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Schlein: “Non demordo, batteremo Meloni. Se restiamo uniti ce la giochiamo”

Intervista alla segretaria Pd: “Si vince con un progetto e candidature credibili. Ho sentito Conte, abbiamo tanto su cui lavorare”
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ROMA — Il giorno dopo la disfatta in Abruzzo, varchiamo il portone del Nazareno convinti di trovare la segretaria del Pd un po’ giù di morale, frustrata per una rimonta che credeva possibile e invece non c’è stata. Mai previsione fu più sbagliata. Elly Schlein ci accoglie con il sorriso: «Nonostante la sconfitta, c’è una gran bella notizia oggi», esclama, «in Europa è stato raggiunto l’accordo sui diritti dei lavoratori delle piattaforme, che è una battaglia della nostra famiglia socialista e di Nicolas Schmit, il commissario al Lavoro che è anche il candidato del Pse alla guida della Commissione Ue». Di ansie per il fallimento del campo progressista, neppure l’ombra. Anzi. «Io non demordo», sorride, «l’alleanza fra tutte le forze d’opposizione è un percorso avviato, sono sicura che ce la faremo».

Segretaria, sta provando a buttare la palla il tribuna?

«Tutt’altro. Guardi che il lavoro è una delle grandi questioni del nostro tempo: non a caso il Pse l’ha messo al centro del congr…

ROMA — Il giorno dopo la disfatta in Abruzzo, varchiamo il portone del Nazareno convinti di trovare la segretaria del Pd un po’ giù di morale, frustrata per una rimonta che credeva possibile e invece non c’è stata. Mai previsione fu più sbagliata. Elly Schlein ci accoglie con il sorriso: «Nonostante la sconfitta, c’è una gran bella notizia oggi», esclama, «in Europa è stato raggiunto l’accordo sui diritti dei lavoratori delle piattaforme, che è una battaglia della nostra famiglia socialista e di Nicolas Schmit, il commissario al Lavoro che è anche il candidato del Pse alla guida della Commissione Ue». Di ansie per il fallimento del campo progressista, neppure l’ombra. Anzi. «Io non demordo», sorride, «l’alleanza fra tutte le forze d’opposizione è un percorso avviato, sono sicura che ce la faremo».

Segretaria, sta provando a buttare la palla il tribuna?

«Tutt’altro. Guardi che il lavoro è una delle grandi questioni del nostro tempo: non a caso il Pse l’ha messo al centro del congresso appena tenuto a Roma e del programma per le Europee. Con questa direttiva si danno finalmente diritti a 30 milioni di persone che nei nostri Paesi non ne avevano alcuno. Con l’introduzione della presunzione di subordinazione si evitano i “falsi autonomi” e si garantiscono tutele — su malattia, ferie, maternità, assicurazione obbligatoria — alle tante e ai tanti che finora hanno pagato sulla loro pelle questa intollerabile forma di sfruttamento. Un gigantesco passo in avanti. Che si accompagna a quello, altrettanto sostanziale, sulla trasparenza e la supervisione umana degli algoritmi. Non sarà più possibile licenziare via whatsapp. Davvero due bellissime vittorie».

Lei perde in Abruzzo e parla di vittoria a Bruxelles?

«Sono sempre stata convinta che ai cittadini — a qualunque latitudine — interessino le cose concrete, in grado di offrire risposte ai loro bisogni. Ed è su queste che, anche qui in Italia, riusciremo a costruire l’alternativa alle destre, in vista delle prossime scadenze elettorali: una coalizione che si confronta e si unisce attorno a un progetto comune e a candidature credibili, diventando competitiva ovunque. Insieme abbiamo fatto diverse battaglie e altre sono in cantiere: sul salario minimo rilanceremo con una legge di iniziativa popolare lo stesso testo che la maggioranza ha bocciato in Parlamento; sul congedo paritario per aumentare l’occupazione femminile; sull’abolizione degli stage gratuiti. Noi lottiamo per restituire diritti e per le giovani generazioni, Meloni e soci per favorire lobby e clientele».

Visto che per lei l’Europa è decisiva, ha deciso di candidarsi?

«Sulle liste non abbiamo ancora novità, stiamo lavorando alla costruzione della proposta, attraverso l’ascolto della società».

Intanto nell’ultimo duello fra lei e la premier, ha vinto la premier.

«È chiaro che in Abruzzo siamo stati sconfitti: ha prevalso Marsilio, a cui vanno i miei auguri di buon lavoro. Ma qualche mese fa nessuno poteva immaginare che quella regione, dove peraltro Meloni si è candidata, fosse contendibile: il governatore uscente era dato 20 punti avanti e noi, mettendo insieme le nostre forze su un progetto per il territorio e un profilo autorevole come Luciano d’Amico, abbiamo più che dimezzato lo scarto. Certo non basta, ma la strada è tracciata. Dimostra che ci siamo giocati la partita, divisi non sarebbe accaduto. Il dibattito per una volta è che il centrosinistra ha perso perché ha preso meno voti, non perché si è spaccato. Ci indica la direzione, spronandoci a insistere».

Dopo la batosta, ha sentito Conte? Cosa vi siete detti?

«Proprio oggi pomeriggio, abbiamo tanto su cui lavorare. L’ho detto e ripetuto: noi siamo testardamente unitari. È la linea sulla quale il Pd ha raddoppiato i voti rispetto all’11% delle precedenti regionali abruzzesi, recuperando quasi 4 punti sulle politiche di un anno e mezzo fa».

Il M5S però è crollato al 7, non vi preoccupa la frana del vostro principale alleato?

«Il Movimento ha sempre avuto risultati diversi a seconda del tipo di elezione, succede. Dopodiché credo che allearsi sia una necessità perché nessuno di noi è autosufficiente. E spero che tale consapevolezza sia sempre più condivisa. Noi continueremo a seminare sapendo che è un lavoro di costruzione paziente. Non smarriamo la speranza e la determinazione, pronti a rilanciare in vista delle Europee e delle prossime regionali e amministrative».

Sta dicendo che il campo extralarge è replicabile, oltre che in Basilicata e Piemonte, anche a livello nazionale?

«Io penso che ogni tornata abbia una sua specificità, che varia anche a seconda della scala. Ha ragione Prodi: servono tanti contadini per arare il campo, dobbiamo puntare a una coalizione ampia e soprattutto coerente, in grado di fissare priorità comuni sui temi. Si può fare in altri territori e su altre scale. Ribadisco: uniti ce la giochiamo, divisi no».

Calenda ha già detto che per lui il campo largo non esiste.

«A me le etichette non sono mai piaciute. Alla gente interessa se siamo in grado, o no, di offrire un’alternativa progressista alla destra. Abbiamo vinto in Sardegna, purtroppo perso in Abruzzo, ma non demordiamo: la strada è giusta».

Quindi c’è spazio per tutti, anche per il centro di Renzi, oltre che per Azione e +Europa?

«Noi ci rivolgiamo a tutte le forze che si oppongono al governo Meloni: è un fatto matematico, prima ancora che politico. Con la politica abbiamo dimostrato che si può stare insieme, adottando un metodo. Continuiamo così e ci saranno delle sorprese».

Esiste però un rischio: riuscire a vincere, ma non a governare a causa delle diversità di vedute.

«Se ti sei messo d’accordo prima sulle priorità, puoi governare e pure bene. L’avremmo fatto in Abruzzo se avessimo vinto, lo facciamo a Foggia, lo faremo in Sardegna. L’importante è la coerenza del messaggio: il seme sul quale far germogliare la coalizione di centrosinistra».

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