tecnico, sui singoli provvedimenti, al nuovo governo dell’Ue. E chissà che non vada oltre, visti buoni rapporti personali fra Meloni e von der Leyen.
Di certo, la campagna elettorale per le Europee scava un fossato fra i due maggiori partiti della coalizione che sostiene Meloni, dopo le tensioni sulle Regionali, dallo smacco della Sardegna a un Abruzzo in bilico, dove Salvini se ne va dal comizio di chiusura del centrodestra prima che finisca di parlare la leader.
Bisognerà testare, ovviamente, il grado di apertura ai Conservatori che emergerà dal congresso di Bucarest, dove saranno riuniti i rappresentanti di oltre 80 partiti nazionali, provenienti da 44 Paesi diversi: di certo il manifesto elettorale, scritto per avere il consenso più ampio, è una mano tesa all’Ecr.
Il Green Deal indebolito, l’attenzione alle proteste dei trattori, il rilancio delle politiche securitarie sono temi cari alla destra. Sembra prevalere la linea del presidente Manfred Weber e di Antonio Tajani, che da diversi mesi spingono per l’intesa con Meloni, malgrado forti resistenze interne (soprattutto in Germania). L’obiettivo del Ppe, in ogni caso, è quello di confermarsi forza centrale dello scacchiere europeo.
E la reazione dei Conservatori? “Ci auguriamo – dice Carlo Fidanza, capo delegazione di FdI nel gruppo di Ecr a Bruxelles - che questo del Ppe non sia un semplice posizionamento elettorale, per prendere voti a destra e darli poi a sinistra: comunque ben venga questo ripensamento tardivo su questioni come Green deal e migranti”. Difficilmente Ecr potrà andare a un’alleanza organica a Strasburgo con dentro pure i socialisti. Ma con un’agenda politica più spostata a destra, i Conservatori – si apprende da fonti di FdI – avranno maggiore facilità a votare von der Leyen.
Peraltro, non è mai successo che un partito europeo che esprime un premier non sostenga il candidato alla guida dell’esecutivo dell’Ue. Anche perché Meloni avrà un commissario europeo nella prossima squadra di von der Leyen, ruolo per il quale da tempo si prepara il ministro Raffaele Fitto.
Insomma, i Conservatori sembrano destinati a essere comunque una stampella della prossima Commissione, votando le misure che saranno ritenute ragionevoli. Il quadro potrebbe mutare – e Meloni diverrebbe azionista diretta del nuovo governo europeo - se ci fossero i numeri per un’intesa fra liberali, popolari e conservatori, con i socialisti fuori. È l’auspicio di Tajani, che con questa formula nel 2017 divenne presidente del Parlamento europeo. Ma è un’ipotesi che oggi rimane difficilmente realizzabile.