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Stallo in Basilicata, Speranza si sfila. E su Chiorazzo resta il veto di Conte

L’ex ministro: “Non mi candido”. Il suo nome avrebbe unito il campo largo. L’imprenditore: “Siamo dialogando”
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Confidavano tutti in Roberto Speranza. I leader di Pd, dei 5Stelle e dell’Alleanza Verdi Sinistra hanno profuso ieri tutte le loro energie per convincerlo ad accettare di fare il candidato presidente della Regione. Ma lui in serata li ha gelati: «Non cambio idea: non mi candido». Solo il suo nome avrebbe unito tutti. Non quello di Angelo Chiorazzo, l’imprenditore del terzo settore che da diversi giorni sta intessendo un dialogo fitto con Elly Schlein. «Per me uniti si vince o si perde ma divisi non si gioca nemmeno la partita», dice la segretaria nazionale del Pd — e soprattutto con Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle: «L’ho sentito mezz’ora fa», ha detto ieri Chiorazzo intervistato per Metropolis, sul sito di Repubblica.

«Stiamo dialogando: io sono un cooperatore, inclusivo per natura», ha aggiunto, alludendo al suo piccolo impero non-profit per il quale lavorano duemilacinquencento operatori dell’accoglienza. Ma a non voler accogliere lui sono i pentastellati, che gli hann…

Confidavano tutti in Roberto Speranza. I leader di Pd, dei 5Stelle e dell’Alleanza Verdi Sinistra hanno profuso ieri tutte le loro energie per convincerlo ad accettare di fare il candidato presidente della Regione. Ma lui in serata li ha gelati: «Non cambio idea: non mi candido». Solo il suo nome avrebbe unito tutti. Non quello di Angelo Chiorazzo, l’imprenditore del terzo settore che da diversi giorni sta intessendo un dialogo fitto con Elly Schlein. «Per me uniti si vince o si perde ma divisi non si gioca nemmeno la partita», dice la segretaria nazionale del Pd — e soprattutto con Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle: «L’ho sentito mezz’ora fa», ha detto ieri Chiorazzo intervistato per Metropolis, sul sito di Repubblica.

«Stiamo dialogando: io sono un cooperatore, inclusivo per natura», ha aggiunto, alludendo al suo piccolo impero non-profit per il quale lavorano duemilacinquencento operatori dell’accoglienza. Ma a non voler accogliere lui sono i pentastellati, che gli hanno opposto un veto che appare ancora insormontabile. E anche le altre figure del suo entourage sono cadute come birilli nel tavolo delle trattative. Come Nicola Valluzzi, sindaco di Castelmezzano, il Comune delle Dolomiti lucane da cui gli appassionati degli sport estremi si lanciano con il volo dell’angelo. O come Lindo Monaco, presidente di un “parco culturale ecclesiale” nel Materano e coordinatore diocesano del Rinnovamento nello Spirito. Un super-entusiasta della creatura civica fondata da Chiorazzo, Basilicata Casa Comune: «Il nostro movimento nasce dal basso e si ispira a papa Francesco. Vuole riportare la partecipazione nel mondo della politica, per essere generativa nella società e sconfiggere la disaffezione verso il voto. Siamo presenti già anche in Umbria e presto lo saremo nelle Marche e in Puglia. Augurandoci di diventare presto Casa comune Italia».

Lo stesso Chiorazzo, che in Basilicata riempie gli auditori, parla con toni ispirati: «Siamo una delle regioni più ricche d’Europa, abbiamo petrolio e acqua in grandi quantità. Ma negli ultimi anni, con l’attuale presidente Vito Bardi, siamo scesi agli ultimi posti in Italia nella sanità. E viviamo il dramma di una regione che ha perso 30mila giovani in pochi anni». Cavalca la battaglia contro l’autonomia differenziata: «L’unico presidente meridionale che l’ha sostenuta, senza passare dal consiglio, è proprio Bari. Una macchia. Ma il Sud non ha bisogno di essere aiutato dal Nord, ha la propria dignità, è il Sud che sta aiutando il Nord». E lancia uno slogan identitario: «Siamo testardamente lucani». Gli uomini di Conte, però, sono altrettanto testardi nel dirgli di no. Anche se in serata l’ex presidente della Camera Roberto Fico apre un timido spiraglio: «Quello che è stato fatto in Sardegna con Alessandra Todde è la stessa cosa che dobbiamo fare nelle altre regioni e lavoreremo fino all’ultimo anche in Basilicata per provare a trovare un accordo positivo».

Nel caos lucano il prossimo settimana piomba Carlo Calenda. Il leader di Azione ha un suo candidato, Marcello Pittella, già governatore e fratello di Gianni ex europarlamentare socialista. Calenda ha concesso un’apertura di credito nei confronti di Bardi — «è un moderato perbene» — ma i suoi giurano: «Non è un endorsement».

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