ROMA – Di nuovo c’è che nei comizi del centrosinistra in Abruzzo si sono intrufolati i furbi che fiutano il vento. Gli eterni annusavittoria della provincia italiana. Dice un osservatore di cose locali: «Ci sono famiglie che in questi giorni si sono divise: i padri hanno mantenuto la loro fedeltà alle iniziative del centrodestra, i figli a quelle del campo largo». Così lunedì il “tengo famiglia” sarà il primo partito anche a Pescara.
ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
Prendiamo Sulmona, che non è di sinistra. L’altra sera per Schlein-Bersani c’era più gente del previsto; Maria Elena Boschi, bandiera di Italia viva, una formazione del due per cento, ha riempito una sala con 150 persone. Quando, una settimana fa, Luciano D’Amico si è presentato in piazza Vico, a Chieti, in tanti hanno notato una nutrita presenza di gente comune. Sono piccoli indizi, per carità, ma qualcosa vorranno dire, e infatti fanno coraggio al campo largo.
«Ci sono diversi fattori che suggerisc…
ROMA – Di nuovo c’è che nei comizi del centrosinistra in Abruzzo si sono intrufolati i furbi che fiutano il vento. Gli eterni annusavittoria della provincia italiana. Dice un osservatore di cose locali: «Ci sono famiglie che in questi giorni si sono divise: i padri hanno mantenuto la loro fedeltà alle iniziative del centrodestra, i figli a quelle del campo largo». Così lunedì il “tengo famiglia” sarà il primo partito anche a Pescara.
ELEZIONI ABRUZZO - RISULTATI - RIEPILOGO REGIONALE
Prendiamo Sulmona, che non è di sinistra. L’altra sera per Schlein-Bersani c’era più gente del previsto; Maria Elena Boschi, bandiera di Italia viva, una formazione del due per cento, ha riempito una sala con 150 persone. Quando, una settimana fa, Luciano D’Amico si è presentato in piazza Vico, a Chieti, in tanti hanno notato una nutrita presenza di gente comune. Sono piccoli indizi, per carità, ma qualcosa vorranno dire, e infatti fanno coraggio al campo largo.
«Ci sono diversi fattori che suggeriscono che la competizione sarà aperta», ragiona Lorenzo Pregliasco, direttore di You Trend. «Per il centrosinistra potrebbe rivelarsi cruciale una mobilitazione d’opinione post Sardegna».
La vera partita si gioca sugli indecisi o potenziali astensionisti. Sono stimati in seicentomila, la metà degli aventi diritto.
Poi c’è la questione dell’appartenenza. Martedì sera, sul palco di Pescara, non c’era un abruzzese: Marsilio, Meloni, Tajani romanissimi, Salvini lumbard. Un mese fa non era un argomento. Ora lo è.
Alle ultime politiche destra e sinistra, fatte la somma, erano divise da un solo punto: 48 a 47. Pd e M5S e Terzo Polo marciavano divisi, invece ora sono riuniti. Il Pd si fermò al 22 per cento, l’M5S al 18,5, il Terzo polo al 6. L’Aquila è la città dove l’alleanza melonian-leghista-forzista ottenne il risultato più potente: 53 per cento. Pd, M5S e Terzo si fermarono al 43. Una tendenza che in molti pronosticano anche per questo voto. L’Aquila ha un sindaco meloniano. È il collegio della premier. Insieme alla provincia di Chieti rappresenta il vero bunker. A Teramo e nel Pescarese è dato avanti invece il centrosinistra. Pescara città, dicono, potrebbe ribellarsi a un sindaco, Carlo Masci, indipendente espresso da Forza Italia, che ha molto deluso. Il Truzzu dell’Adriatico.
C’è un argomento che gioca a favore della destra. E cioè le sue liste sono inzeppate di campioni delle preferenze. Ras dei voti. Piccoli Remo Gaspari. Come il forzista Mauro Febbo a Chieti; Roberto Santangelo all’Aquila, Lorenzo Sospiri a Pescara, Paolo Galli a Teramo, quest’ultimi di Fratelli d’Italia; Antonio Luciani, ex Pd, Nicoletta Verì, ex Lega, della lista Marsilio. La forza delle liste conta. Una mutazione recente. Quando Marsilio si impose cinque anni fa, il suo partito, Fratelli d’Italia, era al quattro per cento.
C’è poi un’altra particolarità che distingue questo cimento da quello sardo: l’assenza del voto disgiunto. Un fatto che dovrebbe far dormire sonni più tranquilli ai sovranisti. Tuttavia, nelle ultime settimane, è accaduto un piccolo miracolo, un fatto imponderabile con cui nessuno aveva fatto i conti. La vittoria di Alessandra Todde ha sovvertito i piani, ridato entusiasmo a un mondo che si riteneva votato a sicura sconfitta, scatenato energie emotive dimenticate. Si stanno mobilitando i delusi storici, quelli del riflusso nel privato, gli scontenti.
Bastava parlare con le persone a Pescara, nei giorni scorsi, per cogliere un’euforia spontanea. Basterà per colmare la distanza? Di certo se ne sono accorti i clientes più avvertiti che hanno cominciato a riposizionarsi. «E quando il vento cambia il primo a coglierlo è il luogotenente delle clientele», osserva con divertimento un analista del luogo.
Chieti è la provincia più popolosa. Non è di sinistra. Ma è la terra di D’Amico, nativo di Torricella Peligna, il paese di John Fante e del nonno del compositore catanese Vincenzo Bellini. Insomma, qui potrebbe innescarsi l’imprevisto che scompagina le previsioni. D’Amico piace ai giovani. Può attrarre il voto dei moderati. È un mite che ha litigato l’ultimo volta all’asilo. Durante un comizio il caporedattore del Centro Lorenzo Colantonio gli ha riportato un attacco di Marsilio, che gli aveva dato dello «sciacallo bugiardo». «Prendo atto» ha reagito ed è tornato a ragionare.
Sulle chat impazzano i video di Marsilio che si butta nella vasca della piscina, come Lui. Meloni fa le smorfie, si agita come un capo ultrà. Tra gli elettori la più anziana ha 108 anni: la maestra Giuseppina Patriarca. Vive a Sulmona, la patria dei confetti Pelino, una famiglia berlusconianissima negli anni d’oro.
Marsilio resta l’uomo da battere. Il professore contadino (D’Amico) contro l’elmetto di Giorgia. Il destino della sinistra è nelle mani dei tanti indecisi. L’Abruzzo può cambiare l’Italia.