Blangiardo: “Lascio l’Istat, pazienza. In fondo ho un’età, ora farò il sindaco”
di Maria Novella De LucaROMA — «Deluso? Ma no. Ci volevano i due terzi dei voti in Parlamento e nessuno dell’opposizione ha votato per me. Pazienza, me ne vado a fare il sindaco del mio paese, Meina, sul lago Maggiore. Un posto bellissimo sa, vita tranquilla, duemila abitanti, più o meno il numero dei dipendenti dell’Istat». Se è deluso – e probabilmente lo è – il professor Giancarlo Blangiardo, demografo, classe 1948, ormai definitivamente ex presidente dell’Istat, non lo dà a vedere. Eppure è noto quanto la Lega, che fortissimamente lo aveva voluto a capo dell’Istituto di Statistica fin dal primo governo Conte nel 2018, avesse fatto le barricate per ottenere un suo nuovo mandato ponendo il nome di Blangiardo come condizione agli alleati di governo. Tanto che, proprio per favorirne il ritorno all’Istituto, la maggioranza aveva cercato più volte - fino a riuscirci - di approvare una norma ad hoc per affidare incarichi di vertice retribuiti a personale delle pubblica amministrazione in pensione, in contrasto …
ROMA — «Deluso? Ma no. Ci volevano i due terzi dei voti in Parlamento e nessuno dell’opposizione ha votato per me. Pazienza, me ne vado a fare il sindaco del mio paese, Meina, sul lago Maggiore. Un posto bellissimo sa, vita tranquilla, duemila abitanti, più o meno il numero dei dipendenti dell’Istat». Se è deluso – e probabilmente lo è – il professor Giancarlo Blangiardo, demografo, classe 1948, ormai definitivamente ex presidente dell’Istat, non lo dà a vedere. Eppure è noto quanto la Lega, che fortissimamente lo aveva voluto a capo dell’Istituto di Statistica fin dal primo governo Conte nel 2018, avesse fatto le barricate per ottenere un suo nuovo mandato ponendo il nome di Blangiardo come condizione agli alleati di governo. Tanto che, proprio per favorirne il ritorno all’Istituto, la maggioranza aveva cercato più volte - fino a riuscirci - di approvare una norma ad hoc per affidare incarichi di vertice retribuiti a personale delle pubblica amministrazione in pensione, in contrasto con la legge Madia che ne prevede invece la gratuità.
Niente da fare. Dopo un anno di stallo, senza che mai il professore della Bicocca, ormai in pensione, di posizioni ultraconservatrici e assai gradito ai Pro-life, riuscisse ad avere quella manciata di voti dell’opposizione che avrebbero garantito la sua rielezione, il governo ha ritirato la candidatura di Blangiardo. Anzi il Dipartimento della Funzione Pubblica ha avviato la procedura per nuove candidature, alle quali però potranno partecipare soltanto professori ordinari di materie statistiche, in carica e non in pensione.
Il professor Blangiardo comunque sembra averla presa con filosofia. «In fondo ho un’età, va bene anche cambiare. Io credo di aver svolto il mio lavoro di presidente dell’Istat in modo super partes, anche se rivendico di poter esprimere le mie posizioni su certi temi come privato cittadino. E ci sono argomenti che non sono né di destra né di sinistra: possiamo forse dire che il dramma della natalità riguardi una parte o l’altra? Riguarda il futuro dell’Italia». Vero però che nel 2019, travolto dalle polemiche, dovette rinunciare a partecipare alla Festa delle famiglie di Verona organizzata dai gruppi oltranzisti cattolici di Provita, summit non proprio super partes, al quale aveva annunciato la sua presenza. Così come Blangiardo non ha mai fatto mistero della sua critica all’enfasi sulle unioni civili. «Riguardano 27mila persone in Italia, ma se ne parla talmente tanto che si finisce con il dare un’idea falsata di ciò che è realmente la famiglia».
Rispetto all’evidenza, cioè che la maggioranza dopo un anno di stallo ha di fatto deciso di “soprassedere” sulla sua candidatura, sostanzialmente di mollarlo, Blangiardo è diplomatico. «No, non mi sento mollato. Anzi la cosa singolare è che durante le audizioni nessuno, dall’opposizione, ha mosso la minima obiezione al mio operato come presidente dell’Istituto di statistica. Per cinque anni sono stato al servizio del Paese, posso anche ritirarmi. Mi candido a sindaco e farò il demografo. Sa cosa le dico? L’opposizione su di me ha posto un veto che si sintetizza citando Jannacci: Blangiardo? No tu no. Ma perché? Perché no».