Nel centrodestra 4 elettori su 10 ora chiedono posizioni “più moderate”
di Antonio NotoQuattro elettori del centrodestra su 10 chiedono ai propri partiti di avere posizioni più moderate. Questo è quanto emerso da un’indagine effettuata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica sui sostenitori della maggioranza di governo. Esiste un elettorato moderato e non ha un peso irrilevante all’interno della base del centrodestra. Per la precisione il 30% di chi ha votato FdI alle Politiche del 2022, così come il 61% di chi scelse gli azzurri ed il 43% dei leghisti vorrebbero che i propri partiti avessero posizioni più moderate. Non solo. Il 27% dei simpatizzanti centrodestra si definisce “moderato” e non di destra. Il partito guidato da Antonio Tajani si conferma come il maggiore contenitore di questo elettorato. Per esempio, pensando alla politica estera, in FI la maggioranza si dichiara esplicitamente filoatlantica (52%), mentre sia tra i votanti FdI (44%) che tra quelli della Lega (43%) prevale una posizione più critica nei confronti dell’Alleanza Atlantica. Rispe…
Quattro elettori del centrodestra su 10 chiedono ai propri partiti di avere posizioni più moderate. Questo è quanto emerso da un’indagine effettuata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica sui sostenitori della maggioranza di governo. Esiste un elettorato moderato e non ha un peso irrilevante all’interno della base del centrodestra. Per la precisione il 30% di chi ha votato FdI alle Politiche del 2022, così come il 61% di chi scelse gli azzurri ed il 43% dei leghisti vorrebbero che i propri partiti avessero posizioni più moderate. Non solo. Il 27% dei simpatizzanti centrodestra si definisce “moderato” e non di destra. Il partito guidato da Antonio Tajani si conferma come il maggiore contenitore di questo elettorato. Per esempio, pensando alla politica estera, in FI la maggioranza si dichiara esplicitamente filoatlantica (52%), mentre sia tra i votanti FdI (44%) che tra quelli della Lega (43%) prevale una posizione più critica nei confronti dell’Alleanza Atlantica. Rispetto all’Unione Europea le differenze si acuiscono e questo non è irrilevante con l’avvicinarsi del voto del prossimo 8-9 giugno. Se infatti il 55% di Forza Italia è apertamente filoeuropeo, in Fratelli d’Italia il 57% è critico, nonostante la posizione europeista della presidente Meloni, e nella Lega il dissenso è condiviso dal 65%.
Tornando alla politica nazionale è interessante notare che sono proprio gli elettori FI a chiedere fortemente al partito di avere posizioni più moderate (61%). Però, e questo è il punto più rilevante, questa sensibilità, pur ridotta, esiste anche fra gli alleati, sono il 30% dei sostenitori di Meloni ed il 43% di Salvini. Posizioni meno estreme sono anche richieste sui temi dell’immigrazione (oltre il 30% complessivamente, su cui pesa il 57% di FI) e sui temi sociali (il 49% dei tre partiti, con una percentuale maggiore, 64%, in FI). Comunque sia, un elettore su 4 fra chi votò centrodestra alle politiche si ritiene oggi insoddisfatto, e nella Lega la contrarietà coinvolge il 38%. A tal proposito è interessante notare che il 31% dei votanti Lega ritiene che non siano stati mantenuti gli impegni. Inoltre tra chi ha scelto alle politiche uno dei partiti di maggioranza, il 74% ha dichiarato di essere stato più attratto dalla credibilità del leader del partito che non dalla collocazione ideologica. Questo comportamento ha fatto in modo, per esempio, che FdI abbia conquistato il 26% in quanto la leader Meloni riuscì ad attrarre anche parte dell’elettorato moderato. Infatti solo l’8% di chi espresse il consenso alla lista si dichiara di destra, la rimanente parte non ha un’ideologia precisa. Pertanto oggi il 13% di chi scelse uno dei partiti del centrodestra nel 2022 stima di non riconfermare il voto, e tra questi la quota maggiore (23%) scelse la Lega.
Nel complesso gli insoddisfatti di centrodestra come voterebbero oggi? Dall’analisi dei flussi si evince che rimarrebbero nel campo della coalizione, cambiando casacca. In particolare, il 39% di chi preferì la Lega voterebbe il partito di Meloni, così come il 57% di FI. Ma c’è anche un flusso inverso. Gli scontenti di Fratelli d’Italia, infatti, si dividerebbero fra Forza Italia (24%) e Lega (20%). Questo è un dato molto importante che spiega quanto l’opposizione non sia stata in grado di calamitare il voto degli elettori moderati ed insoddisfatti che alle Politiche scelsero il centrodestra, pur in presenza di una quota consistente che è valutabile in totale intorno al 5-6%. Bisogna comunque fare attenzione a non ritenere che l’essere moderato sia di per sé un unico motivo per cambiare partito. Questo perché la formazione del consenso prende in considerazione più variabili, il posizionamento ideologico è una di queste ma poi ha molta importanza sia l’offerta dei partiti concorrenti, sia la capacità del leader di poter costruire un legame sentimentale con l’elettorato fluttuante (sempre maggiore in Italia). Pertanto utilizzando un linguaggio di marketing politico si potrebbe affermare che la domanda c’è ma non è ancora presente un’offerta adeguata in grado di attrarre i “moderati insoddisfatti” del centrodestra.