Lega, resa dei conti: processo a Gianantonio Da Re dopo gli insulti a Salvini. Bossiani in rivolta: “Pronti a protestare in via Bellerio”
di Enrico FerroCaso Da Re, è il momento della resa dei conti. Si riunisce infatti il direttivo regionale straordinario della Lega per processare l’europarlamentare che in un'intervista su Repubblica aveva dato del cretino a Matteo Salvini. E non sarà una passeggiata, perché ancora una volta si ripropone lo scontro tra le due correnti che da anni combattono per contendersi il comando del partito. Il biasimo per l’offesa è unanime, ma non tutti sono d’accordo con l’espulsione di Gianantonio Da Re, storico militante, di rito bossiano ortodosso.
Marcello Bano, sindaco di Noventa Padovana che siede nel direttivo con diritto di voto, ha già messo in guardia i colleghi: «Venderemo cara la pelle per difendere Da Re. Ha commesso un errore ma non merita di essere cacciato dopo tutti questi anni di militanza». I salviniani, primi tra tutti Massimo Bitonci e Paolo Borchia, hanno già la bava alla bocca. C’è un principio molto semplice che complica non poco la situazione di Da Re. «Se dovesse essere assolto anche…
Caso Da Re, è il momento della resa dei conti. Si riunisce infatti il direttivo regionale straordinario della Lega per processare l’europarlamentare che in un'intervista su Repubblica aveva dato del cretino a Matteo Salvini. E non sarà una passeggiata, perché ancora una volta si ripropone lo scontro tra le due correnti che da anni combattono per contendersi il comando del partito. Il biasimo per l’offesa è unanime, ma non tutti sono d’accordo con l’espulsione di Gianantonio Da Re, storico militante, di rito bossiano ortodosso.
Marcello Bano, sindaco di Noventa Padovana che siede nel direttivo con diritto di voto, ha già messo in guardia i colleghi: «Venderemo cara la pelle per difendere Da Re. Ha commesso un errore ma non merita di essere cacciato dopo tutti questi anni di militanza». I salviniani, primi tra tutti Massimo Bitonci e Paolo Borchia, hanno già la bava alla bocca. C’è un principio molto semplice che complica non poco la situazione di Da Re. «Se dovesse essere assolto anche dopo un’offesa così grave, significa che il segretario federale non ha più le redini del partito», suggerisce una fonte interna alla Lega. Tuttavia, i fattori da tenere in considerazione sono molteplici: le conseguenze che potrebbe avere un’espulsione eccellente come quella di Da Re, per esempio. Non è sfuggito agli osservatori più attenti il fatto che proprio Da Re fosse in prima fila alle riunioni del Comitato Nord messo in piedi dal lombardo Paolo Grimoldi con la benedizione di Umberto Bossi: un movimento nato per contrastare la china sovranista di Salvini. Ebbene, chi conosce Gianantonio Da Re sa che non si tratta di uno sprovveduto. Il fatto che abbia pronunciato pubblicamente una simile offesa, ben sapendo quanto è rigido il regolamento disciplinare del suo partito, fa pensare che in qualche modo fosse tutto calcolato. Per quale motivo? Per innescare una reazione a catena che dovrebbe culminare in una clamorosa protesta davanti alla sede nazionale di via Bellerio, con l’obiettivo di sfiduciare il segretario federale e chiedere ufficialmente il cambio del nome. Basta con “Salvini premier” e ritorno alla vecchia "Lega".
In effetti, le parole di Da Re sono state chiare: «Il 9 giugno assisteremo a un disastro annunciato. Un sondaggio interno dà la Lega al 5,5%. Il giorno dopo Salvini si deve dimettere. O il cretino se ne va con le buone, o andiamo tutti a Milano in via Bellerio e lo cacciamo con le cattive. Ormai la pensiamo tutti così, a partire da 80 parlamentari che aspettano solo i numeri del voto per muoversi». Questo, dunque, è il progetto dei bossiani. E quale migliore innesco se non l’espulsione di un totem del movimento veneto? «Da una parte c’è la Lega, dall’altra quelli nuovi che non c’entrano niente con la Lega», attacca Grimoldi. «Davvero vogliono farci credere che il problema del partito, oggi, è Toni Da Re? Uno che da 40 anni dà l’anima per la causa. Tutti hanno capito che bisogna cambiare nome e mettere un altro front man. La gente non vota la Lega perché non vuole Salvini. Anche Bossi è schifato da questa situazione».