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Europee, i macroniani evocano Monaco 1938: “Meloni, Le Pen, Orbán sono nemici dell’Europa”

(afp)
Valérie Hayer, capolista di Renew, all’attacco dei partiti dell’ultradestra all’avvio della campagna per le Europee
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PARIGI – «Volete lasciare campo libero ai partiti di Le Pen, Meloni, Orbán e Wilders? Volete lasciare l’Europa ai nemici dell’Europa?». Per il suo debutto da capolista alle europee per la maggioranza macronista, Valérie Hayer non ha solo lanciato la sfida al Rassemblement National. La giovane presidente dell’eurogruppo Renew ha attaccato quello che ha descritto come il blocco degli anti-europeisti, in cui ha incluso anche la premier italiana. L’attacco non è casuale: l’eurogruppo Ecr, presieduto da Giorgia Meloni, insidia direttamente la posizione di Renew, che potrebbe superare. Il gruppo liberale fondato da Emmanuel Macron rischia persino di finire al quinto posto, dietro a Id di Le Pen e Matteo Salvini, se i sondaggi fossero confermati.

«Bisogno d’Europa» è lo slogan nel primo comizio a Lille di Hayer, 37 anni, figlia di agricoltori, davanti a quattromila militanti, con tutto il governo schierato in prima fila. Si capisce che la campagna per le europee sarà una battaglia senza escl…

PARIGI – «Volete lasciare campo libero ai partiti di Le Pen, Meloni, Orbán e Wilders? Volete lasciare l’Europa ai nemici dell’Europa?». Per il suo debutto da capolista alle europee per la maggioranza macronista, Valérie Hayer non ha solo lanciato la sfida al Rassemblement National. La giovane presidente dell’eurogruppo Renew ha attaccato quello che ha descritto come il blocco degli anti-europeisti, in cui ha incluso anche la premier italiana. L’attacco non è casuale: l’eurogruppo Ecr, presieduto da Giorgia Meloni, insidia direttamente la posizione di Renew, che potrebbe superare. Il gruppo liberale fondato da Emmanuel Macron rischia persino di finire al quinto posto, dietro a Id di Le Pen e Matteo Salvini, se i sondaggi fossero confermati.

«Bisogno d’Europa» è lo slogan nel primo comizio a Lille di Hayer, 37 anni, figlia di agricoltori, davanti a quattromila militanti, con tutto il governo schierato in prima fila. Si capisce che la campagna per le europee sarà una battaglia senza esclusione di colpi contro l’estrema destra che vola nei sondaggi. «Dicono che la Francia sta tornando» ironizza il premier Gabriel Attal dal palco, riprendendo lo slogan scelto da Marine Le Pen e dal suo capolista Jordan Bardella. «Sono loro che hanno lasciato la Francia! Dove sono andati?» prosegue Attal, elencando accuse trasformate in domande: «Al ballo di Vienna, a ballare con i neonazisti? A un congresso identitario a cantare con gli antisemiti ? A Mosca, a cercare l’approvazione di Vladimir Putin?». E poi ancora, a proposito dei dirigenti dell’estrema destra: «Hanno sempre detto no all’Europa. L’unica differenza adesso è che lo nascondono un po’ e che il no è diventato ‘niet’».

I macronisti alzano i toni per cercare la remontada. La strategia è quella indicata da Macron nelle ultime settimane: costruire una netta contrapposizone nel paesaggio politico. O con Zelensky o con Putin. Da una parte, chi è schierato con l’Ucraina, senza mettere limiti al sostegno militare, come ha detto il capo di Stato che non ha escluso neppure l’invio di truppe. Dall’altra, chi ha posizioni più moderate, troppo ambigue, e di fatto viene accusato dai macronisti di intelligenza con il nemico. «È un momento grave perché, per la prima volta, scegliamo il futuro dell’Europa in un momento in cui le bombe piovono sul suolo europeo» sottolinea Attal. «La guerra - aggiunge - non è più un miraggio lontano e improbabile. È qui. Alle nostre porte».

Hayer – non ancora a suo agio nello scaldare una platea di militanti – ha ripreso la minaccia incombente, evocando lo spettro della seconda guerra mondiale e di quelli che allora non avevano fermato il nazismo. «Ieri Daladier e Chamberlain – ha detto la giovane capolista - oggi Le Pen e Orbán. Siamo a Monaco nel 1938. Manca un minuto a mezzanotte». Lo scrutinio del 9 giugno è una tappa cruciale per Macron. È l’unica elezione nazionale prima della fine del suo mandato e il risultato impatterà direttamente la sua leadership nell’Ue. L’ultima svolta diplomatica del capo di Stato, che all’inizio del conflitto in Ucraina era il politico europeo più dialogante con Mosca e ora è diventato invece la voce più intransigente (lui direbbe ‘lucida’), ha già provocato qualche attrito con gli alleati nell’Ue, in particolare a Berlino. Giovedì la Francia aveva convocato una riunione dei ministri degli Esteri e della Difesa a cui non hanno partecipato dalla Germania né Annalena Baerbock né Boris Pistorius. «Problemi di agenda», è la motivazione ufficiale. Ma Pistorius non ha fatto mistero del fastidio per le parole di Macron che ha definito «codardi» i dirigenti politici che esprimerebbero eccessiva prudenza nel sostegno militare a Kiev.

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