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Schlein a Pescara con Bonaccini: “Uniti vinciamo anche in Abruzzo”. E rilancia la battaglia del centrosinistra sul salario minimo

(ansa)

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La segretaria esalta D’Amico: “È il collante di una squadra straordinaria”. Il presidente dem: “Basta con le stagioni in cui nel Pd si facevano la guerra e dalle nostre divisioni arrivavano le vittorie della destra”
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PESCARA — Il Pd ci spera. Sotto al palco di piazza Unione, dove Elly Schlein comizia accanto a Stefano Bonaccini, il tesoriere nazionale dei democratici, avezzanese doc, Michele Fina compulsa il cellulare. Ha appena ricevuto un sondaggio riservato (l’ha commissionato Forza Italia) che mostra uno scarto davvero risicato tra il candidato del centrosinistra, Luciano D’Amico, e il governatore uscente Marco Marsilio. Una manciata di punti. «Loro sono davanti, ma di poco. Se si sblocca un po’ di astensionismo...». Incrocia le dita. «Se a destra hanno bisogno di chiamare a raccolta i ministri e fare promesse mirabolanti vuol dire che sono nervosi», sostiene Bonaccini al microfono. La piazza è piena, ma meno rispetto a tre sere fa, quando in città c’era Giorgia Meloni con Salvini e Tajani. Ma quella era la chiusura della campagna di tutto il centrodestra, qui c’è solo il Pd. Giuseppe Conte tornerà domani, tra Pescina e Civitella Roveto. L’altro ieri c’era Matteo Renzi, con D’Amico, che stasera chiuderà a L’Aquila a braccetto con Alessandra Todde, la grillina che l’ha spuntata in Sardegna.

(afp)

Schlein ci teneva a questo comizio con Bonaccini. Il presidente dell’Emilia Romagna è applauditissimo. Una piccola processione di persone si mette in fila per un selfie, «come fa Salvini», e gli dice: «Ci siamo venuti a curare da te». «Guarda i tutori alle gambe: li ho appena cambiati al Coe di Reggio Emilia», gli racconta un ragazzo. A Schlein la foto di Pescara serve anche a mostrare che il Pd «è unito». Solo due settimane fa, Bonaccini per la prima volta l’aveva criticata, per la gestione del voto in Senato sul terzo mandato. Adesso invece, tra la vittoria in Sardegna e le speranze di bis in Abruzzo, le divisioni vengono almeno congelate. Giura Bonaccini: «Se è unito il Pd, è più unito il centrosinistra e si può vincere in Abruzzo: non vogliamo tornino le stagioni in cui nel Pd ci si faceva la guerra». Poi, a margine, aggiunge: «Con Elly su alcuni punti abbiamo posizioni diverse, per me il terzo mandato sarebbe giusto. Ma la gente non capisce le nostre divisioni». Bonaccini spiega che «nelle prossime settimane» deciderà se correre alle Europee, anche se a tratti pare già parlare da candidato: «La mia circoscrizione, quella del Nord Est, è dinamica, molte imprese...». Ma intanto guarda all’Abruzzo, anche perché qui c’è una coalizione maxi: dai rossoverdi a Calenda. «E al Nord solo col M5S non vinciamo. Bisogna allargare. Le leadership le fanno le vittorie nel Paese, più che le primarie».

Schlein lo sa. E infatti rilancia sul salario minimo, uno dei temi su cui si è compattata tutta l’opposizione (tranne Renzi): «Insieme agli altri leader oggi abbiamo lanciato una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare». L’annuncio è stato firmato dai vertici di Pd, M5S, Verdi-Sinistra, Azione e +Europa. Sul palco, la segretaria del Pd batte sugli stessi chiodi di questi mesi: sanità, lavoro povero, scuola. Donne e diritti, «perché in Abruzzo l’83% dei medici è obiettore». Sono «le proposte a tenerci insieme», è convinta. Pure Conte in tv è più aperturista del solito: «Stiamo costruendo un’alternativa, andremo al governo con il Pd», profetizza a Otto e mezzo.

Anche Meloni comincia a temere la saldatura delle opposizioni. «È bizzarro il campo largo - replicava ieri su Rete4 - Conte diceva che non è alleato del Pd, ma lo sono e si vergognano». Nell’ultimo scampolo di campagna elettorale, la premier prova a difendere Marsilio dall’accusa più popolare: è stato catapultato qui da Roma. «Ma è abruzzese da sette generazioni - si accalora la leader di FdI - e ha governato molto bene». Sarà. Certo non tutti sono ottimisti, a destra. «Sono preoccupato», confidava ieri a un sito lombardo, Malpensa24, il fondatore della Lega, Umberto Bossi. In Abruzzo nel 2019 la Lega superava il 25%: ora teme il 7. «Va ripresa la questione settentrionale - incalza allora il Senatur - Il Ponte sullo Stretto? I problemi del Nord sono altri. Salvini ha le sue idee, poi bisogna vedere se sono quelle giuste».

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