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Marsilio, veleno sul centrosinistra: “Due mesi a zonzo con zio Bersani”

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Il presidente non fa sconti: “La calata dei ministri? Loro vengono qui da un anno e mezzo. A urne chiuse ho detto a Giorgia: vai a dormire tranquilla”
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L’AQUILA — Finalmente può parlare in romanesco: «Me fate quasi sentì importante...». A mezzogiorno spaccato, ecco Marco Marsilio, trionfante nel palazzone della Regione a L’Aquila appena riconquistata. Il fortino della destra è salvo: l’Abruzzo non ammaina la bandiera di FdI. «Il campo lungo ha battuto il campo largo», esordisce l’ex senatore del Prenestino, detto il “Lungo” nella cerchia di Colle Oppio, dove si è formato politicamente e dove ha conosciuto trent’anni fa Giorgia Meloni.

Per la festa abruzzese arriva da Roma pure Fabio Rampelli, il capo-Gabbiano che di Colle Oppio è stato l’animatore, anche se ora è in rotta con Meloni. E dalla Capitale si fa sentire Ignazio La Russa, che chiama Marsilio e poi gongola sulle agenzie: «Il cambio di vento si è dimostrato del tutto inesistente». Da 24 ore, i “Fratelli” tirano un sospiro di sollievo. E adesso la sensazione è questa: non fare prigionieri.

Marsilio è tipo dai modi spicci. Quindi nessuno si aspettava toni british, del…

L’AQUILA — Finalmente può parlare in romanesco: «Me fate quasi sentì importante...». A mezzogiorno spaccato, ecco Marco Marsilio, trionfante nel palazzone della Regione a L’Aquila appena riconquistata. Il fortino della destra è salvo: l’Abruzzo non ammaina la bandiera di FdI. «Il campo lungo ha battuto il campo largo», esordisce l’ex senatore del Prenestino, detto il “Lungo” nella cerchia di Colle Oppio, dove si è formato politicamente e dove ha conosciuto trent’anni fa Giorgia Meloni.

Per la festa abruzzese arriva da Roma pure Fabio Rampelli, il capo-Gabbiano che di Colle Oppio è stato l’animatore, anche se ora è in rotta con Meloni. E dalla Capitale si fa sentire Ignazio La Russa, che chiama Marsilio e poi gongola sulle agenzie: «Il cambio di vento si è dimostrato del tutto inesistente». Da 24 ore, i “Fratelli” tirano un sospiro di sollievo. E adesso la sensazione è questa: non fare prigionieri.

Marsilio è tipo dai modi spicci. Quindi nessuno si aspettava toni british, della serie: “Sarò il presidente di tutti, etc”. E infatti la conferenza stampa scivola via tra sortite aggressive e recriminazioni. Attacchi a Elly Schlein e Giuseppe Conte, «che sono andati a zonzo per l’Abruzzo da due mesi. Ma quale vento sardo». Schlein, dice Marsilio, «ha perso completamente la partita, ha fatto calare in massa tutte le vecchie glorie, da zio Bersani a nonno Vendola, non so chi altri potessero riesumare...». In realtà è stata soprattutto la destra a farsi largo in ogni angolo della regione con uno stuolo di ministri e sottosegretari a dispensare promesse stupefacenti. Ma, dice il governatore rieletto, «i ministri non hanno fatto la differenza: loro qui ci vengono da un anno e mezzo».

Con un dolcevita bianco, Marsilio adesso dice di non avere mai temuto una clamorosa disfatta. Ma è felice perché «l’Abruzzo ha fatto bene al governo». E all’amica Meloni. «Lo sapevo da subito che l’Abruzzo sarebbe stato un birillo nazionale», insomma una regione nel mirino. «È stato un derby totale, stravinto dal centrodestra». Meloni alla fine qui a l’Aquila non si fa vedere, ma non ce n’era bisogno, la vittoria politica è tutta sua. La premier manda un messaggio via social: «Non importa quanto un campo sia largo, quello che conta è quanto quel campo sia coeso».

Il governatore l’ha sentita domenica notte, dopo cena: «Aveva quel momento di ansia che tutti abbiamo quando aspettiamo gli exit poll», racconta ora che la nottata è passata. «Ma le ho detto: vai a letto tranquilla». Ieri l’ha chiamato anche Giuseppe Conte, per complimentarsi, come lo sfidante Luciano D’Amico. «Schlein non si è fatta sentire». In Abruzzo non c’è stato un effetto Sardegna, alla fine, ma Marsilio fa capire che la lezione di Cagliari la destra l’ha imparata: «Non bisogna litigare tra alleati».

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Archiviata la festa, ora il governatore-pendolare volerà a Bruxelles, dove domenica vedrà il Comitato delle Regioni del gruppo Ecr, i conservatori europei, di cui è presidente. Poi quattro giorni di vacanza all’estero. Mentre il suo «campo lungo», assicura, farà «morale» in tutta Italia. Almeno a destra.

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