Da Nordio e Crosetto a De Benedetti: tutti all’Antimafia a parlare di dossier
di Giuliano Foschini e Fabio TonacciROMA — Parlategli dei dossieraggi. A giudicare dalle dichiarazioni che gli esponenti di governo, Salvini in primis, continuano a rilasciare sull’indagine di Perugia, e ancor più dalla lenzuolata di convocazioni messe in calendario dalla Commissione parlamentare Antimafia (dai vertici delle forze dell’ordine ai giornalisti), il centrodestra sta seguendo una precisa strategia mediatica: parlare di dossieraggi. Di spionaggio ai danni dei loro politici e, dunque, di “mandanti”. In altre parole: tenere le presunte scorribande nei database del finanziere Pasquale Striano all’ordine del giorno, producendo rumore di fondo che vorrebbe anestetizzare gli scandali scoperti negli anni dalla stampa e incolpare l’opposizione.
Solo in quest’ottica acquista un senso la lista di 50 e più nomi che i parlamentari hanno deciso di convocare alla Commissione Antimafia, dove, non più tardi di una settimana fa, erano stati sentiti il procuratore della Direzione nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procu…
ROMA — Parlategli dei dossieraggi. A giudicare dalle dichiarazioni che gli esponenti di governo, Salvini in primis, continuano a rilasciare sull’indagine di Perugia, e ancor più dalla lenzuolata di convocazioni messe in calendario dalla Commissione parlamentare Antimafia (dai vertici delle forze dell’ordine ai giornalisti), il centrodestra sta seguendo una precisa strategia mediatica: parlare di dossieraggi. Di spionaggio ai danni dei loro politici e, dunque, di “mandanti”. In altre parole: tenere le presunte scorribande nei database del finanziere Pasquale Striano all’ordine del giorno, producendo rumore di fondo che vorrebbe anestetizzare gli scandali scoperti negli anni dalla stampa e incolpare l’opposizione.
Solo in quest’ottica acquista un senso la lista di 50 e più nomi che i parlamentari hanno deciso di convocare alla Commissione Antimafia, dove, non più tardi di una settimana fa, erano stati sentiti il procuratore della Direzione nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, titolare dell’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati interrogate inserendo i nominativi dei potenti e dei vip. La richiesta di essere ascoltati era arrivata dai due magistrati, preoccupati, appunto, dal rischio di strumentalizzazione.
Ora sono stati chiamati un po’ tutti, si farebbe prima a dire chi non hanno chiamato. Sfileranno davanti alla Commissione il comandante della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro, il direttore della Dia Michele Carbone e il direttore dell’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia Enzo Serata. La loro audizione, decisa dall’ufficio della presidente Chiara Colosimo sentiti i gruppi, è stata calendarizzata. Ma nell’elenco, senza ancora una data, ci sono anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello della Difesa Guido Crosetto, dal cui esposto due anni fa è nata l’indagine sulla fuga di notizie, finita a Perugia per il coinvolgimento del pm Antonio Laudiati. E ancora: saranno ascoltati non meglio precisati rappresentanti della procura di Roma, dell’Ordine dei Giornalisti, della Federazione nazionale della stampa, del Garante Privacy e di Sogei, la società di informatica controllata dall’Economia.
Nella lista figurano anche Emiliano Fittipaldi e Carlo De Benedetti, il direttore e l’editore del Domani, il quotidiano che ha pubblicato molti dei documenti di natura finanziaria su politici e uomini di governo, secondo gli inquirenti frutto delle ricerche illegali di Striano. Tre giornalisti del Domani sono indagati: la Lega voleva convocare anche loro, insieme con gli altri indagati, ma Colosimo ha deciso che, a fascicolo aperto, era davvero troppo.
Cosa la Commissione Antimafia si aspetta da queste audizioni non si capisce, anche perché nessuno dei convocati ha conoscenza diretta delle indagini in corso. Né potrebbero violare il segreto istruttorio. Sembra piuttosto un modo per riesumare informalmente la commissione d’inchiesta sul caso Striano, voluta da Nordio ma bocciata da Giorgia Meloni. «Lasciamo lavorare la Commissione Antimafia, poi vedremo se servono altri strumenti», è la linea della premier. La sfilata di personalità e vertici di apparati un effetto lo avrà in ogni caso: si parlerà ancora, per tanto, di «dossieraggi ai danni del centro-destra».