Toghe | Carlo Nordio, il nuovo protagonista di ‘Caccia al ladro’, che “ruba” ma non si pente come Cary Grant
di Liana MilellaVe lo ricordate lo stupendo Cary Grant in Caccia al ladro? Seducente da morire... John Robie il “Gatto”. Ex ladro convertito alla legalità. Giusto il sentiero inverso rispetto a quello di Carlo Nordio, dalla legalità “all’appropriazione indebita”. Il “Gatto” rubava gioielli. Ma era tornato sulla retta via. Nordio si appropria di progetti di legge altrui. Cos’altro hanno in comune? Una donna bionda. Cary Grant aveva Grace Kelly. Carlo Nordio la “zarina” Giusi Bartolozzi che corre per diventare capo di gabinetto. E dovrebbe farcela, anche se Alfredo Mantovano, il consigliere principe sulla giustizia di Giorgia Meloni, vorrebbe lì uno della sua corrente, Antonio Mura per esempio. Qualcuno azzarda Claudio Galoppi, ma pare improbabile. Non sarebbe un commissariamento, come qualcuno ipotizza, visto che Nordio ha sempre strizzato l’occhio proprio a Magistratura indipendente, e Mura è stato la sua prima scelta per un settore strategico in via Arenula come l’ufficio legislativo. E Galoppi l’ha…
Ve lo ricordate lo stupendo Cary Grant in Caccia al ladro? Seducente da morire... John Robie il “Gatto”. Ex ladro convertito alla legalità. Giusto il sentiero inverso rispetto a quello di Carlo Nordio, dalla legalità “all’appropriazione indebita”. Il “Gatto” rubava gioielli. Ma era tornato sulla retta via. Nordio si appropria di progetti di legge altrui. Cos’altro hanno in comune? Una donna bionda. Cary Grant aveva Grace Kelly. Carlo Nordio la “zarina” Giusi Bartolozzi che corre per diventare capo di gabinetto. E dovrebbe farcela, anche se Alfredo Mantovano, il consigliere principe sulla giustizia di Giorgia Meloni, vorrebbe lì uno della sua corrente, Antonio Mura per esempio. Qualcuno azzarda Claudio Galoppi, ma pare improbabile. Non sarebbe un commissariamento, come qualcuno ipotizza, visto che Nordio ha sempre strizzato l’occhio proprio a Magistratura indipendente, e Mura è stato la sua prima scelta per un settore strategico in via Arenula come l’ufficio legislativo. E Galoppi l’ha nominato presidente della commissione che ha fatto le pulci alle riforme Cartabia.
Ma torniamo al capitolo del ladro. I sospetti ci sono. Gli accusatori pure. E non mancano neppure le “evidenze”. Non si offenda Nordio. La pièce del ladro è benevola, giusto per chiudere in bellezza questa settimana. Quella che segna il terzo “furto” della sua storia da Guardasigilli. Che manda su tutte le furie un suo ex fan, Enrico Costa di Azione. Costa il Garantista – diamogli quest’appellativo come si faceva con gli imperatori romani – così brutalmente non lo accuserebbe, la parola “ladro” non l’userebbe mai. Eppure quante lamentele e quanti tweet si possono raccogliere provenienti dalla sua penna per questo Nordio che mette le mani prima sull’abuso d’ufficio, poi sulla prescrizione, e infine sulla separazione delle carriere? Tutti progetti lanciati da Costa e dal forzista Pietro Pittalis. Disegni di legge che potevano già essere legge, lamentano i due. E pure da un pezzo. Invece Nordio ci ha messo gli artigli sopra, forse quelli dei suoi gattoni Rufus e Romeo Leonetto, i cui nobili nomi figurano anche nel suo curriculum ufficiale sul sito del ministero della Giustizia (leggere per credere…).
E invece cos’è accaduto? Proprio quello che ha appena fatto impazzire Costa e Pittalis, ma anche Faraone di Italia viva, e tanti altri nella maggioranza. Perché la mano di Nordio, quando si posa su un progetto di legge, produce immediatamente lentezza. E “per fortuna”, direbbe il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia a nome delle toghe italiane. Sì, davvero “chapeau”. Tant’è che l’abuso d’ufficio, unico disegno di legge di Nordio, è ancora in Parlamento a un anno dalla sua gestazione. Varato a palazzo Chigi a giugno 2023, quando la Camera aveva già finito le audizioni e poteva passare al voto. Abolizione sciagurata, quindi meglio così. Con la prescrizione è andata nello stesso modo. Accordo fatto alla Camera. Arriva Nordio, e ci mette il cappello. Non solo i tempi slittano, ma s’infuriano le toghe delle Corti d’Appello.
Adesso siamo all’ultimo atto. Su cui sprizza veleno Costa in combine con Pittalis. Perché la separazione delle carriere – anche qui ci vuole un “purtroppo” se si sta dalla parte dei giudici – era già giunta alla Camera allo stadio del testo base. Pronta per essere votata dalla commissione Affari costituzionali, che per giunta vede al vertice il forzista Nazario Pagano. C’era già l’aula per il 25 marzo. Arriva Nordio e si piglia il dossier. Si bloccano sia il testo base che l’aula. Stavolta, bisogna dirlo, complice la Meloni che finge di dare a Forza Italia quello che in realtà già possiede, e cioè proprio la separazione delle carriere. Che ora invece dovrà condividere con la leghista Giulia Bongiorno.
Per fortuna che Nordio c’è. Con i suoi tempi biblici. Le sue citazioni latine che addormentano qualsiasi platea. Quand’era pubblico ministero i suoi colleghi non lo amavano affatto. Adesso che è ministro lo accusano di essersi concesso alla politica tradendo quei quarant’anni di mestiere che proprio Nordio cita a ogni piè sospinto. Ma alla fin fine, visto che adesso fa il “ladro” (dell’abuso d’ufficio, della prescrizione, della separazione delle carriere), le toghe si augurano che i suoi ritmi lenti magari alla fine trasformino tutto in un flop.