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Il derby delle convention che divide le destre italiane. La contesa delle due Le Pen

Marin Le Pen e Marion Marechal 
Il capo leghista chiama di nuovo a raccolta in Italia gli estremisti di Id
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ROMA — Rieccolo, il derby delle destre. Ricomposti a fatica i dissidi legati alle Regionali, grazie alla provvidenziale vittoria in Abruzzo, FdI e Lega si confrontano con due convention quasi contemporanee. Ciascuna forza con i propri alleati europei, con palchi allestiti a pochi chilometri uno dall’altro. Ed è una curiosissima sfida all’interno della famiglia Le Pen.

Comincerà la Lega, il 23 marzo, con una manifestazione che ricalcherà – così si apprende da fonti del Carroccio – lo schema di Firenze: con Matteo Salvini i rappresentanti di Id, a partire dal Rassemblement National di Marine Le Pen, i tedeschi di Alternative fur Deutschland, l’Fpo ustriaco, i fiamminghi del Vlaams Belang, i conservatori estoni, il partito popolare danese, Libertà e democrazia diretta del ceco Tomio Okamura, e il Partito per la libertà dell’olandese Geerts Wilders. Insomma, il gotha dell’ultradestra riunito negli Studios sulla Tiburtina. Anche se i dettagli dell’iniziativa non si conoscono. Probabilmente…

ROMA — Rieccolo, il derby delle destre. Ricomposti a fatica i dissidi legati alle Regionali, grazie alla provvidenziale vittoria in Abruzzo, FdI e Lega si confrontano con due convention quasi contemporanee. Ciascuna forza con i propri alleati europei, con palchi allestiti a pochi chilometri uno dall’altro. Ed è una curiosissima sfida all’interno della famiglia Le Pen.

Comincerà la Lega, il 23 marzo, con una manifestazione che ricalcherà – così si apprende da fonti del Carroccio – lo schema di Firenze: con Matteo Salvini i rappresentanti di Id, a partire dal Rassemblement National di Marine Le Pen, i tedeschi di Alternative fur Deutschland, l’Fpo ustriaco, i fiamminghi del Vlaams Belang, i conservatori estoni, il partito popolare danese, Libertà e democrazia diretta del ceco Tomio Okamura, e il Partito per la libertà dell’olandese Geerts Wilders. Insomma, il gotha dell’ultradestra riunito negli Studios sulla Tiburtina. Anche se i dettagli dell’iniziativa non si conoscono. Probabilmente non ci sarà Marine Le Pen, che era stata l’ospite d’onore sul pratone di Pontida a settembre. Ma poco cambia, nella sostanza delle cose.

Il raduno della Lega e dei suoi fratelli d’Oltralpe si svolgerà all’indomani della conclusione di un altro evento: a Subiaco, paese in provincia di Roma che ospitò in eremitaggio il patrono d’Europa San Benedetto (e per inciso il luogo matìo del ministro Francesco Lollobrigida), accoglierà la convention di FdI e del gruppo dei Conservatori europei. Fra i nuovi ingressi, anche il partito francese Reconquête!, che è guidato da Marion Maréchal Le Pen, da tempo non più in buoni rapporti con la zia Marine. La plastica rappresentazione di una competizione, fra Meloni e Salvini, per racimolare voti a destra. Lo sbarco di Reconquête! fra i Conservatori ha acceso un dibattito fra gli stessi esponenti di FdI, perché renderebbe più difficile un’intesa con popolari e liberali. Ma il dado è tratto. Nicola Procaccini, capogruppo di Ecr nel Parlamento europeo, domenica è stato ospite del comizio di apertura della campagna elettorale del partito francese, che ha visto sul palco Marechal ed Eric Zemmour: «La scelta – dice Procaccini a Le Point - è della nostra presidente, Giorgia Meloni. Penso che con Reconquête! condividiamo l’essenziale: la difesa della nostra identità culturale e religiosa. Marion Maréchal – dice Procaccini - è intelligente e coraggiosa, sarà una forte alleata nel Parlamento europeo». Con Repubblica, il presidente del gruppo di Ecr allarga il concetto: «Al momento, l’unico ingresso è quello del deputato Nicola Bay che sarà pure a Subiaco - afferma Procaccini - non c’è stata un’adesione ufficiale di di Reconquête! ai Conservatori. Ma non rinnego il senso politico dell’operazione: la destra di Marion Maréchal è una destra moderata, non estremista, che si colloca fra i Républicains e il Rassemblemnt national. Insomma, in linea con i nostri principi. Non c’è da scomporsi». Schermaglie tattiche, in vista dell’inedito derby di una maggioranza divisa sul terreno europeo.

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