Conte: “Meloni non dura e il M5S da solo non vince. Nel campo progressista il Pd è un protagonista”
di Lorenzo De CiccoL’AQUILA — Sarà l’aria di montagna, ma il Conte marsicano è più giallorosso del solito. Sente profumo di voto anticipato: «Dopo 17 mesi di governo Meloni, 17 mesi di promesse tradite, il vento sta cambiando direzione. Verso le elezioni nazionali? Sì: Meloni 5 anni così non può pensare di governare».
Passeggiando nella corte del castello Piccolomini di Celano, borgo di 10mila anime sulla piana del Fucino, provincia de L’Aquila, il presidente dei 5 Stelle si mostra ottimista, sull’alleanza coi democratici di Elly Schlein. L’altro ieri, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, aveva azzardato, quasi di sfuggita: «Governeremo col Pd». Niente male per chi, come l’ex premier, fino a qualche settimana fa frenava davanti a qualsiasi scenario di alleanza «strutturale» col Nazareno, almeno fino alle Europee, dove tutti gareggiano per sé, col proporzionale.
ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
Invece, un po’ per l’effetto Sardegna, un po’ per le speranze abruzzesi di affossare un mel…
L’AQUILA — Sarà l’aria di montagna, ma il Conte marsicano è più giallorosso del solito. Sente profumo di voto anticipato: «Dopo 17 mesi di governo Meloni, 17 mesi di promesse tradite, il vento sta cambiando direzione. Verso le elezioni nazionali? Sì: Meloni 5 anni così non può pensare di governare».
Passeggiando nella corte del castello Piccolomini di Celano, borgo di 10mila anime sulla piana del Fucino, provincia de L’Aquila, il presidente dei 5 Stelle si mostra ottimista, sull’alleanza coi democratici di Elly Schlein. L’altro ieri, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, aveva azzardato, quasi di sfuggita: «Governeremo col Pd». Niente male per chi, come l’ex premier, fino a qualche settimana fa frenava davanti a qualsiasi scenario di alleanza «strutturale» col Nazareno, almeno fino alle Europee, dove tutti gareggiano per sé, col proporzionale.
ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
Invece, un po’ per l’effetto Sardegna, un po’ per le speranze abruzzesi di affossare un meloniano doc come il governatore uscente Marco Marsilio, Giuseppe Conte sembra più fiducioso, anche a breve termine. «Governeremo col Pd? Beh, da soli non siamo autosufficienti. Siamo ambiziosi, sì, ma il 50,1% non credo che lo prenderemo. Le alleanze servono e il Pd è un protagonista del nostro campo, quello progressista», risponde fermandosi a parlare con Repubblica, dopo il comizio a Pescina a braccetto con Nduccio, il popolare (e un po’ volgarotto) comico che riempie stabilimenti e locali abruzzesi.
Le elezioni sono più vicine? «Anche in Abruzzo noto che il vento è cambiato – risponde Conte -. I cittadini si rendono conto di essere stati amministrati male. Si stanno svegliando da un atteggiamento di torpore acquiescente. Sono consapevoli del malgoverno e questa è la ragione della grande rimonta che stiamo facendo». E il vento, sostiene Conte, non soffia solo tra la Marsica e l’Adriatico. «Parliamoci chiaro: Meloni da 17 mesi è al governo nazionale. E che ha fatto? Promesse tradite, ricette insufficienti. Non si rendono conto che la situazione va affrontata, non riescono a portare soluzioni su nulla: per le imprese, per gli investimenti, per le politiche del lavoro. Niente». Quindi? «Non puoi pensare di governare 5 anni così. Solo con lo specchietto per le allodole del premierato o dell’autonomia differenziata. Riforme peraltro molto problematiche. Quindi pian piano, anche a livello nazionale si sta realizzando una consapevolezza, che farà virare il vento in un’altra direzione. Verso le elezioni? Sì».
Ecco perché il capo dei 5 Stelle fa capire che il Movimento si sta attrezzando. Si sente «pronto» per tutte le sfide. «Se si costruiscono coalizioni coese, cioè con un programma serio e con interpreti affidabili, si può competere a qualsiasi livello, dal Comune, alla Regione, a livello nazionale». Qui in Abruzzo la coalizione è formato maxi, con dentro anche Renzi e Calenda. Conte, a 24 ore dalle urne, evita di malignare: «Sapete come la penso, ma non fatemi fare polemiche adesso».
Troppo importante la posta in palio, in Abruzzo. «FdI qui ha creato un suo feudo: se si scrive una pagina di rinnovamento in questa regione, è chiaro che si andrà a colpire anche il governo. Gli abruzzesi hanno capito che questa non è la succursale di FdI». Marsilio, ripete Conte nei comizi, è «l’amichetto» della premier: «Ed è un’offesa a tutti i cittadini abruzzesi pensare che tu metti l’amichetto da Roma, della tua sezione di Colle Oppio. Qui ci vuole una persona che quantomeno conosca bene questa terra e la sua geografia, che non dica che ha tre mari». Anche la calata di una decina di ministri, della premier e dei suoi due vice, per il presidente dei 5 Stelle avrà ripercussioni negative sul voto: «I Re Magi portavano doni, ma loro promettono e basta».
Le elezioni nazionali saranno più vicine, ma intanto, dopo l’Abruzzo, il M5S non ha ancora trovato un accordo col Pd per la Basilicata, dove si vota tra un mese e mezzo. Prima di raggiungere l’hinterland aquilano, Conte ha incontrato Angelo Chiorazzo, imprenditore cattolico già in pista con l’appoggio dem (che poi ha visto pure Schlein). Ma il faccia a faccia non è stato risolutivo. Chiorazzo non si ritira. E Conte non sembra essersi convinto, dopo la chiacchierata a due: «Dobbiamo lavorare a una candidatura credibile e unitaria. Rappresentativa di tutte le forze».