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Von der Leyen, il dialogo con Meloni continua sottotraccia. E Salvini la attacca: “Distrugge l’Europa con politiche folli”

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La premier pronta a far pesare i voti dei conservatori. Bordate dal Carroccio sulla Spitzenkandidat del Ppe. Tajani mette una pezza: “la posizione della Lega non inficia la tenuta del governo”
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ROMA — Il dialogo sotterraneo, ormai neppure tanto, prosegue. Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni, in silenzio, mettono su il cantiere di una possibile collaborazione nella prossima legislatura europea. Quello che è successo oggi, nel giorno della ricandidatura ufficiale della presidente uscente alla guida della commissione Ue, ne è l’ultima, definitiva prova.

E l’ha compreso anche un irritato Matteo Salvini che di buon’ora, subito dopo l’intervento a Bucarest di von der Leyen – che ha messo nel mirino Le Pen e Afd, ovvero gli alleati della Lega a Bruxelles – ha fatto vergare una nota ufficiale della Lega contro la responsabile del governo europeo. Il documento è lungo e aggressivo: “A distruggere l’Europa sono le politiche folli di questa sciagurata e sinistra Commissione, che non ha fatto nulla – si legge nella nota - per contrastare l’immigrazione clandestina e l’estremismo islamico, che ha lavorato per rovinare gli agricoltori italiani ed europei a furia di tasse, regole id…

ROMA — Il dialogo sotterraneo, ormai neppure tanto, prosegue. Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni, in silenzio, mettono su il cantiere di una possibile collaborazione nella prossima legislatura europea. Quello che è successo oggi, nel giorno della ricandidatura ufficiale della presidente uscente alla guida della commissione Ue, ne è l’ultima, definitiva prova.

E l’ha compreso anche un irritato Matteo Salvini che di buon’ora, subito dopo l’intervento a Bucarest di von der Leyen – che ha messo nel mirino Le Pen e Afd, ovvero gli alleati della Lega a Bruxelles – ha fatto vergare una nota ufficiale della Lega contro la responsabile del governo europeo. Il documento è lungo e aggressivo: “A distruggere l’Europa sono le politiche folli di questa sciagurata e sinistra Commissione, che non ha fatto nulla – si legge nella nota - per contrastare l’immigrazione clandestina e l’estremismo islamico, che ha lavorato per rovinare gli agricoltori italiani ed europei a furia di tasse, regole idiote, farina di insetti e cibo sintetico, per licenziare migliaia di operai del settore auto per fare un favore alla Cina e riempirci di auto elettriche, per mettere in difficoltà tutti i proprietari di case con nuovi obblighi e balzelli. Mai più coi socialisti a rovinare milioni di cittadini!”. E poi in sequenza, sulla stessa linea, gli eurodeputati leghisti Ciocca e Rinaldi.

Segnale chiaro sulla collocazione nei territori dell’estrema destra da parte del Carroccio ma anche un messaggio chiaro a Meloni, che dovrà rispondere – secondo la Lega – di un eventuale scivolamento in un’alleanza con il Pse. È sempre più guerra fredda, nel centrodestra, c’è il riproporsi plastico di quelle distanze già emerse in una calda domenica di settembre, quando Salvini “comiziava” con Le Pen a Pontida e Meloni andava a Lampedusa a braccetto con von der Leyen.

Così, adesso, mentre dal Carroccio partono bordate ad alzo zero sulla Spitzenkandidat del Ppe e Antonio Tajani diplomaticamente mette una pezza («Conosciamo la posizione della Lega ma non inficia la tenuta del governo») a fare rumore è il silenzio di Fratelli d’Italia. Non una sola dichiarazione ufficiale. In realtà è un linguaggio in codice, quello che caratterizza la giornata, fatto non solo di parole. Meloni sa bene che dovrà votare von der Leyen, non solo per sintonia personale quanto per prassi istituzionale: non è mai successo che un partito di governo di un Paese membro non sostenga il candidato alla presidenza della commissione europea. Anche perché nel prossimo esecutivo Ue dovrà trovare posto un commissario italiano, espresso proprio dalla premier, probabilmente il ministro Raffaele Fitto.

Il resto è tattica, però: all’inquilina di Palazzo Chigi non è sfuggito che l’incoronazione di von der Leyen, nel congresso del Ppe, sia stata contraddistinta dalla presenza di molti franchi tiratori. Ciò rende ancora più preziosi i voti dei Conservatori. E non è disposta, la leader di FdI, a concederli gratis. Ecco spiegata, accanto a un sostanziale gradimento per la candidata del Ppe, una linea di attesa verso gli sviluppo della situazione. Anche se, nel frattempo, FdI e Lega si allontanano sempre più, e Salvini fa battaglia per rosicchiare voti a destra, anche con esternazioni filo-trumpiane. La guerriglia continuerà nei prossimi mesi ma dentro Fratelli d’Italia non c’è paura che lo scenario possa minare il governo né favorire la Lega. Anzi, l’idea dei dirigenti del partito di Meloni è che alla fine la candidatura della presidente del Consiglio farà riassorbire i consensi che tracimano verso il partito di Salvini. «Il Carroccio - è la convinzione di un autorevole esponente di Fdi - rischia di finire dietro Forza Italia».

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