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Hanno tutti ragione | Ferragni, le influencer progressiste e la libertà di stampa: cosa c'è dietro la querela per vilipendio al mascara

La star di Instagram chiede il sequestro preventivo dell'Espresso per la copertina di un'inchiesta in cui è truccata come Joker. A Firenze l'emergente Carlini interrompe la presentazione del suo libro e guida un blitz contro "un evento sionista": la presentazione di un volume su Golda Meir. Questo è il numero di venerdì 8 marzo 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
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Fare gli avvocati di Chiara Ferragni, gli avvocati veri, non in senso figurato, non deve essere un mestiere facile. Ferragni li ha mobilitati per un fatto che l’ha indispettita da morire, guys, la copertina dell’Espresso in cui lei è truccata come il pagliaccio Joker, a presentare una inchiesta del settimanale sulla rete delle società di Ferragni: “Il lato oscuro di Chiara”. Ferragni ha fatto sapere ieri di aver dato mandato ai propri legali di fermare la pubblicazione dell’Espresso e di intraprendere ogni possibile azione legale a sua tutela. Gli avvocati hanno “diffidato l'editore dalla pubblicazione, prevista per domani 8 marzo, del numero che ritrae la propria assistita in copertina con le sembianze di Joker, riservandosi ogni ulteriore azione anche all'esito delle verifiche sul contenuto dell'articolo”. Una formulazione che lascia intendere che gli avvocati, al momento di buttar giù la lettera, non avessero ancora letto una riga dell’inchiesta, e dunque siano insorti insieme alla…

Fare gli avvocati di Chiara Ferragni, gli avvocati veri, non in senso figurato, non deve essere un mestiere facile. Ferragni li ha mobilitati per un fatto che l’ha indispettita da morire, guys, la copertina dell’Espresso in cui lei è truccata come il pagliaccio Joker, a presentare una inchiesta del settimanale sulla rete delle società di Ferragni: “Il lato oscuro di Chiara”. Ferragni ha fatto sapere ieri di aver dato mandato ai propri legali di fermare la pubblicazione dell’Espresso e di intraprendere ogni possibile azione legale a sua tutela. Gli avvocati hanno “diffidato l'editore dalla pubblicazione, prevista per domani 8 marzo, del numero che ritrae la propria assistita in copertina con le sembianze di Joker, riservandosi ogni ulteriore azione anche all'esito delle verifiche sul contenuto dell'articolo”. Una formulazione che lascia intendere che gli avvocati, al momento di buttar giù la lettera, non avessero ancora letto una riga dell’inchiesta, e dunque siano insorti insieme alla loro assistita solo per una copertina, cosa di fatto confermata da un’altra affermazione del team Ferragni, là dove contesta “la portata gravemente diffamatoria e lesiva dell’uso fatto in copertina dell’immagine della propria assistita palesemente denigrata e svilita proprio nel giorno in cui la donna dovrebbe essere celebrata”. In attesa di capire se negli articoli dell’Espresso ci siano o no contenuti meritevoli di querela, gli avvocati di Ferragni si portano avanti con il lavoro e suggeriscono già una aggravante socio-culturale: vilipendio dell’8 marzo per interposto pagliaccio.

A potervi assistere, il dialogo tra Ferragni e i suoi avvocati deve essere stato un capolavoro da commedia all’italiana. Ferragni: “Dobbiamo fermare l’Espresso”. “Che è successo, Chiara?”. “C’è una inchiesta contro di me”. “E cosa hanno scritto?”. “Non lo so, ma io in copertina sono truccata da Joker”. E qui sta agli sceneggiatori decidere se sulla sala è calato un momento di imbarazzato gelo, se un avvocato più pronto degli altri ha squarciato il silenzio per buttare lì un interlocutorio “facci capire meglio e ne riparliamo” o se uno sfrontato della professione, un Gianni Perego delle influencer, ha avuto la lestezza di rassicurare Ferragni con la frase che tutti i querelanti, persino quelli che lamentano come offesa l’essere rappresentati con il trucco di Joker, vogliono sentirsi dire: “Tranquilla, gli leviamo anche le mutande”.

Poi però ci sono pure gli avvocati in senso figurato, e si sa che sono sempre i più temibili, per l’assistito. Dunque prende la parola Fedez, marito di Ferragni, o forse l’ex, non conta in questo caso, e con lo strumento che gli è più familiare, una storia su Instagram, attacca l’Espresso e i suoi giornalisti invitandoli a fare un’inchiesta sul loro editore, che lui chiama “il petroliere” Ammaturo, sapendo che a molte orecchie “petroliere” suona già di per sé come un capo d’incriminazione. Parallelamente, sul web si apre il dibattito sulla copertina “violenta” contro Ferragni, e la copertina può piacere oppure no, certo non può a chi ne è oggetto, ma “violenta” proprio non si può sentire e peccato che Paolo Virzì abbia già chiuso il seguito di Ferie d’agosto, perché avrebbe potuto mettere in bocca al compagno Sandro Molino un’altra sapida battuta sulla scomparsa della “igiene delle parole”.

Non si sa se, dopo questo fuoco preventivo, Ferragni, Fedez e soprattutto gli avvocati abbiano letto l’inchiesta dell’Espresso, fin qui non è giunta nessuna contestazione nel merito. Questo fatto che dietro un’immagine possano esserci parole scritte anziché un’altra immagine, e quella dopo, e quella dopo ancora, potrebbe averli spiazzati. Quello che sappiamo per certo è: la più importante influencer italiana chiede il sequestro di una testata perché non le piace la copertina che la raffigura in sembianze sgradite; suo marito reagisce a un’inchiesta giornalistica sulla moglie, personalità pubblico di grande rilievo, insultando i giornalisti che l’hanno realizzata ed esortandoli a indagare sul loro editore, come se la più che probabile inadempienza potesse, non si sa come, togliere credibilità e valore all’inchiesta su Ferragni.

Sul fatto si potrebbe continuare a ironizzare, se non fosse che Ferragni e Fedez hanno trasmesso questa convinzione di essere oggetto di ingiustizia a qualche milionata di connazionali, e chissà che avrebbero detto, l’una o l’altro, se a reagire così a una inchiesta fossero stati Giorgia Meloni o un suo ministro (cosa che, peraltro, accade quasi regolarmente). Quindi, forse, c’è poco da scherzare se degli autoproclamati paladini dei diritti civili – immagine che ha avuto una parte rilevante nella costruzione dei loro personaggi e nei relativi introiti – oggi si pongono, senza nemmeno rendersene conto, come nemici della libertà di stampa. Se avessero qualche consigliere meno addormentato, avrebbe potuto suggerire loro che la reazione risulta poco coerente con la narrazione fin qui costruita, quasi quanto la finta beneficenza (quasi perché qui ci sono di mezzo i giornalisti, e non bisogna sottovalutare l’ostilità degli italiani per la categoria). Ma questi sono gli influencer progressisti che ci siamo meritati, e se non vi pare abbastanza, sentite questa.

Una influencer di nome Flavia Carlini, una Ferragni ma con il patriarcato al posto della bigiotteria, l’altra sera presentava a Firenze un suo libro edito da Feltrinelli. A un certo punto ha invitato i presenti a lasciare la sala per dirigersi in un teatro al cui interno era in corso la presentazione di un libro su Golda Meir, leggendaria prima ministra israeliana. “C’è un evento sionista”, ha detto Carlini, e il centinaio circa di persone che assistevano alla presentazione sono uscite insieme a lei per andare a manifestare fuori dal teatro. Un'altra pubblicazione sgradita ai campioni dei diritti civili. Purtroppo il libro è già pubblicato, non se ne poteva chiedere il sequestro, ma vogliamo almeno evitare che lo presentino? I partecipanti al vernissage su Meir, che pensavano di essere lì a parlare di un libro e invece agli occhi dei seguaci di Carlini erano come i coloni di Hebron, sono stati costretti a lasciare il teatro da un’uscita secondaria.

Un dettaglio colpiva, nella ricostruzione giornalistica della chiamata di Carlini al suo pubblico: “Andiamo lì, il firmacopie lo facciamo dopo”. Perché va bene il blitz antisionista, ma non dimentichiamoci perché siamo qui, cari follower. Prima gli slogan contra Golda, poi il dovuto omaggio all'immortale verso di Shakira: las mujeres facturan.

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