✕

Scontro al Csm sulla Scuola della Magistratura. Eletta Sciarra ma la Lega attacca: “Sbagliato scegliere un’ex presidente della Consulta”

(ansa)
Il centrodestra si astiene sulla ex numero uno della Corte Costituzionale che martedì, a Scandicci, salirà ai vertici. FdI: “Hanno vinto le correnti”. L’indipendente Mirenda: “Il Consiglio di Stato butterà giù tutto”
2 minuti di lettura

Silvana Sciarra sarà la prossima presidente, e per quattro anni, della Scuola superiore della magistratura. Dopo 48 ore di riunioni, e cinque mesi di proteste, al Csm i laici di centrodestra non arrivano a votarle contro, ma comunque si astengono. E la consigliera Claudia Eccher, ex avvocata di Salvini, emette il verdetto: “Mai più un ex presidente della Corte costituzionale in corsa per la Scuola perché il suo curriculum schiaccia quello di tutti i professori”. Contro Sciarra - e questo lo hanno ripetuto per cinque mesi - soprattutto perché a candidarla alla Corte nel 2014 fu il Pd. “Colpa” grave e incancellabile.

Con coincidenze che devono far riflettere, la destra attacca la Corte costituzionale garante dei diritti e che, con i prossimi quattro giudici da nominare a dicembre, vuole “occupare”. Da una parte, ecco l’ex giudice Nicolò Zanon che sfida l’attuale presidente Augusto Barbera a una settimana dalla sua conferenza stampa annuale, e con un libro gli mette sul tavolo la lista d…

Silvana Sciarra sarà la prossima presidente, e per quattro anni, della Scuola superiore della magistratura. Dopo 48 ore di riunioni, e cinque mesi di proteste, al Csm i laici di centrodestra non arrivano a votarle contro, ma comunque si astengono. E la consigliera Claudia Eccher, ex avvocata di Salvini, emette il verdetto: “Mai più un ex presidente della Corte costituzionale in corsa per la Scuola perché il suo curriculum schiaccia quello di tutti i professori”. Contro Sciarra - e questo lo hanno ripetuto per cinque mesi - soprattutto perché a candidarla alla Corte nel 2014 fu il Pd. “Colpa” grave e incancellabile.

Con coincidenze che devono far riflettere, la destra attacca la Corte costituzionale garante dei diritti e che, con i prossimi quattro giudici da nominare a dicembre, vuole “occupare”. Da una parte, ecco l’ex giudice Nicolò Zanon che sfida l’attuale presidente Augusto Barbera a una settimana dalla sua conferenza stampa annuale, e con un libro gli mette sul tavolo la lista dei dieci casi in cui non sarebbero state tenute nel debito conto le presunte “dissenting opinion”, oggi non ammesse, mentre è chiaro che le camere di consiglio sono segrete e il segreto violato va punito. Dall’altra ecco l’astensione su Sciarra e il “veto” sui prossimi presidenti che arrivano dalla Consulta “in quanto privilegiati”. Con questa logica non sarebbero stati al vertice della Scuola – che conta tre sedi, la principale a Scandicci e le altre due a Roma e Napoli - Valerio Onida, Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi. Cioè tre figure assolutamente prestigiose della storia giuridica italiana.

Comunque finisce peggio di com’era cominciata la battaglia su sette nomi. Un consigliere laico e sei togati. Cinque mesi di “guerra” durissima. Che adesso, ai numeri, è finita così: le sei toghe che andranno alla Scuola superiore della magistratura - la SSM - hanno avuto venti voti a favore, sette contrari (quelli del centrodestra) e due astenuti, Mimma Miele di Magistratura democratica e l’indipendente Roberto Fontana. Ma ecco i nomi alla fine vincenti, dalla Cassazione arrivano per Scandicci Loredana Nazzicone, Roberto Giovanni Conti, Gian Andrea Chiesi, Vincenzo Sgubbi, mentre Roberto Peroni Ranchet è consigliere in Corte d’Appello a Milano e Fabio Di Vizio pm a Forlì.

Come fa notare la Miele c’è solo una donna, giusto alla vigilia dell’8 marzo. E la stessa Miele chiosa: “Io non amo le quote di genere. Ma siamo dunque maggioranza nella magistratura, contiamo quantitativamente, ma non qualitativamente?”.

Tutto questo porta all’exploit di Isabella Bertolini, ex deputata di Forza Italia e al Csm in quota FdI, che tuona su “una delibera debole, facilmente ricorribile da parte degli esclusi”, sulle “vecchie logiche spartitorie”, su “una vecchia liturgia di separazioni correntiste ed esclusioni eccellenti” che hanno portato alla vittoria di “logiche corporative”. Da qui un no su questa “sestina”, perché “prima avete scelto i nomi e poi gli avete cucito addosso la delibera”.

E in effetti è andata come aveva raccontato Andrea Mirenda a Repubblica, ovviamente criticatissimo dai colleghi. E che adesso può dire “il Consiglio di Stato vi seppellirà”, proprio mentre uno degli esclusi, Tomaso Epidendio, magistrato dal 1991, ex assistente di studio alla Corte costituzionale e oggi sostituto procuratore generale in Cassazione, invia una lettera al Csm alla vigilia del voto, chiaro anticipo del suo prossimo ricorso. Tant’è che Miele la commenta così: “Le sue osservazioni sono un macigno su questa delibera”. Perché lui sarebbe stato escluso proprio per essere stato “fuori ruolo” alla Consulta.

Nessun fatto nuovo, visto che già a novembre proprio i tre consiglieri togati, Miele, Mirenda e Fontana, avevano scritto una lettera aperta ai colleghi chiedendo innanzitutto criteri trasparenti, quando già si annunciava la guerra dei laici di destra contro la Sciarra. Non sono stati ascoltati. Pur sacrificando validi colleghi, i cui nomi erano circolati in anticipo, la spartizione è rimasta lo stesso. Marco Bisogni di Unicost la giustifica così: “Non è la mia sestina ideale e non è quella che avrei scelto, ma è un compromesso, e dove c’è vita ci sono i compromessi”.

Leggi i commenti