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Abruzzo, Istituto Cattaneo: l’astensione degli elettori 5S punto debole del campo largo

Il presidente del M5S, Giuseppe Conte (fotogramma)
L'analisi dei flussi sul voto delle ultime regionali: l’area del centrodestra si consolida e la micro-area “Renew Europe” (Azione, Italia Viva e +Europa) perde consensi soprattutto verso il centrodestra
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ROMA — Elly Schlein non demorde: «Divisi non si gioca nemmeno la partita» contro la destra. Ma la sconfitta abruzzese mostra le crepe del campo largo: indispensabile certo, ma con «varie linee di frattura al suo interno». Se il campo è extralarge poi, come è accaduto in Abruzzo, e va cioè dal M5Stelle ai centristi, la somma non è matematica. Si perdono pezzi: gli elettori grillini se ne stanno a casa, pur di non votare un candidato e un progetto moderati; i centristi di Carlo Calenda o di Matteo Renzi emigrano verso il centrodestra se il nome è proposto dai pentastellati.

Con dati alla mano e ricostruendo i flussi elettorali, l’Istituto Cattaneo mostra la foto dell’astensionismo che ha penalizzato il centrosinistra in Abruzzo. Le differenze sono profonde tra le forze del campo extra large e sono di merito sulle posizioni politiche. Ma, va aggiunto, i contrasti sono stati coltivati negli anni, e non si ricompongono nel breve tempo di una campagna elettorale locale.

Quindi quei 15 punti…

ROMA — Elly Schlein non demorde: «Divisi non si gioca nemmeno la partita» contro la destra. Ma la sconfitta abruzzese mostra le crepe del campo largo: indispensabile certo, ma con «varie linee di frattura al suo interno». Se il campo è extralarge poi, come è accaduto in Abruzzo, e va cioè dal M5Stelle ai centristi, la somma non è matematica. Si perdono pezzi: gli elettori grillini se ne stanno a casa, pur di non votare un candidato e un progetto moderati; i centristi di Carlo Calenda o di Matteo Renzi emigrano verso il centrodestra se il nome è proposto dai pentastellati.

Con dati alla mano e ricostruendo i flussi elettorali, l’Istituto Cattaneo mostra la foto dell’astensionismo che ha penalizzato il centrosinistra in Abruzzo. Le differenze sono profonde tra le forze del campo extra large e sono di merito sulle posizioni politiche. Ma, va aggiunto, i contrasti sono stati coltivati negli anni, e non si ricompongono nel breve tempo di una campagna elettorale locale.

Quindi quei 15 punti persi dal Movimento 5Stelle — che dalle regionali del 2019 quando ottenne il 22,4 passa oggi al 7% — sono il racconto di un disagio e del dilemma degli elettori grillini. L’Istituto Cattaneo dice due cose: da un lato è «strettamente necessario che la coalizione si allarghi, per evitare il ripetersi indefinito della asimmetria che ha moltiplicato la vittoria in seggi del centrodestra alle elezioni politiche del 2022». Dall’altro nel campo largo c’è una «reciproca ostilità, deliberatamente coltivata dai leader verso gli altri leader e simboli di partiti che oggi sono potenziali alleati». Inoltre la diversità sui vari temi di politica interna e internazionale è più profonda tra i partner del centrosinistra rispetto all’elettorato del centrodestra.

Sempre il Cattaneo rileva: le due componenti più volatili del centrosinistra sono rintracciabili negli elettori del M5S e tra gli elettori dell’area liberale e europeista (Azione, Iv, +Europa). Seguendo i numeri, «nel primo caso prevale, come del resto già in passato, la tendenza ad astenersi in occasione di elezioni locali. Nel secondo, la tendenza a ricollocarsi o a tornare verso il centrodestra, soprattutto quando, come nel caso abruzzese, i partiti dell’area liberale ed europeista sono alleati con il M5S».

Giuseppe Conte e il Movimento ne sono ben consapevoli. Stanno riflettendo proprio su questo, ammettendo il risultato modesto: «Quando entriamo in un campo in cui le nostre battaglie sono annacquate, paghiamo un prezzo. Non possiamo permetterci di fare scolorire la nostra identità». È questo il mantra delle ultime ore. Significa cambiare strategia? Per ora no. Oltretutto è chiaro anche ai grillini che le opposizioni divise si condannano all’irrilevanza. La segretaria dem, l’ha ribadito nell’intervista a Repubblica. Pero gli elettori democratici stanno premiando la linea di Schlein dell’unità. I risultati insomma danno ragione alla segretaria: il Pd è il primo partito in Sardegna e il primo del centrosinistra in Abruzzo.

Conte al contrario è consapevole del bivio in cui si trova. Ha ammonito, prima delle regionali, che bisognava procedere con «compagni affidabili». Si è ritrovato Calenda che gli tirava bordate un giorno sì e l’altro pure: lamentano i grillini. Nel Movimento si agitano interrogativi e molti sono i nodi da sciogliere. Le Regionali, le elezioni locali in generale, non premiano i 5Stelle, perché manca un forte radicamento: lo ha ammesso lo stesso Conte. I prossimi banchi di prova saranno la Basilicata e il Piemonte. Mentre per la Basilicata ci dovrebbe essere un candidato giallorosso, in Piemonte l’intesa è difficile e, forse, impossibile. La segretaria Schlein a proposito della necessità delle alleanze, chiosa: «Certo, uniti si vince. Si può anche perdere, ma io preferisco perdere con una coalizione unita».

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